A destra, è ora di premere reset

Claudio Cerasa

Non tocca palla. Non fa notizia. Non detta l’agenda. È isolata in Europa. È ostaggio di un branco di anti europeisti allo sbaraglio. E riesce a rendere la vita del governo più facile del previsto. Il mistero di un’opposizione rincitrullita: un grave problema per l’Italia

Non ne azzeccano una da tempo, non bucano lo schermo, non dettano più l’agenda, non trovano temi su cui puntare, non hanno più alleati fuori dall’Italia, non incidono in Parlamento, non riescono a costruire alleanze, non riescono a far polemica sugli sbarchi, si ritrovano ogni giorno a teorizzare tesi non troppo distanti da quelle del generale Pappalardo, non riescono a evitare che si parli di loro solo quando si strafogano di cibo e più passa il tempo, più risultano essere fuori dal mondo e più viene naturale chiedersi cosa aspettano a guardarsi negli occhi e a premere con urgenza l’unico pulsante che potrebbe farli uscire dalla fase “e mo’ che famo” e riportarli alla realtà: reset.

 

Per la smarrita opposizione italiana – il cui leader di riferimento ieri in Senato si è reso protagonista di una scena epica, quando, applaudito fragorosamente dai suoi senatori, ha detto testualmente che “i porti aperti hanno salvato vite mentre i porti chiusi hanno condannato a morte migliaia di persone” – la necessità di premere quel pulsante si è venuta nuovamente a manifestare ieri mattina, nel momento in cui i volti dell’alternativa alla maggioranza di governo si sono ritrovati come non mai ostaggio delle proprie formidabili contraddizioni.

  

La storia forse la conoscete. Ieri mattina, poco prima che il presidente del Consiglio intervenisse in Aula per riferire al Parlamento in vista del Consiglio europeo informale di venerdì, il partito di Giorgia Meloni ha scelto di non presentarsi alla Camera durante il dibattito parlamentare. Della scelta di Meloni, il resto dell’opposizione non era stata informata e così, una volta visti i banchi vuoti di Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega si sono ritrovati in una condizione che l’opposizione ha spesso sperimentato in questi mesi: e mo’ che famo? Il mo’ che famo è stato brillantemente, si fa per dire, risolto dalla Lega, che è uscita dall’Aula subito dopo l’intervento del suo capogruppo. La scelta della Lega e di Fratelli d’Italia – con i primi che rincorrono i secondi pur sapendo che il rincorrere i primi finora non ha dato buoni risultati: in un anno il partito di Salvini ha perso il 12 per cento dei consensi – non è stata però apprezzata dall’altro partito del centrodestra, ovvero Forza Italia, i cui deputati sono rimasti in Aula, hanno partecipato al dibattito e sono stati persino applauditi dai deputati di Leu.

  

  

Basterebbe questa piccola fotografia per farsi un’idea della confusione di un’opposizione rassegnata ormai all’idea di poter far parlare di sé solo quando riesce a sparire dalla circolazione. Ma ciò che in realtà più colpisce e che forse meglio inquadra la difficile condizione in cui si trovano le alternative al governo rossogiallo – e solo un’opposizione rincitrullita come quella italiana poteva far sì che una pazza maggioranza come quella oggi al governo potesse essere l’unica alternativa presente in Parlamento – è la ragione dell’incredibile sceneggiata registrata ieri alla Camera, che dà la misura di quanto il sovranismo possa essere in estrema difficoltà. Da più di un anno, l’opposizione, stregata dai pifferai magici del sovranismo leghista, ha scelto di trasformare nella battaglia della vita la battaglia contro il Mes.

  

E la ragione per cui Fratelli d’Italia prima e la Lega poi sono usciti dall’Aula ha a che fare con l’indignazione contro il governo, che non ha permesso, nel corso dell’informativa, di presentare ordini del giorno da votare. Fratelli d’Italia e Lega avrebbero voluto “smascherare” l’inganno di un governo che avrebbe già deciso sul Mes. Ma più passano le ore e più risulta evidente che la linea dell’opposizione – oltre a essere incomprensibile e anche inspiegabile – a oggi suona più o meno così: noi vogliamo che l’Europa faccia di più, oh yes, ma quando l’Europa fa di più e offre all’Italia soldi senza condizionalità a un tasso di interesse minore di quello di mercato noi diciamo che tutto questo ci fa schifo, che è orrendo, che è inaccettabile e che è decisamente meglio prendere soldi in un altro modo anche a costo di pagarli di più (il tasso finale dei prestiti del Mes è dello 0,08 per cento a dieci anni e rapportato ai rendimenti che ha l’Italia per emettere titoli di stato a dieci anni il risultato è che all’Italia chiedere un prestito via Mes piuttosto che via Btp farebbe risparmiare circa 600 milioni di euro all’anno).

  

Tutto questo lo diciamo non con crassa soddisfazione o con cinico compiacimento. Ma lo diciamo con un pizzico di rammarico e persino con un filo di disorientamento. Perché la questione ormai è fin troppo evidente: ma come è possibile che coloro che si candidano in futuro a guidare l’Italia non abbiano capito che il serbatoio della protesta sovranista si è svuotato e che c’è un pezzo di paese, forse non minoritario, che non si riconosce nel governo ma che fatica sempre di più a riconoscersi anche in questa opposizione – avendo le scatole piene delle stupidaggini sull’immigrazione e delle fregnacce sull’euro (i no Mes non vogliono il Mes per rendere possibile l’uscita dall’euro) – e che darebbe chissà cosa per avere finalmente a disposizione una destra non truce? Il mistero dell’opposizione è avvolto in un enigma.

 

E in assenza di una leadership capace di risolvere il rompicapo, una soluzione per fare chiarezza e non lasciare il centrodestra non truce ostaggio di quello truce c’è: approvare con urgenza una magnifica legge proporzionale per dare la possibilità agli amici dell’Europa di diventare autonomi dai partiti che l’Europa la amano solo quando dimostra di non servire a nulla. Il momento è arrivato, e sarebbe bene darsi anche una mossa.

  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.