cerca

E’ ora di regolarizzarli

I 600 mila clandestini da regolarizzare per far ripartire l’economia sono un tema serio e il governo può intervenire

14 Aprile 2020 alle 06:00

E’ ora di regolarizzarli

(foto LaPresse)

Sono d’accordo: basta ipocrisia. E testa sotto la sabbia. E’ la mia risposta alla domanda di Carlo Stagnaro e Luciano Capone nella riflessione su quei “600 mila clandestini da regolarizzare per far ripartire l’economia italiana”. Gli autori parlano di “invisibili”, parola ormai entrata nel gergo comune. Piuttosto direi “invisibili ai più” e soprattutto a quelli cui l’invisibilità ha fatto e continua a fare gioco.

 

Nessun insediamento informale, nessun lavoratore in nero, sono mai completamente invisibili. Lo diventano perché ci si ostina a non volerli vedere per ricordarsene solo quando l’irreparabile costringe a prenderne atto. E’ anche per questo che dico: o siamo noi, la politica, chi governa, a farci carico fino in fondo delle contraddizioni che il reale ci impone sotto gli occhi, o se ne farà carico qualcun altro: la criminalità. Le infinite zone grigie che alimentano la lunga serie di malfunzionamenti in questo paese nascono da qui. Alimentarle è gioco perverso a cui mettere fine. Ed è esattamente questo che una politica riformista ha il compito di fare. Affrontare la complessità per governarla invece che subirla, dare risposte al presente per mettere a dimora il futuro, quello prossimo e quello che inauguriamo.

 

Sappiamo come fare. E’ accaduto quando abbiamo sconfitto con la riforma del Lavoro la vergognosa pratica delle dimissioni in bianco che aveva costretto per anni migliaia di lavoratrici a mettere il proprio destino di donne nelle mani dei loro datori di lavoro. O quando nel 2016 abbiamo approvato la legge contro il caporalato considerata esemplare dovunque e indicando, tra le altre, nella rete del lavoro agricolo di qualità una risposta alle criticità del settore. Dunque, possiamo farlo. Evitando, mi auguro, di banalizzare termini forti e necessari come umanità, giustizia sociale, economia sana e legale, lavoro regolare, riducendoli a buonismo. Oggi abbiamo da rispondere, scrivono gli autori, a due urgenze.

 

Prevenire l’emergenza umanitaria che può determinarsi negli insediamenti informali affollati di persone che in questo momento non lavorano o lo fanno nella più totale invisibilità, sono a rischio fame, abbandonati a se stessi e in balìa della minaccia da virus. Fronteggiare l’urgenza, determinata dall’assenza di manodopera, che sta investendo in modo pesantissimo l’agricoltura del nostro paese e che mette a repentaglio prodotti, lavoro, investimenti, cibo. Che rischia di mandare in enorme sofferenza le nostre aziende agricole e che nelle prossime settimane, quando saranno arrivati a maturazione molti raccolti, può determinare l’irreparabile. Mentre la filiera alimentare è impegnata con enormi sforzi a garantire cibo al paese, non si può, allo stesso tempo, lasciare marcire i prodotti nei campi e fare i conti con l’emergenza alimentare che sta investendo parti sempre più ampie della popolazione. Se una contraddizione è possibile, tre sono insopportabili. La via maestra l’abbiamo già tracciata e stiamo lavorando per metterla in atto: incrociare, in modo legale e trasparente, domanda e offerta di manodopera agricola. Vale per tutti, lavoratori italiani e stranieri.

 

Sia ben chiaro. Non esistono filiere sporche. E nessuno, tantomeno la sottoscritta, pensa di escludere la manodopera italiana. Sono stata la prima a dire che gli stagionali del turismo o della ristorazione, i tanti che purtroppo non lavoreranno come negli anni passati, potranno, mi auguro vorranno, guardare all’agricoltura come a un’opportunità. Eppure, i numeri parlano chiaro: in Italia, la manodopera straniera regolare in agricoltura conta circa 400 mila unità; da dieci anni gli italiani calano e gli stranieri aumentano; moltissimi proprio a causa dell’emergenza sono tornati nei paesi di origine; oggi siamo alle prese con un vuoto che si aggira intorno alle 350 mila unità e con la necessità di competenze.

 

La qualità delle risposte lega fortemente presente e futuro. L’agricoltura e la filiera alimentare costituiscono due straordinari driver di sviluppo per il sistema-paese, caratterizzati da potenzialità che dobbiamo saper mettere a valore. Questo chiama a scelte chiare. A chi mi accusa di dare troppa attenzione ai lavoratori nei ghetti e all’emersione del lavoro nero, rispondo: se non è lo Stato a garantire incrocio regolare tra domanda, offerta di lavoro, rete integrata dei servizi necessari, è la criminalità. A questo era ed è chiamata Anpal, i cui ritardi sono evidenti e così l’incapacità di fornire risposte adeguate a un tema così complesso. Un fallimento di cui prendere atto, a cui porre rimedio, e che conferma esattamente l’assunto di questa riflessione: o l’incontro tra domanda e offerta di lavoro è garantito dallo stato o si apre lo spazio dell’informale e dell’illegale. Il caporalato non è un modo alternativo di erogare servizi necessari, è mafia. Che anche attraverso la fornitura di manodopera a condizioni inumane tenta di entrare nel controllo delle aziende ricattandole, a maggior ragione se sono meno solide e se la risposta pubblica non è chiara e veloce. Senza soluzioni legali si espongono le imprese al ricatto di chi fornisce braccia e servizi. Mettere fine ai ghetti, alla clandestinità, all’illegalità, alla concorrenza sleale che incrina la nostra reputazione nello scenario internazionale, significa attestarsi su una risposta di civiltà e su soluzioni strutturali, quelle necessarie al paese e alla sua economia. Il primato della politica è il nostro compito.

 

Teresa Bellanova è ministro dell’Agricoltura

Più Visti

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • kriszt49

    14 Aprile 2020 - 19:26

    C'è da augurarsi che la Ministra dell'Interno, Luciana Lamorgese, prenda l'iniziativa di regolarizzare i 600 mila clandestini che vivono sul territorio nazionale. Assieme agli italiani, dovranno rendersi protagonisti della ripartenza del Paese in tutti i settori possibili. Sarebbero così tutelati anche contro il Covid, invece di essere delle mine vaganti invisibili, pericolo per loro e tutti. Salvini e la Meloni? Mica ci governano loro, direi per fortuna (è la mia opinione). Se ne faranno una ragione. kriszt49

    Report

    Rispondi

  • Medicaid

    14 Aprile 2020 - 09:11

    Rendete questo articolo leggibile a TUTTI, non solo agli abbonati. È un altro vostro formidabile contributo allo " svelamento" degli invisibili. La vulgata comune infatti, su cui i giornalisti (?) non hanno nulla da dire è che l'agricoltura è in crisi in quanto a causa della pandemia non vengono più in Italia lavoratori comunitari stagionali. E i clandestini, i neri che vivono nelle infami baraccopoli della Calabria, della Puglia, della Campania ecc. che fine hanno fatto. Forse non se ne parla perché si progetta di utilizzarne il lavoro come sempre in nome dell'emergenza?

    Report

    Rispondi

    • Skybolt

      14 Aprile 2020 - 11:03

      Li utilizzeranno. Infatti a sud non li vedo soverchiamente proccupati. Ma se si pensa di salvare l'agricoltura in regola regoarizzando masse di persone non addestrate, è la solita illusione che porterà a delusione. C'è una lobby che vuole regolarizzare gli irregolari a prescindere. Riccardi perchè così si sconfigge l'epidemia (buona queta), la Bellanova perchè si salva l'agricoltura, altri perchè sì (più onesti). Attendo ancora una spiegazione del nesso logico (e operativo) tra regolarizzazione-tutti nei campi. Lavori forzati? Condizionalità? E poi, come si spostano migliaia di persone che stanno a Torino nei frutteti romagnoli? E come tenercele? Basta narrazioni da fumetto di Zerocalcare, per favore.

      Report

      Rispondi

      • Medicaid

        14 Maggio 2020 - 19:40

        Le persone NON ADDESTRATE sono quelle che raccolgono una buona percentuale dei prodotti agricoli per un salario molto molto ridotto, le persone NON ADDESTRATE sono i portatori pakistani che nella civilissima Treviso vengono pagati 30 euro al giorno e rinchiusi la sera inbaracche senza acqua e luce, le persone NON ADDESTRATE sono quelle che ospitiamo in condizioni orribili. Certo alla schiavitù NON sono addestrate ma diamo tempo al tempo

        Report

        Rispondi

Servizi