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Lannutti è il M5s

Luciano Capone

Non solo l’antisemitismo. Perché il complottismo del senatore, che dà del "padrino" a Mattarella e del "boss" a Draghi, è l’essenza del grillismo

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Roma. Mario Draghi è un membro della “setta degli Illuminati” che controlla il mondo, Ignazio Visco un malfattore che deve essere portato in Tribunale, Papa Francesco è manovrato dal Bilderberg, Sergio Mattarella è un “traditore”, una “Mummia sicula” e – addirittura – un “Padrino”. E tutto questo Elio Lannutti lo dice tranquillamente da anni, senza che mai a nessuno sia venuto in mente di chiedere le dimissioni o di chiamare un’ambulanza.

 

Si è levata un’ondata di proteste e indignazione per la pubblicazione da parte del senatore del M5s, su Facebook e su Twitter, di un post antisemita: “Gruppo dei ‘Savi di Sion’ e Mayer Amschel Rothschild, l’abile fondatore della famosa dinastia che ancora oggi controlla il Sistema Bancario Internazionale, portò alla creazione di un manifesto: ‘I Protocolli dei Savi di Sion’. Suddiviso in 24 paragrafi, viene descritto come soggiogare e dominare il mondo con l’aiuto del sistema economico, oggi del globalismo, dei banchieri di affari e finanza criminale”. Così scrive Lannutti, allegando un articolo delirante di un sito complottista (saper-link-news.com) che cita il grande falso storico (I Protocolli dei Savi di Sion) alla base dell’antisemitismo moderno per spiegare come gli ebrei controllino il sistema bancario mondiale. Il giorno prima, invece, rilanciava una falsa intervista a George Soros – un altro prototipo di “banchiere ebreo” – presa da un altro sito complottista in cui il finanziere ungherese affermerebbe: “Io sono un Dio, ho creato tutto, controllo tutto”.

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Se Lannutti non viene toccato è perché è un esponente di primo piano del M5s, una delle voci più “autorevoli” sui temi economici

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Dopo le polemiche, Lannutti ha affermato di non essere antisemita e ha minacciato querele “se continua la diffamazione” nei suoi confronti. E’ anche possibile (e noi non abbiamo dubbi) che il senatore del M5s non sia antisemita e che quindi, a causa di una crassa ignoranza non sappia cosa siano i Protocolli dei Savi di Sion e cosa abbiano significato per la comunità ebraica, ma al netto di questo punto che ha fatto molto clamore sui media, il fatto che un senatore condivida tesi così sconclusionate sulle banche indica un quadro clinico-politico preoccupante ma non sorprendente.

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Vanno bene il disgusto e lo sdegno che hanno portato alla richiesta di dimissioni di Lannutti, ma nel caso di questo personaggio lanciato in politica da Antonio Di Pietro ciò che proprio non si comprende è il senso di sconcerto e meraviglia. Sono anni che il padre-padrone dell’Adusbef diffama e lancia pesanti accuse gratuite su chiunque gli capiti a tiro. Uno degli obiettivi principali di Elio Lannutti, sedicente difensore dei risparmiatori, è il presidente della Bce. “Draghi-Goldman Sachs, setta degli Illuminati che decide sui destini del mondo. Ribellarsi a questi cleptocrati”, twittava il 6 febbraio 2016. L’ossessione per Goldman Sachs colpisce anche Papa Francesco: “Il suggeritore di Bergoglio sui migranti è un Bilderberg di Goldman Sachs”, twitta il 28 giugno 2018 rilanciando il cospirazionista Blondet. Il 14 settembre scorso, Draghi veniva descritto come un boss criminale: “La lezione di Lehman Brothers non è servita, con Herr Draghi, il boss dei boss dei Bankster, che fa acquistare a Bce partite di titoli tossici ed obbligazioni bancarie avariate, per finanziare le banche strozzine e dare coperture all’azzardo morale dei banchieri”. Pochi giorni dopo, il 7 ottobre, Draghi diventa “un vile affarista, che ha svenduto l’Italia ai suoi comparuzzi di Goldman Sachs”. Tra gli affaristi, secondo Lannutti, c’è anche il governatore della Banca d’Italia: “Visco dovrà rispondere prima delle sue gravi malefatte, davanti ad un Tribunale”, ha twittato due giorni fa.

  

 

Il 16 settembre 2018, rilanciando un articolo che parlava di possibili influenze del presidente della Bce e del Capo dello Stato sul governo italiano, Lannutti twittava: “Comanda il popolo, non Draghi o qualche mummia sicula”. Nei momenti della formazione del governo, dopo il veto su Paolo Savona, il presidente della Repubblica viene definito come un “traditore della Costituzione” e come il responsabile “dell’aumento dello spread”.

 

E’ vero che in quella fase politica così critica sono stati in tanti – a partire da Luigi Di Maio – ad alzare i toni nei confronti del Quirinale, ma Lannutti è andato oltre. Negli ultimi mesi, probabilmente a causa del ritardo della nomina al vertice della Consob di Marcello Minenna (di cui è un grande sponsor politico), Lannutti ha accostato il presidente della Repubblica alla mafia. Il 31 dicembre 2018 alle ore 20:21, e cioè dieci minuti prima del tradizionale discorso di fine anno del Capo dello stato, condividendo un articolo che indicava Sergio Mattarella come uomo dell’anno, Lannutti scriveva: “Padrino dell’anno Mattarella?”. Naturalmente definire il Presidente della Repubblica come un “Padrino” è di per sé grave, ma nel caso di Sergio Mattarella è anche molto indelicato – per usare un eufemismo – dato che ha avuto un fratello, Piersanti, vittima della mafia.

  

Cultura del sospetto e articoli diffamatori. Il metodo usato sui “Savi di Sion” è lo stesso usato con Draghi, Mattarella, Visco

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Naturalmente tutto questo nel M5s viene accettato e tollerato da sempre. Anche dopo le accuse di antisemitismo per le frasi sui “Savi di Sion”, Luigi Di Maio si è limitato a dire: “Come vicepresidente del Consiglio e come capo politico del M5s prendo le distanze, e con me tutto il Movimento, dalle considerazioni del Senatore Elio Lannutti”. Prende le distanze dalle parole di Lannutti, ma non da Lannutti.

  

Enrico Mentana, che ha chiesto a Luigi Di Maio di espellere il senatore dal gruppo parlamentare, ha commentato il silenzio del M5s sulla vicenda dicendo che forse è dovuta al fatto che si tratta di una figura marginale: “Capisco anche che stiamo parlando di Lannutti, non di una figura di primo piano”, ha detto il direttore del Tg La7. Ma se così fosse, perché Lannutti non viene cacciato? La storia del partito grillino è piena di figure più o meno di esponenti secondari epurati per motivazioni meno gravi, dall’essere andato da Barbara D’Urso (Marino Mastrangeli) al non aver votato il decreto sicurezza di Salvini (Gregorio De Falco). Se Lannutti non viene toccato è perché – a differenza di quanto sostiene Mentana – è un esponente di primo piano del M5s, una delle voci più autorevoli sui temi economici e finanziari del primo partito italiano.

 

 

 

Il giorno dopo il tweet sui Savi di Sion, alla presentazione in Senato di un suo libro c’era lo stato maggiore del M5s: il sottosegretario al Mef Alessio Villarosa, la presidente della commissione Finanze Carla Ruocco (“Elio è immenso”), il presidente commissione Bilancio Daniele Pesco. La prima persona ad essere ricevuta in Via XX Settembre dai due sottosegretari al Mef, Villarosa e Laura Castelli, è stata proprio Lannutti: “Per fare bene è necessario ascoltare, e se ascolti persone come lui, non ti sbagli. Grazie Elio”, scrisse la Castelli pubblicando sui social una foto istituzionale. E d’altronde nel gennaio 2015 il partito, su indicazione dei suoi dirigenti, inserì di Elio Lannutti tra i dieci candidati del M5s per la presidenza della Repubblica. Avremmo potuto ascoltare un discorso di fine anno in stile Kazzenger sui Savi di Sion, i banchieri ebrei e la setta degli Illuminati. Ma per fortuna allora il Parlamento scelse Sergio Mattarella.

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