Salvini: "Euro e Schengen? Non c'è niente di irreversibile, tranne la morte"

Annalisa Chirico e Enrico Cicchetti

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Andiamo al suo tema forte: l’immigrazione. Lei twitta ogni giorno, anzi ogni ora, i dati sulle presenze straniere in Italia… All’improvviso gli occhi del ministro s’illuminano: afferra il cellulare e comincia a sciorinare una sfilza di numeri. “Se volete, vi do anche le ultimissime cifre, le più aggiornate, su ghanesi, malesi, nigeriani… Siamo a circa 75 mila arrivi in meno rispetto allo scorso anno ma la strada è ancora lunga”. Lei sbandiera, giustamente, i risultati positivi ma sa bene che l’uomo dello u-turn in materia di flussi, l’artefice del sistema che ha reso possibile il massiccio calo degli sbarchi (meno 80 per cento rispetto a giugno 2017) si chiama Marco Minniti. “Il rapporto con la Libia lo ha impostato lui, è vero”. Esiste però una differenza di stile: Minniti predilige il lavorio discreto, lei ingaggia un braccio di ferro su ogni barcone. “A me piace raccontare quello che faccio perché sono un dipendente pubblico. Ritengo giusto informare chi mi paga lo stipendio di come riempio la mia giornata sul fronte mafia, droga, immigrazione”.

 

Leggi l'intervista completa a Matteo Salvini qui:

Così conquisterò l'Europa. Salvini a tutto campo

“L’euro e Schengen non sono irreversibili” • “Il tre per cento? Prima dei parametri viene la crescita” • “La sfiducia sui mercati? Cambiare genera dubbi” • “La Rai? O canone o pubblicità” • “L’immigrazione? Seguo il modello australiano” • “Brizzi? Vorrei che chi ha sbagliato su di lui pagasse • Chiacchierata sportiva e smaliziata con il ministro dell’Interno

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