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La rivoluzione pop

Il linguaggio politico è cambiato. Alla sinistra non piace, ma dopo Renzi non può che adattarsi

1 Luglio 2018 alle 06:00

La rivoluzione pop

Un'opera di street art che ritrae Sergio Mattarella, Matteo Renzi e Silvio Berlusconi

Tre anni fa Claudio Giunta ha scritto un lungimirante libretto su Matteo Renzi in ascesa; gli abbiamo chiesto di scriverne adesso, mentre Renzi esce (temporaneamente?) di scena.   Senza escludere che possa avere un futuro, ne parleremo al passato.   Mariano Rumor, cinque volte presidente del Consiglio dei ministri tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta, laurea in Lettere all’Università di Padova nel 1937 con una tesi su Giuseppe Giacosa, non aveva, sui problemi dell’Italia, idee...

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  • mario.patrizio

    01 Luglio 2018 - 17:05

    Ricordo i giorni del sorpasso, quando il PCI era prossimo a scavalcare la DC e diventare il primo partito. Tra i miei amici non sono mancati gli elettori comunisti che, d'abitudine, frequentavano le sedi delle segreterie a cominciare da quelle comunali. Di fronte alla possibilità della conquista del potere, molti di loro hanno ricevuto formazioni di base, in aggiunta a quella maturata nelle segreterie. Il principio, debbo supporre, era che per gestire il potere, anche da primus inter pares, occorreva capacità. Col tempo il sano principio della competenza si è annacquato così tanto da essere trasparente nell'incompetenza. Se non si vuole riconoscere l'origina del processo non c'è soluzione. Fino a quando permane opacità nella attribuzione della responsabilità, i sistemi, dal micro al macro, restano inefficienti sia che sia retto da chi conosce la Arendt o da chi si sia fermato al mitico Canà. Soprattutto nelle democrazia come la nostra dove prevale la rappresentanza.

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  • francesco.aniello

    01 Luglio 2018 - 14:02

    Il risultato della ripugnanza che i molti - e anche lei - nutrivano nei confronti di Matteo Renzi e' la sublime eleganza di Bonafede, Toninelli, Di Maio, Lezzi, Conte … e del capostipite De Bortoli.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    01 Luglio 2018 - 13:01

    Analisi appropriata. Il popolo, le masse, non è una critica ma una costatazione, non amano gli intellettuali e la cultura in genere. Sono però istintivamente attratti e timorosamente condizionati e rispettosi verso chi dà l’immagine di “sapere di più”. Immagine legata a comportamenti, atteggiamenti e linguaggi che vengono percepiti come modelli di serietà e d’affidabilità, proprio perché apparentemente diversi dagli abituali suoi. Sembra paradossale ma per sedurre le masse è necessario porsi come pedagoghi, non come uno di loro. Mettersi al loro livello può pagare e attrarre consensi nel breve, su problemi contingenti, di pelle, ma poi il frequentatore della palestra non ci sta ad essere guidato da uno che lo mima. La crisi attuale della comunicazione politica è data dal fatto che “le labbra della cultura di sinistra non hanno più parole” e che il populismo alternativo finisce con l’incartarsi su se stesso. Momentaccio frenetico. C’est la vie.

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  • carlo.trinchi

    01 Luglio 2018 - 10:10

    È il tempo bellezze. Rifate una trasmissione sulle conoscenze storiche dei laureati e vedrete le risposte che daranno. State vicino ai giovani vissuti prima di tv e poi di internet e vedrete un pensiero che vaga, che interpreta e fa suo senza logica, per stati d’animo. Questo è il tempo ed il politico insegue pensando di essere, mentre invece non è. La politica al popolo è questa e per forza deve essere questa, altrimenti è altro come lo era in passato dove il popolo c’era ma era come se non ci fosse. Oggi c’è ed è questo e non altro. Unico punto serio rimane l’economia che non può scantonare oltre certi limiti e più dei Renzi, Conte, Gentiloni, quello che manca è il fiuto dell’anticipazione del momento. Capire prima dei comici quello che sta avvenendo per il politico sarebbe buona scuola perché il grande comico è presente e futuro e mai passato. Deriderli o riderci sopra e basta porta all’assuefazione del politico ed il comico vince. Il popolo non vice mai. Il popolo livella.

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