La Lega avverte Di Maio: "Non si può essere moderati per fare la rivoluzione"

Valerio Valentini

A chi gli fa notare che sembra piuttosto pessimista, Lorenzo Fontana obietta che il suo è semmai "realismo". Il vicesegretario della Lega, del resto, dispensa cautela sin dall'inizio di questa trattativa tra il Carroccio e il M5s. "All'indomani del via libera di Silvio Berlusconi, quando tutti esultavano, io dicevo che ancora era tutto da definire. E così è".

  

Ma il discorso di Matteo Salvini di ieri al Quirinale va letto come un passo indietro, Fontana?

"Va letto per quello che è. Un avviso a tutti: la Lega non fa governi tanto per farli, o per vivacchiare. Per questo Salvini dice di volere le mani libere".

  

E' un messaggio rivolto al Quirinale, che a vostro giudizio vorrebbe limitare la vostra autonomia?

"Dico solo che noi nel nostro programma ci crediamo. E quello che c'è scritto, vogliamo realizzarlo".

 

E le trattative con Luigi Di Maio?

"Vanno avanti, ovviamente, ma non si può negare che su alcuni punti, per noi irrinunciabili, le distanze restano".

  

Quali?

"Sull'immigrazione, ad esempio. Noi vogliamo intervenire sul serio, non con palliativi. E sul rapporto con l'Europa. Va bene mediare, parlare, cercare compromessi: ma alcuni parametri vanno ridiscussi con fermezza. Bisogna pretendere di cambiare questa Europa".

 

In queste stesse settimane, però, proprio sulle politiche comunitarie, Di Maio appare molto più cauto.

"Appunto. Ci hanno detto di voler fare la rivoluzione. E noi quella vogliamo fare: ma perché la si possa realizzare, questa rivoluzione, non ci si può illudere di fare i moderati. Non è per questo che gli elettori leghisti ci hanno votato".

  

E dunque?

"E dunque meglio essere chiari sin dall'inizio. Se vogliamo far partire un governo, diciamo con chiarezza come vogliamo agire su alcuni temi chiave. Sennò lasciamo perdere direttamente".

  

La divergenza è anche sulle grandi opere?

"Certo. Loro lì hanno un approccio ideologico. Ma io non voglio fare un governo a tutti i costi, e poi dovere andare dai miei elettori veneti a dire che la Pedemontana che attendono da vent'anni non la si fa perché siamo diventati tutti ecologisti. Ci inseguirebbero coi forconi".

  

A proposito del vostro popolo: sabato e domenica avete convocato i gazebo. Volete che siano i vostri elettori a fornirvi l'assist per far saltare l'accordo?

"No. Ci sembra solo giusto coinvolgerli in questo momento così importante. Dopodiché, è chiaro che tra oggi e domani dobbiamo maturare una decisione, spiegare ai nostri elettori qual è lo stato attuale della trattativa. Dobbiamo essere chiari nel chiedere ai nostri su cosa votare".

  

Ma le votazioni sono aperte a tutti. Non temere l'assalto delle truppe cammellate mandate da chi vuole sabotare l'accordo?

"Ma no. Qualcuno potrà venire con questo intento, ma saranno perlopiù gli elettori leghisti a dire come la pensano".

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