Fiduciosi ma non troppo

Valerio Valentini

Roma. Il sorriso che Luigi Di Maio si sforza di esibire a metà pomeriggio, mentre si avvicina alla buvette insieme al fido Alfonso Bonafede, è quello di chi ostenta serenità. Sentimento che verrebbe da considerare inconcepibile, perfino offensivo nel bel mezzo di una giornata di tensioni e di isterismi: una calma che parrebbe quasi da incoscienti, di chi si mostra indifferente alla solennità del momento. Ma in fondo, se di recitazione si tratta, va detto che è consona al personaggio che il capo politico del M5s ha ragione ad interpretare: quello del guaglione spensierato con la coscienza a posto. E a suo modo deve goderselo, Di Maio, quel vago disinteresse che per una volta i cronisti gli riservano, mentre attraversa il Transatlantico e vede frenetici capannelli di giornalisti che assediano i capigruppo e i portavoce di Lega e Forza Italia: come a ribadire – e in effetti di lì a poco Gianluigi Paragone lo ribadirà – che è “a loro”, cioè “a quelli del centrodestra”, che bisogna chiedere, “se si cercano novità”. Eppure Di Maio sa che qualcosa d’importante, per far sì che questo governo anomalo possa prendere vita, dipende anche da lui. La questione, per ora accantonata ma sempre incombente, è un deputato grillino a riassumerla: “E’ evidente che la non ostilità di Berlusconi non sarà a gratis”. 

 

E poi, come in un soprassalto di lucidità, il deputato precisa: “In fondo da nessuno, e men che meno da Berlusconi, si può pretendere una resa incondizionata”. E il punto critico allora starà in questo, per il Movimento: stabilire cosa si sia disposti a concedere, per non fare abortire immediatamente un governo che ora fa sentire i suoi primi vagiti. L’argomento per ora viene lasciato in seconda fila, insieme ai nomi dei possibili ministri e del premier: di questo Salvini e Di Maio non hanno parlato, nell’incontro della mattina. Un faccia a faccia essenziale, dieci minuti appena nello studio a Montecitorio del leader pentastellato. Salvini ha spiegato di aver bisogno di più tempo: almeno ventiquattro ore per persuadere Berlusconi al passo di lato, e Luigi ha accettato. E’ così che si è arrivati alla richiesta di una proroga al Quirinale. Ma l’accordo era chiaro: Di Maio non è mai stato disposto a offrire nulla di più di quel che ha fatto in mattinata, per agevolare le trattative, e cioè quella snella dichiarazione con cui chiariva che “non c’ è un veto su Berlusconi; c’è una volontà di dialogare con la Lega. Punto”. “Un po’ poco”, per i senatori di Forza Italia. Ma a rispondere indirettamente a loro ci pensava Gian Marco Centinaio: “Al M5s non si può chiedere di più, in questo momento”, allargava le braccia il capogruppo del Carroccio del Senato, confermando che era da Berlusconi che ormai si attendeva una parola di chiarezza. Arriverà solo a tarda sera, ormai quasi insperata: “E’ tutto fermo”, si lamentavano i più fidi scudieri di Di Maio ancora a ora di cena. E però, tra quanti nel M5s stanno gestendo le trattative, la consapevolezza che qualche garanzia andrà data, a Berlusconi, c’è. “Si sta ragionando su un punto di caduta”, confermano. Ed è chiaro che qualcosa è già stato fatto filtrare ai futuri alleati della Lega, e attraverso loro agli sherpa di Forza Italia, se un senatore grillino, sbuffando, nel pomeriggio dice un po’ sconsolato: “Speriamo solo che sia una cosa dignitosa”. Nello scambio di opinioni tra parlamentari, il nome che ricorre più volte è quello di Gasparri: il senatore azzurro, sì, ma anche l’autore della legge sulle telecomunicazioni. Ed è su quella, sulla promessa del suo sostanziale mantenimento, che si proverà a rassicurare Forza Italia. E poi c’è la giustizia, tema delicatissimo, in queste ore. Qui, pare, l’accordo potrebbe trovarsi sul nome del Guardasigilli, che qualcuno suggerisce in quello di Nicola Molteni, deputato leghista di Cantù già premiato con la presidenza della commissione speciale. “Ipotesi, per ora”, tagliano corto i pentastellati. Che piuttosto fanno notare, esultanti, “la estrema debolezza di Berlusconi, in questo momento”. Come a dire che insomma, visti i sondaggi che circolano, il leader di Forza Italia “non potrà essere troppo pretenzioso, a meno che non voglia tornare a nuove elezioni”. Cosa che è in verità Di Maio, nonostante tutto, a mostrare di volere, per far vedere che lui non ha paura di nulla. Oggi partirà per il primo evento della “nuova campagna elettorale” in quel di Parma. Ma neppure i suoi ci credono molto: “Se arriveranno novità interessanti da Roma – dicono – faremo inversione a U”. 

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