Perché il M5s non avrebbe vinto comunque

Si lamenta, Luigi Di Maio, della legge elettorale attualmente in vigore, il Rosatellum. “In questi due mesi abbiamo fatto di tutto per formare un governo, ma nonostante 11 milioni di voti il sistema elettorale non ci ha consentito di governare”, ha detto gridando al “golpe”, all’uscita dalle consultazioni. La storia del “sistema” sporco, brutto e cattivo l’abbiamo già sentita. Eppure, urge spiegarlo a Di Maio, se si fossero scelti altri sistemi elettorali non sarebbe cambiato nulla. Prendiamo ad esempio il Toninellum, un sistema proporzionale basato su una ripartizione a livello simil-provinciale. Secondo una analisi di YouTrend, il Toninellum “avrebbe premiato le liste maggiori a scapito di quelle medio-piccole, specie quelle non territorialmente concentrate”. Quindi di fronte al miglior risultato della storia del M5s sul piano nazionale, il 32 per cento ottenuto lo scorso 4 marzo, il Toninellum avrebbe dato una maggioranza alla Camera? Assolutamente no. I Cinque stelle avrebbero preso 258 seggi contro i 221 di adesso.

 

In più questa legge ha consentito al partito di Di Maio di prendere più seggi dei voti presi: con il 32 per cento dei voti ha preso il 38 per cento dei seggi. Insomma, c’è poco da da fare, come dice al Foglio Lorenzo Pregliasco: “O metti un premio alla lista (ammesso e non concesso che lista unitaria di centrodestra non avrebbe fatto più del 32 per cento) oppure ciao”. Anzi, ciaone. Se Di Maio vuole vincere le elezioni ha solo un modo: contribuire a ricucire la ferita aperta il 4 dicembre e impegnarsi per regalare al paese un vero sistema maggioritario. Basta fake news.

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