Ecco perché Lega e M5s spingono per elezioni (inutili) a luglio

Redazione

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella non poteva esprimerlo in modo diverso. Il ruolo istituzionale impone moderazione, toni decisi ma senza esagerare, linguaggio calibrato. “Vi è inoltre il timore - ha detto lunedì al termine del terzo giro di consultazioni parlando della possibilità di un voto anticipato in estate - che, a legge elettorale invariata, in Parlamento si riproduca la stessa condizione attuale, o non dissimile da questa, con tre schieramenti, nessuno dei quali con la necessaria maggioranza”.

 

In realtà quello di Mattarella è molto di più di un timore. È una certezza, quasi matematica. Alcuni giorni fa YouTrend ha pubblicato uno studio dimostrando che, se si andasse alle urne senza modificare il Rosatellum (tenuto conto di tutti i passaggi burocratici, la prima data possibile sarebbe quella del 22 luglio), non solo cambierebbe poco o niente, ma neppure la fatidica quota del 40 per cento basterebbe per garantire un governo all'Italia.

 

Le elezioni del 4 marzo, infatti, hanno mostrato in maniere inequivocabile che il paese è spaccato in due. Centrodestra leader del Centro-Nord (con l'eccezione di alcune regioni rosse come Emilia Romagna e Toscana dove il centrosinistra ha tenuto), M5s al Sud. “In particolare - sottolinea YouTrend -, al Sud l’affermazione del Movimento 5 stelle in molte aree è andata addirittura oltre il 50 per cento, con un divario rispetto ai secondi (il centrodestra) quantificabile talvolta in decine di punti percentuali. Questo è un fattore da non sottovalutare perché vuol dire che per invertire la tendenza in molti collegi meridionali servirebbe uno spostamento di voti notevole”.

 

La domanda che lo studio si pone, anche tenuto conto del fatto che il Rosatellum è composto da una parte maggioritaria e da una proporzionale, è semplice: quale percentuale il centrodestra e il M5s devono raggiungere per ottenere almeno 316 deputati, cioè la maggioranza della Camera?

 

Attualmente la composizione di Montecitorio è la seguente: Liberi e Uguali 14 seggi, centrosinistra (Pd+altri) 122, M5s 227, centrodestra 265, altri 2. Per YouTrend, con il 42 per cento, la coalizione di centrodestra otterrebbe 327 deputati (42 collegi uninominali in più). Al M5s, invece, basterebbe il 41 per cento per ottenerne 317 (55 collegi in più), ma in questo caso la maggioranza sarebbe di un solo seggio. Insomma, se il 4 marzo per governare in solitaria bisognava raggiungere il 39-40 per cento dei consensi, a luglio bisognerebbe arrivare a una percentuale compresa tra il 41 e il 42.

 

“In realtà secondo noi servirà, di più, almeno il 45 per cento dei voti” dice al Foglio Federico De Lucia, coordinatore di FBLab, centro studi di FB&Associati. “Il voto del 4 marzo ci ha consegnato un paese irrimediabilmente spaccato a metà - prosegue - Nelle regioni del Nord il centrodestra ha ottenuto 20 punti percentuali in più sia del Movimento 5 stelle che del centrosinistra. Nelle regioni del Sud il Movimento 5 stelle ha ottenuto 15 punti in più del centrodestra. Sono dati che difficilmente possono essere ribaltati in pochi mesi. Le zone del paese davvero contendibili sono pochissime: sostanzialmente Lazio, Marche, Abruzzo e qualche seggio cittadino nelle grandi città. Qualcosa potrebbe cambiare grazie a un possibile, ma niente affatto scontato, ulteriore collasso del centrosinistra. Ma se anche dovesse verificarsi stiamo parlando di poca cosa: il 4 marzo il centrosinistra ha vinto 28 collegi alla Camera e 13 al Senato. Li ha vinti nella 'zona rossa' (in alcune zone della Toscana e dell'Emilia) e nelle grandi città (Roma, Milano, Torino). Potrebbero essere decisivi ma bisognerebbe che il collasso si verificasse davvero e che a derivarne vantaggio fosse solo uno degli altri due poli”.

 

Discorso molto simile per la quota proporzionale. “Qui - spiega De Lucia - il centrodestra parte da un vantaggio di 5 punti sul M5s, che il 4 marzo hanno significato 20 seggi proporzionali in più alla Camera. Per ottenerne 50 in più (quelli necessari per aver la maggioranza, ndr) Salvini e la coalizione di centrodestra dovrebbero ottenere 12,5 punti percentuali in più rispetto al 37 per cento ottenuto a marzo, ovvero sfiorare il 50 per cento. Ipotizziamo per assurdo che il centrodestra si aggiudichi tutti i 28 seggi uninominali del centrosinistra, in questo caso gli servirebbe il 42 per cento. Restando su scenari più realistici servirà un cifra di circa il 45 per cento dei voti”.

 

Tornando a votare - conclude De Lucia -, le probabilità di trovarsi un Parlamento ancora monco sono altissime. E mi sembra evidente che chi oggi chiede il voto anticipato, sia la Lega che il M5s, non ha come obiettivo quello di vincere le elezioni e governare, ma solo di massimizzare il proprio consenso. Credo che questo sia soprattutto l'obiettivo di Salvini all'interno della coalizione di centrodestra”.

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