I partiti si affidano a Mattarella. Ecco la soluzione del presidente

Redazione

La sintesi della mattinata, e anche la strada che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, a meno di clamorose sorprese, si troverà a percorrere, la traccia Giovanni Maria Flick. E forse non è un caso visto che, come scritto dal Foglio, l'ex presidente della Corte Costituzionale corrisponde perfettamente all'identikit di quel “premier neutro” o “premier del presidente” che, giunti a questo punto, sembra essere l'unico in grado di formare un governo.

 

Infatti, subito dopo che l'ex ministro della Giustizia ha delineato le possibili mosse del Quirinale, la delegazione del Pd guidata da Maurizio Martina si presenta davanti ai giornalisti e indica più o meno lo stesso percorso: “No a incarichi al buio, no a soluzioni raffazzonate, sì a una soluzione super partes”. Che faccia fare un “passo avanti” al paese e che si occupi di alcune questioni prioritarie portando l'Italia alle elezioni.  

 

 

In realtà Flick non gradisce le “condizioni” poste dal Pd e ribadisce che, in questo momento, la Costituzione affida al capo dello Stato assoluta discrezionalità. Sarà lui quindi che, preso atto dell'impossibilità di formare una maggioranza politica, indicherà una persona che non sarà “espressione di una minoranza politica” (non quindi il presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati ndr) a cui affidare il compito di formare un governo che vada davanti alle Camere per chiedere la fiducia. Non “un governo di minoranza” né la possibilità che sia Paolo Gentiloni a gestire questa fase. “Chi non voterà la fiducia - sottolinea Flick - si assumerà la responsabilità di ciò che ha fatto”. Quello che l'ex presidente della Consulta immagina, però, non è “un governo di tregua che si occupi e cerchi di affrontare i problemi dei cittadini”, ma piuttosto “un governo elettorale che nell'imparzialità e neutralità della scelta del presidente della Repubblica prepari e gestisca le elezioni”. Che potrebbero svolgersi anche a luglio.

 

L'impressione infatti è che tutti stiano ormai già pensando alla prossima campagna elettorale. Luigi Di Maio ha ribadito che la linea del M5s è quella di un esecutivo fondato su un contratto con la Lega con Silvio Berlusconi fuori dalla maggioranza e con un premier scelto in maniera condivisa da lui e da Matteo Salvini.

 

 

Matteo Salvini ha invece spiegato che il centrodestra “ha offerto al presidente della Repubblica la disponibilità a dar vita a un governo che cominci a risolvere tutti i problemi del paese: dal lavoro alle tasse, dalle pensioni all''immigrazione”. Un governo che dovrà trovare in Parlamento una maggioranza che lo sostenga. Compito che spetterà allo stesso Salvini in qualità di leader della coalizione: “Confidiamo che il presidente della Repubblica ci dia modo di trovare una maggioranza che troveremo mettendoci in campo personalmente e direttamente perché, stanti così le cose, la nostra coalizione è quella che rappresenta maggiormente il voto, la sensibilità, le ambizioni e le speranze di 60 milioni di cittadini italiani”.

 

 

Tutto, quindi, è fermo esattamente al 5 marzo. E nonostante tre giri di consultazioni la palla resta nelle mani di Mattarella.  

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