Sapere fare un governo non è da tutti

Giuliano Ferrara

Per fare un governo in una Repubblica parlamentare bisogna esserne capaci. Devi calcolare quanto conta realmente la tua forza nei numeri delle assemblee elettive. Devi discutere con un certo spirito con gli interlocutori. Sapere intrecciare fermezza e duttilità. Fissarti degli scopi, anche graduali, anche parziali, in vista della realizzazione finale. Devi essere credibile e apparire credibile. Devi superare lo scoglio della chiacchiera pre-elettorale, che è certo programmi e fedeltà ai programmi, ma è anche altro, sopra tutto se la chiacchiera è stata infestante, epidemica, invasiva da ogni punto di vista, tutta punteggiata dalle tecniche della demagogia: sono ambizioni personali, da ridimensionare o da misurare con i risultati, sono ferite da rimarginare, ci vuole un po’ di humour, un po’ di cinismo, un po’ di cultura della politica. E’ utile considerare senza asprezza le ambizioni degli altri. Devi imparare a corteggiare e farti corteggiare, stabilire rapporti personali che sgombrano il campo dalle incomprensioni e diffidenze le più bieche, le più spinose, le più caratteriali. Non devi rinchiuderti in una logica di piccolo gruppo, occorre che tutti i soggetti coinvolti nel negoziato ti diano il beneficio dell’indipendenza, della padronanza politica sui tuoi atti. E’ necessario distinguere tra la nudità della politica e la veste istituzionale che la politica assume, con elementi simbolici da decifrare, da soppesare con molta attenzione, in vista della mediazione e della combinazione. Se sei un outsider, la tua ansia di novità, di affermazione, di prepotente indisponibilità deve essere usata con maestria, con prudenza, con un senso di attaccamento all’interesse generale e alla storia del tuo paese e delle sue istituzioni. Poi c’è la questione dei tempi. Sono decisivi, sono il letto strategico di qualunque scelta tattica e il risvolto tattico di qualunque scelta strategica.

 

Non puoi dire tutto e sempre, in modo ripetitivo e tracotante, devi selezionare, discernere, cercare di capire quanto è di fatto o soltanto appare realistico nel momento. Puoi certo scartare, assumere atteggiamenti ribaldi, fare fuoco e fiamme talvolta, ma sempre in un quadro decifrabile per gli altri, anche la dismisura deve essere misurabile al millimetro. Decisivo è il tuo senso della forza in relazione alle truppe che conduci e al consenso che sei riuscito a produrre. Esercitare la guida vuol dire compromettersi, non necessariamente nel senso ordinario del termine, anche in forme straordinarie, ma visibili. Chi ti ha dato un mandato deve sapere, e sei tu a doverglielo spiegare, che i mandati sono una delega vera, altrimenti sarebbe inutile che la versione tribunizia del consenso prevedesse poi l’esercizio ponderato della maggioranza cui si tende in una assemblea rappresentativa, tutto si ridurrebbe a un pollice alto pollice verso, situazione gladiatoria da Colosseo, non parlamentare.

 

Da quanto esposto sommariamente e modestamente, confrontato con atti e parole del “capo politico” (buffa definizione) del Movimento 5 stelle, emerge che i grillozzi non sono capaci di formare un governo, che possono arrivare pure al 49 per cento, ma mancherà sempre loro, per vizio costitutivo e mancata esperienza originaria della buona politica, il quid necessario a fare delle cose serie, cioè a fare un governo.

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