Fraccaro e Bonafede hanno un problema coi rimborsi

Valerio Valentini

Roma. Non sono gli unici, ma sono senz’altro i più illustri. Riccardo Fraccaro e Alfonso Bonafede sono in grave ritardo nella rendicontazione dei loro rimborsi. Quelli che, a norma di regolamento interno, i parlamentari del M5s sono tenuti a versare nel fondo per il microcredito alle imprese, rinunciando a una parte dei loro emulomenti. Così risulta, almeno, dal portale “tirendiconto.it”, il sito del Movimento su cui vengono riportate fedelmente tutte le restituzioni effettuate. Le regole erano chiare: in una mail inviata ai parlamentari il 28 gennaio scorso, si imponeva di completare la rendicontazione relativa al 2017, depositando copie dei relativi bonifici, entro e non oltre il 31 gennaio. E invece, a oltre tre mesi di distanza, Bonafede deve ancora rendicontare le restituzioni di ottobre, novembre e dicembre 2017, Fraccaro solo gli ultimi due mesi dell’anno passato.

 

   

Non una bella figura, per i due dioscuri di Luigi Di Maio: il primo presentato come guardasigilli in pectore, il secondo aspirante ministro per i Rapporti col Parlamento e novello questore alla Camera, impegnatissimo nella lotta ai vitalizi. Non una bella figura perché, nella bufera della “rimborsopoli”, a febbraio scorso, ben otto parlamentari erano stati espulsi con ignominia da un inflessibile Luigi Di Maio. Ora, invece, dal M5s si raccapezzano varie giustificazioni: “Il ritardo – precisano i grillini – potrebbe essere imputato agli uffici che devono elaborare i dati, e non ai singoli parlamentari”. Chissà. In ogni caso, oltre a Fraccaro e Bonafede, a risultare in ritardo con la rendicontazione degli ultimi mesi del 2017 sono altri 14 deputati e 4 senatori.

 

 

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