Proporzionale ma non troppo: la nuova legge elettorale vagheggiata dal M5s

Valerio Valentini

Chissà se poi alla fine si tornerà davvero al voto. Nel frattempo, per portarsi avanti col lavoro, c'è già chi, nel Movimento 5 stelle, prova ad abbozzare la nuova legge elettorale che potrebbe evitare il riproporsi dello stallo. Non è una novità, infatti, che a giudizio dei pentastellati la causa dell'impasse che si protrae da ormai due mesi stia nel Rosatellum, mai voluto e mai votato dal M5s. Di Maio lo ha ripetuto più volte: "E' colpa dell’attuale legge elettorale se nessuna forza politica ha la maggioranza per poter governare da sola", e pazienza se le proiezioni effettuate dimostrano che con qualsiasi sistema di voto europeo si sarebbe arrivati, il 4 marzo, allo stesso nulla di fatto. 

 

In ogni caso, in Parlamento il M5s ha cominciato a ragionare su una eventuale riforma. Non, ovviamente, di stampo maggioritario, considerato dai grillini come una sorta di stravolgimento del volere popolare. E però, le ipotesi che cominciano a circolare tra i portavoce pentastellati assomigliano in verità a tentativi di proporzionale sui generis, ricchi di così tante correzioni da apparire quasi come un maggioritario monco e camuffato. Almeno, così appare la futuribile legge elettorale illustrata da Andrea Colletti, deputato pescarese molto attivo, già nella scorsa legislatura, nei gruppi di lavoro che si occuparono di materie elettorali. Dice Colletti: “La nostra Costituzione, nonché la nostra storia politica, chiede una legge di impianto proporzionale”. Ma come evitare che si riproduca il medesimo stallo, alla luce del tripolarismo italiano?

 

Il trentaseienne avvocato civilista, nel Movimento fin dal 2007, propone allora un proporzionale con una soglia di sbarramento tra il 4 e il 5 per cento. Cosa che, dice lui, “aumenterebbe i seggi reali delle altre forze”. E soprattutto, prosegue Colletti, “basta con le coalizioni, che sono un unicum senza senso tutto italiano”. A suo avviso, “al massimo si potrebbe prevedere una sorta di premio di minoranza di 50 deputati da dare, proporzionalmente, a tutte le liste che superino il 20 per cento dei voti validi”. Ipotesi inedita, evidentemente, ma che avrebbe il merito, secondo Colletti, “di rispettare la rappresentatività, solo un po' distorta”, assicurando al contempo “un governo anche di coalizione, come in Germania o Spagna”. Quanto alle circoscrizioni, si potrebbero utilizzare quelle dell'attuale legge elettorale. 

 

Per ora, sia chiaro, è solo una bozza, una iniziativa perlopiù personale su cui nessuno dei vertici pentastellati si è ancora espresso. Ci vorrà tempo per capire se davvero il M5s la farà propria.

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