Salvini ci crede ancora, e tra i 5 stelle cresce la voglia di riaprire il dialogo con la Lega

Valerio Valentini

"Un ultimo giro di valzer". Un deputato leghista definisce così il nuovo - e, verrebbe da dire, estremo - tentativo di dialogo di Matteo Salvini. Il leader della Lega, da Genova, ripropone in mattinata l'idea di una convergenza tra centrodestra e M5s. "Farò tutto il possibile fino all'ultimo minuto per dare agli italiani un governo che duri cinque anni, per occuparci dell'emergenza del paese che è il lavoro". Uno schema che sembrava già archiviato, certo. E non a caso Salvini, che ormai ripete di essere pronto anche ad assumere "un pre-incarico", dice che lo sforzo per mettere in piedi questo esecutivo è "un parto". Si tratta forse dell'unica strada percorribile per il leader della Lega: "Non siamo disponibili – avverte – a inventarci una nuova legge elettorale. Chiunque dica che bisogna ricominciare daccapo vuol dire che vuole perdere due anni. Bisogna aggiungere una riga per far governare chi ha preso un voto in più", con un premio di maggioranza, "non mi interessa se per la coalizione o per la lista". E allora eccolo l'ultimo giro di valzer, l'ennesimo. 

  

Un invito che Luigi Di Maio finge di snobbare, con un messaggio che appare di totale di chiusura. "Non è possibile nessun governo del cambiamento con Berlusconi e il centrodestra. Salvini ha cambiato idea e si è piegato a lui solo per le poltrone. Si torni subito al voto!", scrive su Facebook il capo politico dei pentastellati, recuperando un vecchio post che risale addirittura al luglio del 2012, in cui il leader leghista annunciava di volere rompere definitivamente con Silvio Berlusconi. 

 

 

Eppure, dietro al rifiuto ostentato, nella mossa di Di Maio s'intravede bene la sua volontà di riaprire il tavolo delle trattative con quello che resta, per molti aspetti, l'alleato naturale del M5s. La Lega, appunto. Del resto, i vertici del Movimento si sono accorti di avere fatto un mezzo passo falso, annunciando la chiusura dei giochi e invocando il ritorno alle urne: "Era sembrata – ragionano alcuni – la soluzione estrema di chi si ritrova senza alternative". Un errore, insomma. E infatti nelle scorse ore i leghisti avevano avuto buon gioco, a sottolineare questo cortocircuito. "Se i Cinque stelle manterranno questa la posizione, si assumeranno la responsabilità di non avere voluto fare un governo con la prima forza politica", ha dichiarato Lorenzo Fontana, vicepresidente della Camera e braccio destro di Salvini.

  

E allora ecco che la via maestra da seguire, nella war room grillina, adesso sembra essere un'altra: rilanciare la palla a Salvini, provare a stanarlo, ed eventualmente addossare a lui la responsabilità del nulla di fatto. Non a caso, prima dell'uscita pubblica di Di Maio su Facebook, oggi il primo a incalzare Salvini è stato Stefano Buffagni, ex consigliere regionale lombardo, fedelissimo del leader, che nei cinque anni trascorsi al Pirellone ha imparato ad avere a che fare col Carroccio. "Salvini... vuoi cambiare il paese o vuoi giocare solo con le ruspe mentre blocchi il risorgimento e garantisci solo la restaurazione?", ha scritto su Facebook Buffagni, rilanciando un post di Enrico Mentana.  

  

 

Stessa strategia adottata, tra gli altri, anche dal deputato emiliano Michele Dall'Orco. 

 

 

Ostilità apparente. Ma una "ostilità che prova a essere costruttiva", dice più di qualche parlamentare pentastellato.

  

Ma l'ostacolo resta sempre lo stesso, e sembra sempre insormontabile: il veto dei grillini su Silvio Berlusconi. Salvini ribadisce  di non volere mollare l'alleato, i grillini ribattono che se c'è di mezzo l'ex Cav., loro non si siedono neppure a parlare. E allora ecco che anche l'ultimo giro di valzer, come lo definiscono i leghisti, pare destinato a concludersi nell'ennesimo inciampo fuori tempo.   

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