“Meglio cedere su Di Maio candidato premier, che non sul programma”

Valerio Valentini

Roma. Il giorno dopo, tra molti dei Cinquestelle “ortodossi”, si respira l’aria dello scampato pericolo. L’accordo con Silvio Berlusconi, in qualunque forma dovesse arrivare, sembra davvero un’ipotesi caduta, e forse definitivamente, nel novero delle cose impossibili. Per Andrea Colletti, poi, il sollievo per il rischio scongiurato è addirittura doppio, visto che il deputato abruzzese del M5s era arrivato, novello Muzio Scevola da Montesilvano, a due passi da Pescara, a mettere a repentaglio perfino un arto. “No no, sono integro”, rassicura appena risponde al telefono. 

 

Non nasconde il suo sollievo, insomma, ma neppure nega il nervosismo che lui, come tanti suoi colleghi del Movimento, hanno provato nel pomeriggio di giovedì, quando all’improvviso l’avvicinamento di Luigi Di Maio a Forza Italia sembrava irreversibile. E Colletti, con la schiettezza che gli è solita, il suo altolà lo aveva affidato a un lungo “spiegone” su Facebook, il cui senso più profondo stava comunque in una sentenza sull’eventualità di un accordo tra M5s e centrodestra, con Berlusconi dentro: “Piuttosto che votare la fiducia mi taglierei la mano”, aveva scritto il deputato grillino. Appunto. In parecchi, del resto, in quelle ore convulse hanno scritto a Di Maio; qualcuno lo ha perfino chiamato a telefono. Ma Colletti ci aveva tenuto a rendere pubblico quel suo ragionamento.

 

Un monito inviato al leader? “Ma quando mai”, precisa lui. “Luigi sa bene qual è la nostra storia, le nostre origini. Un’alleanza con Berlusconi, di qualunque tipo, sarebbe inconcepibile”. E così, quando ancora l’ipotesi dell’appoggio esterno di Forza Italia a un governo grillo-leghista sembrava concreta, Colletti ci teneva a puntualizzare: “Nessuno può impedire a un gruppo parlamentare di votare un governo. Ma sia chiaro – aggiungeva subito, quasi a voler prevenire l’obiezione – che in cambio di quel voto non può esserci alcuna contropartita. Né in termini di poltrone, ministeri o altro, né in termini di programma”.

 

E qui si viene al nodo vero, quello su cui, nei prossimi giorni, l’ala più intransigente del Movimento non rinuncerà a incalzare il leader. Spiega Colletti: “Io credo che non ci sia da incalzare nessuno. Dovrà essere naturale, per noi, partire dai principi che da sempre caratterizzano la nostra piattaforma”. Reddito di cittadinanza, sviluppo sostenibile, sostegno alle famiglie, certo: tutte cose su cui “si può accettare di trovare una quadra con i contraenti del nostro patto, ma senza rinnegare nulla”, dice Colletti. Il quale però, da avvocato civilista appassionato alle questioni giuridiche, è sul tema della giustizia che si mostra più rigoroso. “Sospensione della prescrizione dopo il rinvio a giudizio, lotta al conflitto d’interesse e alla corruzione, misure efficaci contro l’evasione fiscale: tutto ciò resta sacrosanto”, dice il deputato abruzzese. Non si tratta, insomma, di misure rilanciate apposta per spaventare Berlusconi, per precludere a priori un accordo di programma con Forza Italia.

 

No, secondo Colletti “queste sono proposte che portiamo avanti da anni, e sulle quali si può discutere ma non si abiurare”. Sarà più facile farlo, ora che l’ipotesi di un appoggio esterno di Berlusconi a un governo gialloverde è stata archiviata. Ma in ogni caso, anche se ci si sedesse a un tavolo con Salvini, bisognerà essere esigenti e stare all’erta. “Un patto lo si fa tra entità diverse che devono e vogliono restare diverse, ma che si ritrovano vicine per fare alcune cose”, dice al Foglio il senatore Gianluca Castaldi. Stesso concetto ribadito anche, poco dopo, anche da Nicola Morra. Concetto su cui anche Colletti non può che concordare. “Votarlo in rete? Non credo sia neppure necessario – spiega il deputato – dal momento che, immagino, si tratterà soprattutto del nostro programma. Al massimo, semmai, potremmo votare se fare l’accordo oppure no”. Come a dire, insomma, che nulla è scontato. Se non una cosa, a cui Colletti tiene particolarmente: “La cosa importante, per noi, è il come e il cosa, non il chi”. E dunque, se anche Sergio Mattarella dovesse affidare un mandato esplorativo a Roberto Fico, “da parte nostra non potrà esserci alcuna preclusione. Abbiamo sempre detto che l’importante è che ci sia il Movimento, al governo, a realizzare ciò che i cittadini ci chiedono di fare”. E dunque, se alla fine si dovesse concedere qualcosa agli alleati-avversari, nell’economia di un compromesso, “sarebbe più logico cedere sui nomi, anche su quello del premier, che non sul programma”. Certo, “Luigi Di Maio è stato legittimato dal voto di 11 milioni di italiani, il 4 marzo”, questo Colletti ci tiene a ribadirlo; ma al contempo, precisa che quelli sono anche voti “dati al Movimento, nel suo complesso”. E insomma, quando si parla di Di Maio sì o Di Maio, quando si ipotizza qualche possibile ministro del governo che verrà, per Colletti non ci sono dubbi: “tra i nomi e il programma, è più importante il programma”.

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