Il giro del nulla in 50 giorni

Claudio Cerasa

Lo scorso 20 novembre, dopo poco più di cinquanta giorni di consultazioni, il primo partito tedesco, la Cdu di Angela Merkel, dopo aver provato a trovare un accordo con i liberali tedeschi, guidati da Christian Lindner, fu costretta ad ammettere che lo spazio per una coalizione di governo in formato Giamaica, comprensiva anche della Csu, che è una Lega della Baviera che ha la fortuna di non avere un Salvini, semplicemente non c’era. Tra le due coalizioni la distanza era troppa. Niente accordo sulla gestione dei migranti. Niente accordo sulla politica energetica. Niente accordo sulle centrali a carbone. Niente accordo sull’eliminazione delle auto a motore entro il 2030. Niente accordo sul ruolo della Germania in Europa. Niente accordo sul destino del Meccanismo europeo di stabilità. Niente accordo sulla politica di ricongiungimenti famigliari. Niente accordo sul destino della riforma del sistema fiscale.

 

Il prossimo 23 aprile, in Italia, saranno passati cinquanta giorni esatti dalle elezioni del 4 marzo e in questo arco di tempo le discussioni tra i leader dei due principali partiti di questa legislatura si è andata ad articolare su una serie di temi che vale la pena passare brevemente in rassegna. E’ giusto o no fare un governo prima delle elezioni in Molise? E’ giusto o no considerare Berlusconi il male assoluto? E’ giusto o no considerare un partito più presentabile di un altro? E’ giusto o no fare un governo che possa mettere a rischio un paio di giunte regionali? E’ giusto o no considerare un politico come candidato premier in un contesto politico che non prevede candidati premier? E’ giusto o no che una coalizione votata in quanto coalizione sia considerata una non coalizione? E’ giusto o no aspettare le elezioni in Friuli-Venezia Giulia per valutare se l’Italia abbia il dovere di stare dalla parte della Nato? E infine: è giusto o no – orrore – usare una sentenza di primo grado frutto di un’inchiesta di un magistrato amico per provare a fare scouting nello schieramento avversario?

 

Il senso del ragionamento lo avrete capito. In Germania, i primi cinquanta giorni di consultazioni sono stati utilizzati per confrontarsi sull’economia, l’Europa, l’immigrazione, il sistema fiscale, l’energia, il futuro del paese. In Italia, i primi cinquanta giorni di consultazioni non sono stati utilizzati per confrontarsi su questioni di economia, politica estera, finanza, fisco, immigrazione, Europa, Mediterraneo. Sono stati utilizzati dai due gemelli diversi del populismo italiano per confrontarsi sulle fregnacce. Sui capricci. Sui dispetti. Sulle scaramucce. Sui rancori. Sui livori. Sui veti ideologici. Dopo cinquanta giorni di consultazioni Luigi Di Maio e Matteo Salvini hanno spiegato bene agli italiani cosa non vogliono, ma si sono dimenticati di ricordare che passare cinquanta giorni a rincorrere il nulla, a non dire nulla e a parlare del nulla non è un modo per prendere tempo e provare magari a ragionare sul futuro dell’Italia. E’ solo un modo ridicolo di perdere tempo e dimostrare che l’unico interesse dei vincitori in fondo è incassare in qualche modo le sorprendenti e chissà se ripetibili vincite ottenute nella lotteria della demagogia elettorale. Se passati a discutere del futuro di un paese, cinquanta giorni sono nulla. Se passati a discutere del futuro di due leader, cinquanta giorni diventano un’eternità.

 

Per questo, ma non solo per questo, ai due leader vincenti ma non capaci non verrà concesso di governare da soli dal presidente della Repubblica anche nel caso in cui Matteo Salvini dovesse rompere con Silvio Berlusconi. Per questo, ma non solo per questo, la perdita di tempo degli ultimi cinquanta giorni potrebbe costringere il presidente della Repubblica a usare con Matteo Renzi lo stesso schema usato in Germania dal presidente Frank-Walter Steinmeier (Spd) con Martin Schulz (Spd). Lo schema potrebbe essere questo. Dato che è venuta meno la possibilità di mettere una forza moderata come Forza Italia tra i populismi di Di Maio e di Salvini (ieri, il Cav. ha ricordato a modo suo che con il M5s non c’è spazio di trattativa e che non gli farebbe pulire neppure i bagni di Mediaset), l’unica possibilità di avere un governo non precario e non direttamente riconducibile al presidente della Repubblica è portare il Pd a fare quello che a febbraio ha scelto di fare l’Spd: togliere il veto sul primo partito e allearsi con lui per far nascere un governo. L’accordo con la Cdu, da parte dell’Spd, avvenne nonostante la contrarietà di Schulz. L’accordo con il 5 stelle, da parte del Pd, potrebbe avvenire solo con la complicità di Renzi. Non è detto che finisca così (anche se Renzi, dopo avere giustamente messo i vincenti nelle condizioni di provarci, ora è pronto alla svolta).

 

Ma il presidente della Repubblica farà di tutto per evitare che l’alternativa a un governo votato prima di tutto dai vincenti (M5s e Lega) sia un governo guidato prima di tutto dai perdenti (Pd e FI). Il weekend porterà consiglio ma per evitare altri giorni di nulla è possibile che da lunedì Mattarella riparta da qui – e chissà che l’accordo raggiunto ieri dal Pd e dal m5s per far partire nel Lazio la giunta Zingaretti non sia davvero, per Renzi e Di Maio, l’inizio di qualcosa di più grande.

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