Il dissenso a Cinque stelle corre (per ora) solo sui social

Valerio Valentini

Davanti ai giornalisti, disciplinatissimi. Al punto da arrivare a telefonare per annullare interviste già fatte ("Non vi autorizzo, qua sennò scoppia un casino"). Ma sui social, nella presunta riservatezza delle proprie bacheche, nel proprio cantuccio virtuale, il contegno viene meno. E' così che anche nelle ore più convulse delle trattative per la formazione del governo, i parlamentari del Movimento 5 stelle, fedeli alle consegne del silenzio davanti alle telecamere, si sono però lasciati andare sui social. E' accaduto, ovviamente, anche nelle ultime ore, dopo l'attacco che Silvio Berlusconi, dal Molise, ha lanciato contro i Cinquestelle. "Gente che non ha mai fatto nulla", ha detto il Cav. "Gente - ha aggiunto - che nella mia azienda li prenderei per pulire i cessi". Il più sollecito a replicare, in questo caso, è stato Nicola Morra. Il quale forse, forse eccitato dal pronunciamento della sentenza sulla Trattativa a Palermo, non si è lasciato scappare l'occasione per alludere alla mafia. 

 

 

Meno acredine, e forse anche più inventiva, nella replica di Max Bugani, capogruppo grillino in consiglio comunale a Bologna, uomo di fiducia di Davide Casaleggio e socio storico di Rousseau.

Ma al di là della replica a Berlusconi, è stato senz'altro nella giornata di giovedì - quella in cui l'avvicinamento tra M5s e Forza Italia sembrava inarrestabile - che le bacheche Facebook dei Cinquestelle si sono surriscaldate. Specie quelle di chi, tra i pentastellati, vedeva come un vero e proprio tradimento l'ipotesi di un accordo che includesse, seppur in posizione defilata, il coinvolgimento del Cav. Luigi Gallo, toscano di nascita ma campano d'adozione, tra i meno entusiasti per la svolta governista messa in atto da Luigi Di Maio, ieri pomeriggio s'è ricordato della sua nota passione per i supereroi per lanciare il suo altolà.

 

 

Poi, a chi lo incalzava nei commenti, ribadiva: "Non ho condiviso né le aperture a Berlusconi, né le giravolte di cui parli ma finché non si va nel concreto della scrittura del programma stiamo ancora parlando di tattiche e strategie, resto allerto (sic)". 

 

Paola Nugnes, invece, ha scelto la riflessione lunga. Non si è sbottonata, coi giornali, ma le sue remore sulla strategia adottata da Di Maio le senatrice di Pozzuoli le ha riversate in una riflessione su Facebook in cui, quasi fuori tempo massimo, rispolverava gli antichi principi: "Noi non dovremmo avere poltrone e personalismi da difendere, abbiamo ideali da difendere a tutti i costi, non abbiamo leader poiché abbiamo solo portavoce. Uno vale uno". Poi, in ogni caso, in modo più icastico, e solo apparentemente banale, ribadiva il concetto in modo più laconico. 

 

 

Per dire, insomma, che i voti li ha presi il Movimento, e non Di Maio. Anche Barbara Lezzi, senatrice salentina col cuore a sinistra, dimostrava di aver tirato un sospiro di sollievo, all'uscita dell'ambasciata grillina dallo studio della presidente del Senato, Elisabetta Alberti Casellati. "La nostra ragion d'essere - scrive Lezzi - e l'impulso che ha dato vita al M5S stanno in quelle barricate invalicabili di cui parla Luigi Di Maio. Ignorare tali limiti significherebbe suicidarci, significherebbe soffocare la speranza di cambiamento che si è espressa senza alcun dubbio il 4 marzo". Alberto Airola, invece, senatore torinese con un passato da cameraman, spera ancora in un accordo col Pd. E lo fa in modo esplicito: da un lato pubblicando la lettera di uno storico elettore leghista che si sente tradito da Matteo Salvini, dall'altro chiedendosi, con tono polemico: "Ma veramanete non capisco: il PD ha fatto governi con Berlusconi, Alfano o è stato sostenuto da Verdini e adesso fa le bizze col M5S? Ma chi l'ha votato , l'ha fatto per vederlo ridursi così? Rispondetemi vi prego". E sempre da Torino, lo storico leader regionale dei grillini, Davide Bono, per due volte candidato governatore in Piemonte, al termine della giornata di giovedì esultava con una gioia che tradiva il malessere sopportato: "Andiamo avanti...questo è sicuro, ma non col cdx, non con B". 

 

Il più intransigente, però, giovedì è stato il deputato pescarese Andrea Colletti. Che già il 13 aprile scorso, dopo le prime voci sull'imminente mandato esplorativo alla presidente del Senato, aveva elegantemente commentato sulla sua bacheca: "Casellati, se vuoi i nostri voti, magna tranquilla...". Giovedì, invece, ha optato per uno "Spiegone generale".

 

 

Lunga analisi, il cui senso comunque, era racchiuso nelle poche righe in cui l'avvocato pentastellato si soffermava sull'ipotesi di "un accordo tra M5S e centrodestra". E spiegava: "Visto che abbiamo sempre lottato e criticato un personaggio vergognoso come Berlusconi, per i suoi conflitti di interesse, per i suoi reati, per i suoi compagni di partito (remember Previti e Dell'Utri eroi?) è sinceramente impossibile e piuttosto che votare la fiducia mi taglierei la mano". Di fronte a cotanta minaccia, forse la svolta del Cav è stata un atto di pietà.

This page might use cookies if your analytics vendor requires them.