Per il governo è l’ora di un aut aut

Giuliano Ferrara

Mattarella ha una responsabilità che va ben oltre il Consiglio europeo di giugno in cui si gioca il futuro dell’Unione europea e la stessa governabilità del sistema economico e politico italiano. Ha una responsabilità decisiva, e immediata, in quanto presidente della Repubblica, capo delle Forze armate e capo del Consiglio supremo di difesa. Da un lato c’è la sovranità del corpo elettorale, attraverso i meccanismi della democrazia rappresentativa, validi in regime maggioritario, figuriamoci in regime di proporzionale (due terzi di proporzionale, è la legge su cui si è votato). O c’è una maggioranza o non c’è, non ci vogliono mesi per comporla con un contratto alla tedesca, che allo stato dei fatti è con ogni evidenza una farsa di contratto all’italiana.

 

Ci sono venti di guerra in Siria, e un confronto duro tra occidente e Russia su Assad e le armi chimiche. Lo spettacolo di un paese dei balocchi bloccato da due ragazzini che hanno vinto una lotteria demagogica è indecente. O formano un governo alleandosi come possono, e le conseguenze se le assumono fino in fondo, oppure il governo Gentiloni deve essere rinviato alle Camere. Se non ha una maggioranza, e non ce l’ha, il Parlamento si scioglie e si rivota. E Gentiloni resta in carica a tutti gli effetti, con una rilegittimazione presidenziale e copertura istituzionale assoluta. Per certi aspetti quella che sembrava questione di settimane e di mesi, di elezioni in Friuli o in Molise, è diventata questione di giorni, se non di ore. Le scuse elettorali di calendario fanno pena. Non si votava sotto la neve, si è votato sotto la neve. Si potrà votare anche con un po’ di caldo. La politica non sopporta vuoti tanto abnormi, e la danza postelettorale rischia di diventare una danza macabra.

 

E’ il momento di un aut aut. Non è che possiamo assistere da spettatori primaverili con la capa fresca all’inverno geopolitico in preparazione. Con incarichi esplorativi al buio. Con politiche di sicurezza ed estere da definirsi con la giostra dei cavallini rampanti. O quei due si accordano per un governo, com’è purtroppo loro diritto, e definiscono una lista di ministri tra i quali difesa, esteri e gli altri, e un premier concordato e una linea europea e occidentale (forse) di alleanze e solidarietà, oltre i selfie sulla Piazza Rossa e altre amenità, oppure devono passare la mano al Quirinale che ha il compito gravoso di garantire la continuità e la saldezza istituzionale necessaria in una scena internazionale come quella che si sta profilando. E’ semplice, drammatico se volete, ma serio e grave davvero, per una volta.

This page might use cookies if your analytics vendor requires them.