Il M5s per “sgasarsi” deve andare al governo. Parla Federico Pizzarotti

David Allegranti

Roma. Federico Pizzarotti, sindaco di Parma, prossimo al lancio del suo nuovo partito ammette, parlando con il Foglio, che fare pronostici sulla riuscita del governo “è molto difficile. Ragionando con i parametri canonici del M5s non dovrebbe nascere mai niente. Nel partito di Di Maio decide tutto lui, dice di essere disponibile ad accordi ma in realtà sta giocando a svilire gli altri. Detta la linea, dicendo ‘io ci sto, e voi?’, e lanciando richieste e proposte non accoglibili da parte degli altri partiti, forte del fatto che il cittadino non coglie il vero senso della sua proposta: le persone vedono solo che c’è qualcuno che non l’ha accettata”. In questo caso gli avversari, a partire dal Pd. Prevedere la traiettoria del gioco di Di Maio è dunque molto difficile. “Non so a che cosa porterà, non so se Lega e M5s faranno qualcosa insieme oppure se si arriverà a un governo temporaneo per poi tornare a votare. C’è da dire che in Parlamento è appena arrivata tanta gente nuova, quindi subentra anche un ragionamento personale: ‘Se torniamo al voto, e magari non mi rieleggono?’. Ci sono insomma delle resistenze personali interne, sia tra i vincitori sia tra gli sconfitti. Difficile, con questi elementi, avere una linea chiara. Detto questo, io auspico che venga data la fiducia o una non sfiducia al M5s: l’unico modo per farli scendere sotto il 30 per cento è farli governare. Se non governano avranno sempre la scusa pronta: ‘Noi faremmo anche un sacco di belle cose, ma non ce lo permettono’. Farli governare servirebbe a sgasarli”.

 

Pizzarotti è convinto che il M5s abbia avuto anche “aspetti positivi, di presidio, di controllo e di moral suasion. Leggo di vicepresidenti della Camera che hanno rinunciato all’indennità. Questo è evidentemente stato frutto del M5s, come già era accaduto in precedenza nelle regioni sui vitalizi. Oggettivamente, la vecchia politica non l’avrebbe fatto se non, come oggi, per paura di perdere consenso”. Il sindaco di Parma non crede a figure terze che, tra Di Maio e Matteo Salvini, possano assumere il ruolo di presidente del Consiglio. “Qui o cede uno dei due o il Parlamento deve trovare un’altra soluzione. Di Maio che chiede a Forza Italia di mettere fuori Berlusconi e al Pd di mettere fuori Renzi non lo fa per perdere tempo ma perché vuole metterli in difficoltà. Vuole poter dire: ‘Vedete? Non mi hanno manco risposto’. Anche se si sa che è, appunto, una falsa richiesta”. Ma un’alleanza Pd-Cinque stelle è invece possibile? “I Cinque stelle secondo me non possono proprio fare alleanze con nessuno, salvo sorprese incredibili. Possono ragionare, casomai, in termini di obiettivi, però non sono in grado di fare alleanze. Il Pd potrebbe dare l’appoggio esterno, senza chiedere ministri, togliendo l’alibi del governo al M5s e poi lavandosene le mani. Potrebbe dire al M5s: ‘Voi fate quello che volete fare, noi vi consentiamo di farlo finché non ci deluderete’. Sarebbe un punto di forza per il Pd e sarebbe molto rischioso per il M5s. Il gioco lo condurrebbe il Pd. Al primo errore o alla prima occasione utile, potrebbero lasciare a piedi il M5s. Ma tanto non vogliono, perché Renzi per primo non vuole farlo. E il Pd è ancora Renzi. Tra i renziani c’è chi è convinto di poter tornare. Ma finché sono ancorati a questa logica, il Pd resterà – come il M5s anche se per motivi diversi– ostaggio di quattro-cinque persone”.

 

Intanto Di Maio si rivolge ad alcuni ex ministri del Pd, da Dario Franceschini a Maurizio Martina, “cercando di imbonirli. Ma è un modo per svilirli, non riconosce loro dei meriti”. Insomma, la strada è lunga. E Pizzarotti che cosa vuole fare da grande? “Noi abbiamo creato questo nuovo partito. E’ giusto chiamarlo così e non dobbiamo vergognarcene, perché le parole, diceva Nanni Moretti, sono importanti. D’altronde è il contenuto che determina il contenitore. Il prossimo 14 e 15 aprile sottoscriveremo lo statuto e la carta dei valori, depositeremo il simbolo e il nome. L’ambizione è aggregare forze civiche a livello nazionale per candidarci in maniera strutturata alle elezioni comunali e regionali del 2019”. Anche se, spiega Pizzarotti, se qualcuno vuole candidarsi alle elezioni amministrative del prossimo giugno non ci sono preclusioni. “L’obiettivo è il 2019, ma non escludiamo nessuno già da adesso”. “Il civismo – spiega Pizzarotti – vuol dire tante cose e niente. Dobbiamo superare le ideologie, ammesso che ci siano ancora. Questo non vuol dire non avere ideali, anzi. Ma non ci deve essere il giogo dei dogmi, da destra o da sinistra. Dobbiamo superare i cliché. Parliamo piuttosto di obiettivi da raggiungere. La natalità va incentivata non perché è un valore in cui credere ideologicamente, ma perché un tema importante”. Così come l’integrazione. “Io non credo nei blocchi navali, nei muri, nei fili spinati, c’è gente disperata che lascia i propri paesi per guerra o per fame e non la fermi. Troverà il modo di passare. E non lo fa perché si diverte ma perché non ha alternativa. Dunque bisogna distinguere il delinquente dalle persone giuste. Bisogna gestire l’immigrazione, non impedirla”. Senza ideologie, sottolinea ancora Pizzarotti. A ottobre poi ci sarà la prima assemblea nazionale “con tutte le persone che nel frattempo avranno aderito. Auspico di essere contattati da altri amministratori”.

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