L’Europa e il M5s En Marche

David Carretta

Bruxelles. Quel che sembrava impossibile fino a poche settimane fa, riguardo ai contatti tra il Movimento 5 stelle e la macroniana En Marche!, oggi sembra prendere corpo, anche se rimangono da risolvere molte contraddizioni prima che Luigi Di Maio possa marciare con Emmanuel Macron in Europa. Anzitutto, la possibile incompatibilità del leader Cinque stelle con lo stesso presidente francese e la costellazione di personalità europeiste con cui Macron intende rifondare il panorama politico dell’Ue. Il progetto macroniano è stato delineato in un discorso alla Sorbona dello scorso settembre. “Non lascerò a questi grandi partiti europei il monopolio del dibattito sull’Europa e le elezioni europee. Perché è necessario che siano i cittadini a rifondarla, dalla base, dal basso, per davvero”, aveva detto Macron, lanciando proposte come le liste transnazionali. Il Partito popolare europeo, il Partito socialista europeo, l’Alleanza dei liberali e democratici per l’Europa sono una finzione. “Macron ambisce a scardinare il sistema politico europeo che si fonda su partiti puramente nazionali, creando una famiglia politica europea più autentica”, spiega al Foglio Alberto Alemanno, professore all’Hec di Parigi e attento osservatore della macronlandia e della bolla brussellese. “Pensare che i 5 stelle abbiano vocazione a entrare in quella famiglia mi sembra azzardato”, dice Alemanno. Ma “i colonnelli di Macron stanno cercando di capire quali possano essere i loro interlocutori in Italia”.

 

Uno dei colonnelli di Macron sull’Europa è Pieyre-Alexandre Anglade, incaricato di tenere i rapporti di En Marche! con gli altri partiti. Interrogato dal Foglio, Anglade non ha voluto confermare se sono in corso contatti con il M5s. Eppure il tempo stringe. Per avere accesso ai finanziamenti pubblici legati alle elezioni del 2019, i partiti politici europei devono dichiararsi entro luglio. I colonnelli di Macron guardano un po’ ovunque nella costellazione delle formazioni europeiste e liberali. Ciudadanos in Spagna è il boccone più ambito (alcuni sondaggi indicano il movimento di Albert Rivera come il primo partito). I liberali della Fdp in Germania sono un altro interlocutore, malgrado l’ostilità di Christian Lindner ai progetti di Macron sulla zona euro. 

 

In Portogallo c’è la neonata Alleanza liberale. Nell’est europeo, sono in corso contatti con diversi nuovi movimenti di base (Slovacchia e Romania) oppure con partiti che hanno già avuto un effetto dirompente. Macron incontrerà a maggio il primo ministro della Repubblica ceca, Andrej Babis, arrivato al potere con il suo nuovo partito Ano. La futura Europe En Marche dovrebbe costruirsi con pezzi dell’Alde, il cui presidente Guy Verhofstadt vedrà Macron l’11 aprile. In Italia, “i colonnelli di Macron parlano con +Europa”, rivela Alemanno, che è stato candidato del movimento guidato da Emma Bonino. “Il Pd continua ad avere questa vocazione, ma vista l’assenza di leadership i colonnelli di Macron sono tentati di parlare con altri”. Secondo Alemanno, nella “normalizzazione” i 5 stelle “si stanno chiedendo dove schierarsi nell’arco costituzionale europeo” e “questo spazio oggi potrebbe essere quello di Macron”.

 

A Bruxelles un avvicinamento tra i Cinque stelle e l’Europe En Marche è ritenuto “prematuro”, anche se i 5s ammettono che “è uno scenario”. Il gruppo con Nigel Farage “è morto con la Brexit”, è necessaria una nuova collocazione, ma in questo momento la priorità di Luigi Di Maio è il governo. In caso di accordo con la Lega, “la strada Macron diventa difficile”, spiega una fonte. “Con un governo M5s-Lega, non vedo come potrebbe realizzarsi un’alleanza con Macron”, dice un esponente del gruppo liberale. Il tentativo del M5s di entrare nell’Alde del gennaio 2017 non è di buon auspicio. L’accordo negoziato in gran segreto da Verhofstadt saltò a causa di una ribellione dei deputati liberali, che ancora oggi guardano con grande sospetto a Di Maio. “E’ uno scherzo?”, ha commentato su Twitter la deputata ceca di Ano, Martina Dlabajová, quando il Foglio ha rivelato l’interesse per En Marche!. “I liberali avevano rigettato l’ingresso dei 5stelle nell’Alde per la sua opposizione all’euro, all’Unione bancaria e alle regole di bilancio dell’Ue”, ha ricordato il catalano Ramon Tremosa. In prima linea contro quell’alleanza innaturale tra euro-entusiasti ed euro-populisti c’era anche una macroniana di ferro: Sylvie Goulard. In realtà, è lo stesso Macron a dare l’impressione di non avere le idee chiare sugli alleati con cui vuole rifondare il panorama politico dell’Ue. Il ritardo nella formazione del governo di Angela Merkel ha rallentato la sua tabella di marcia. Il 17 aprile Macron parlerà davanti al Parlamento europeo. Secondo un’altra fonte, entro quel giorno dovrà decidere “se stare dentro o fuori l’establishment dell’Ue”.

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