Rinfacciare ai grillini di esserlo? E’ condannarsi a essere subalterni

Daniele Raineri

Roma. Sì, i grillini hanno fatto un accordo politico con la Lega e Berlusconi. Sì, Roberto Fico appena eletto presidente della Camera è laureato in Scienze della comunicazione e in passato ha lavorato in un call center. Se pensate che questi siano due argomenti buoni da rinfacciare ai tifosi dei Cinque stelle e spendibili per fare opposizione contro di loro allora siete ancora intrappolati nel modo di pensare di prima del 4 marzo e quel risultato elettorale non è servito a nulla. Cominciamo dal secondo argomento – il curriculum di Fico, da alcuni considerato inadeguato – che è anche il più facile da liquidare. Prima di tutto se non andiamo errati negli altri partiti non abbondano i luminari della scienza o gli studiosi di fama internazionale, e se per sfida si mettesse mano ai curriculum personali non si sa quanti uscirebbero dal confronto in modo dignitoso. Inoltre attaccare un politico populista perché ha lavorato in un call center oppure perché ha una laurea in Scienze della comunicazione è la ragione per cui il populismo corre così forte. I suoi elettori volevano questo: una persona con un profilo normale e con esperienze normali che li rappresentasse dentro le istituzioni. Ha scritto una tesi completamente inutile per cercare lavoro, ha trovato occupazione in un call center, ha passato un anno sabbatico a reddito zero. La vita di Fico è un copione perfetto nel suo genere, musica per le orecchie di supporter che vogliono portare un fuoricorso alla guida del paese. Ci sarebbe stato da scandalizzarsi se lo scomparso Partito comunista avesse schierato un metalmeccanico o la Dc un professore con un anno di seminario alle spalle? Non ci vuole una laurea per comprenderlo.

 

Anche il primo argomento – ecco vedete i grillini fanno quello che prima rimproveravano agli altri – non tiene. Il loro elettorato li ha votati per ragioni disparate, per esempio perché voleva colpire un sistema politico che considera privilegiato, oppure per un desiderio represso di rivincita – “vaffanculo”, “vi dovrete cercare un altro lavoro” – oppure ancora perché crede nelle promesse elettorali molto generose (e senza copertura). In tutti questi casi, l’accordo con Lega e Berlusconi per la presidenza di Camera e Senato è una quisquilia che a malapena sarà registrata dal radar del grande pubblico ed è buona soltanto per fare qualche boutade su Twitter. Intendiamoci: in teoria chi lo fa notare ha ragione, ma si tratta di un punto irrilevante e si sa di chi è la ragione. Spostare voti è un’altra cosa, spostare voti richiede che gli elettori smettano di credere in massa alle proposte e alla storia di un partito e affidino la propria sorte personale a un altro partito. Devi avere un programma chiaro e allettante, devi mostrare compattezza e sicurezza. Se il Pd crede che rinfacciare ai grillini i loro accordi politici oppure le loro comparsate televisive – avevano detto che non li avrebbero fatti! – oppure la mancanza di streaming per i prossimi anni sia la strategia vincente, si rassegni a un ruolo di subalternità irrimediabile.

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