'O miracolo di san Di Maio. Pauperistica del voto campano

Enrico Nuzzo

Da tempo immemorabile, popolane e credenti di Napoli, in chiesa, chiedono a Dio di pregare (l’Autorità Suprema) San Gennaro affinché conceda loro “’na bona jucata”, la “benedizione” salvifica di una vincita al lotto (A. Dumas, Il Corricolo, Napoli, 1993, p. 267; P. Gunn, Napoli un palinsesto, Napoli, 1971, p. 237), sogno e ultimo approdo di chi è disperato. Il sogno sembra ora materializzarsi, prender forma. Non è più insensato pensare che lo stato debba provvedere al mantenimento di chi non ha niente e a cui la tradizionale classe politica, chiacchiere a parte, non ha saputo nemmeno riconoscere un briciolo di dignità. I Cinquestelle daranno a tutti un reddito di cittadinanza. E’ gente nuova, onesta. Si è “tagliata” lo “stipendio”: mantiene le promesse! L’idea si è impadronita di chi ha vissuto senza certezza del domani. La mente si è illuminata, la speranza si è accesa, l’allucinazione si è diffusa, la “visione” si è espansa.

     

In fondo, a ben considerare, si tratta di un diritto a fronte di un legittimo risarcimento. Non è stato Gramsci a intravedere e denunciare l’asservimento del sud alle aree produttive del nord del paese? Su quale fondamento certe fazioni hanno costruito consenso e rendita di posizione? Perché la passata classe politica ha, sia pure alla sua maniera, distribuito danaro pubblico? Niente si regala. Quelle elargizioni erano, perciò, a fronte di un diritto, in qualche modo, negato e/o malamente soddisfatto, se non sistematicamente calpestato. Il reddito promesso spetta. Finalmente c’è chi lo riconosce e può soddisfare le attese. D’altra parte dov’è il lavoro? Dove gli investimenti, i piani di difesa del territorio, di riconversione delle aree un tempo produttive, quali le infrastrutture avviate o realizzate? Dopo tanto parlare che v’è di concreto? Cosa ha fatto la vecchia politica se non pensare a se stessa, gestire malaffare, convertire, non di rado, la propria famiglia in un clan imperante e da trasmettere in eredità per il governo di clientele? I Cinquestelle si candidano solo per due legislature; qualcuno di primo piano, addirittura, pur certo della rielezione, ha rinunciato al seggio! A chi è stato folgorato da questi messaggi si è aggiunto pure la parte di città sul cui territorio – oltre che nelle aree di provincia – la criminalità ha osato di tutto e laddove è vigile l’attesa di una radicale bonifica dell’ambiente, unico rimedio alla crescente diffusione dei malati di cancro di ogni età, a causa dei veleni iniettati nelle viscere della terra. Da qui l’incetta dei voti da parte dei grillini nei quartieri popolari: 60 per cento a Pianura e Ponticelli, 61 per cento a San Giovanni a Teduccio e Miano, 62 per cento a Scampia, 64 per cento a Barra.

    

Il consenso dei pentastellati nell’intera città è del 52 per cento, poco più di un elettore su due. Perciò non soltanto i “disperati” hanno guardato loro con attenzione, ma parte della stessa società civile. Piccoli imprenditori, impiegati, studenti, benestanti, professionisti, casalinghe, pur se ancora chiusi nel loro mondo, gelosi custodi dei piccoli privilegi di cui godono, non disposti e/o comunque inadatti ad esprimere prospettive per il domani e ad essere di esempio e fiducia per i giovani. Un’umanità distante, disillusa, incapace di iniziative, per dirla con Flaubert, vecchia, stanca, nauseata di tutto, ha colto al volo l’occasione del benservito ai vecchi politici. Meglio il salto nel buio della scelta dei pentastellati, piuttosto della riconferma di fiducia a coloro che ne hanno sistematicamente fatto l’uso peggiore (lauti vitalizi ed indennità, corruzione a tutto spiano, città e periferie abbandonate, sporcizia per ogni dove). V’è pure parte di borghesia operosa, per lo più, medio – piccola, attiva, aperta, con una nuova e ariosa visione delle cose e protesa verso quello che cambia, che ha votato in chiave anti sistema. Utile, per questa parte della città, disarcionare gli apparati dei partiti e loro rappresentanti, lontani e distanti dal mondo del lavoro e, per come reclutati, sempre più incapaci di percepire le più elementari esigenze delle persone e di una comunità.

     

Lo “spaccato” di Napoli è l’emblema della realtà del sud del paese. Cambiano i nomi, gli attori, le forme. I problemi sono gli stessi e, da tempo immemorabile, in egual maniera “governati” ed irrisolti. La geopolitica del voto, non a caso, rende evidente che i pentastellati, per come si sono proposti, per i segnali diffusi (solo 2 mandati, tagli dei privilegi, etc), sono stati capaci di trasmettere messaggi d’onestà, di vicinanza alle persone e, per questo, hanno potuto farla da padroni. La corsa dei Cinquestelle s’è alimentata del propellente composto dai suindicati ingredienti e il traguardo vittorioso ora fa crescere le aspettative di quelli che ne hanno sostenuto l’exploit e lo sprint. La loro “forza” è nella perpetuazione delle suggestioni evocate; il pericolo è nella responsabilità del governo del paese. Esaurito l’entusiasmo per i risultati conseguiti, restano, in questa seconda evenienza, gli impegni presi, che non potranno essere liquidati come promesse impossibili da mantenere. Non varranno, a questo proposito, regole di Bruxelles, connessioni di sistema, vincoli da tirare in ballo chissà come e quando. Tutto è in un semplice atto di volontà (questa è la percezione), nell’azione politica di chi, in piena consapevolezza, ha garantito di poter fare e di agire.

    

Nessuno è disposto a sentire che i 45 miliardi per il reddito di cittadinanza sono pressoché impossibili da reperire, che la bonifica dei territori è opera ciclopica, di lungo periodo e di costi rilevanti. Le spiegazioni postume sulle difficoltà a dare seguito ai programmi propalati non reggono al cospetto di gente che combatte quotidianamente la lotta della sopravvivenza e/o che vive nell’angoscia dell’improvvisa comparsa di un nemico invisibile e spietato, che esala dalla terra. E’ salutare acquisire cognizione piena e responsabile della realtà. Non è riduttivamente a repentaglio la perdita dei favori della parte di società civile chiusa in se stessa e pronta a mutar partito. Una bomba sociale, crescente nelle proporzioni, rischia seriamente di esplodere. V’è consapevolezza che diventa sempre più difficile disinnescarla perseverando in promesse non mantenute e indulgendo in lusinghe? Di Maio stesso ne pagherebbe le conseguenze.

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