Il sorpasso della Lega su Forza Italia nel centrodestra che non perde

Paolo Emilio Russo

Che non ci fosse aria di “grande festa” si era capito subito, quando a Forza Italia hanno scelto di non farsi proprio vedere. Da Nord – dove gli azzurri sono stati fagocitati dalla Lega – a Sud – dove il crollo del Pd ha portato al trionfo del M5s – nessuno aveva molta voglia di parlare. A contenere la doppia botta che era in arrivo ci hanno pensato in stereo i due capigruppo, Paolo Romani (dalla tv) e Renato Brunetta, dalla Camera dei deputati dove ha allestito un piccolo comitato. Intanto, alla sede di San Lorenzo in Lucina, l’ufficio elettorale di Gregorio Fontana, raccoglieva i dati e provava a diffondere ottimismo. L’unico positivo e incontrovertibile è che “la coalizione di centrodestra ha vinto ed è la prima realtà politica del paese”. Dopo la nota, prima Romani ha snocciolato i dati, poi Brunetta ha raccontato che “avendo noi vinto, ci sarà la corsa a venire con noi, ci saranno dei responsabili…”.

 

Tutte le proiezioni, però, segnalano che gli azzurri sono lontanissimi dalla soglia che avevano sperato di poter raggiungere, quel 40 per cento che avrebbe consentito di ottenere la maggioranza. “Non avevamo previsto il crollo del Pd, i cui voti sono andati al Movimento 5 stelle, che ha preso i collegi del Sud”, aggiunge il capogruppo uscente, che anche dice di essere in corsa per il ministero dell’Economia. Se Silvio Berlusconi tace, rassicura i suoi che le cose potrebbero riaprirsi coi voti veri e dice, però, di “avere fatto il massimo”, di essersi sottoposto a una prova complicata, come “dieci trasmissioni televisive in un giorno”, scotta lo smacco del sorpasso della Lega. Matteo Salvini ha personalizzato lo scontro con Matteo Renzi e sembra essersi avvantaggiato delle difficoltà del Pd. Non solo. Ma la sudditanza nei temi o la timidezza nell’imporre una propria agenda ha fatto sì che il centrodestra facesse il pieno in tutto il Nord, ma che gli azzurri finissero fagocitati proprio dalla Lega.

 

A tarda notte Forza Italia in Lombardia e in Veneto, dove la Lega è fortissima, erano al 15 e al 10 per cento. “Deciderà il premier il partito che avrà più seggi”, ha provato a puntualizzare Brunetta, contando su un risultato migliore del partito di Berlusconi al Sud rispetto alle percentuali del Nord. E’ in Campania e in Sicilia, dove il M5s fa il pieno, che gli azzurri riescono a sfiorare quota 20 per cento. Non è bastato il risultato al di sotto delle aspettative di Noi con l’Italia, il partito centrista di Maurizio Lupi, Lorenzo Cesa e Raffaele Fitto. Fratelli d’Italia ottiene un buon risultato, ma subisce pure lui la concorrenza della Lega. Ignazio La Russa, però, si è chiaramente sfilato da una ipotesi di “alleanza tra noi, la Lega e il Movimento 5 stelle”. Il segretario leghista si limita a un tweet in maiuscolo: “GRAZIE”. Gli sherpa dei tre segretari si sono già consultati durante la notte, ma si sono dati appuntamento a lunedì sera, quando arriveranno i risultati definitivi. Il “sorpasso” leghista non è soltanto uno smacco morale per il fondatore di Forza Italia, ma si traduce in una complicazione per il quadro politico. Come potrebbe il segretario leghista allargare il perimetro della maggioranza, cosa che invece Antonio Tajani poteva fare agilmente? Accetterà il leader leghista di fare un passo indietro? Difficile immaginarlo. Per questo ad Arcore si spera in un ribaltone, che il coordinatore siciliano forzista Gianfranco Miccichè faccia il miracolo di portare a casa una percentuale sufficiente a pareggiare i conti con il Carroccio e a sbloccare la situazione.

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