Il grande vaffa antisionista non è fake

Redazione

Lorenzo Fioramonti, “ministro” dello Sviluppo in un eventuale governo di Luigi Di Maio, ieri si è difeso dalle accuse di boicottaggio di Israele, da lui praticato in qualità di professore all’Università di Pretoria (Fioramonti si rifiutò di partecipare a un convegno sulla crisi idrica del Sudafrica assieme all’ambasciatore israeliano, ricevendo il sostegno del Bds, il boicottaggio di Israele). E’ naturale, persino giusto, che Fioramonti cerchi di minimizzare quanto è successo. Ma il popolo grillino sui social e nei suoi forum esulta, chiede il bis, plaude alla decisione del loro beniamino di ostracizzare Israele, tacciato di “apartheid” e “colonialismo”, spacciando ai propri eletti un complotto (giudaico-massonico?) per mettere fuori uso il loro “ministro”. Questa ovazione antisionista è sempre stata lì, nel sito di Beppe Grillo ad esempio, dove basta una semplice ricerca per scoprire quanto profonda sia la foga del vaffa contro Israele.

  

La verità è che non esiste in Europa un partito antisionista come i 5 stelle, antisionismo che è il risvolto del loro terzomondismo antioccidentale. Perché Israele, nella coscienza pentastellata, è una pianta aliena in un medio oriente che doveva rimanere arabo-islamico. Forse soltanto il Labour di Jeremy Corbyn, diventato un caso da manuale per il suo antisemitismo sfacciato praticato dai più triti Livingstone, si avvicina al livore grillino contro l’unica democrazia del medio oriente, Israele. Da Livorno a Roma, nelle città dove hanno amministrato i grillini, il risentimento, la demonizzazione e il sussulto antisraeliano si sono infiltrati per la prima volta in Italia grazie ad amministrazioni che hanno prestato il fianco alla delegittimazione. Ma cosa accadrebbe se i 5 stelle salissero al governo del paese? A Torino un rettore, Gianmaria Ajani, considerato dai 5 stelle un punto di riferimento, è nella bufera per aver ospitato nelle proprie aule una serie di convegni antisraeliani dove si perora apertamente il boicottaggio dello stato ebraico. Quali ripercussioni avrebbe un governo grillino per i rapporti economici fra Italia e Israele? E per la libertà di ricerca fra i due paesi? E per la violenza verbale e politica contro i simboli dello stato ebraico? Sono domande che tutti, anche e soprattutto coloro che dicono di avere a cuore la “soluzione due stati”, dovrebbero porsi e su cui dovrebbero meditare. Perché quella con cui flirtano da anni i 5 stelle è la “soluzione di un solo stato”. E non è quello ebraico.

 

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