Periferia elettorale. Il caso Torre Angela, Roma, Italia

Marianna Rizzini

Roma. Ci sono i collegi uninominali, ma a Roma, per ora, è come se non ci fossero. La campagna elettorale, infatti, procede zitta zitta tra piazze, circoli, cinema e bacheche Facebook, dove avvengono i principali scontri a distanza – a distanza nel senso che i contendenti raramente si incontrano e scontrano dal vivo, men che meno in tv o via radio. Eppure lo scontro ci sarebbe. Specie per il Pd, partito che a Roma deve recuperare consensi persi negli anni precedenti. Ed era infatti con intento quantomeno combattivo che al Nazareno si era pensato, poco più di un mese fa, avendo in corsa nel collegio Roma 1 (centro) il premier Paolo Gentiloni, di tentare la rimonta in periferia, mandando a Roma 5 (Torre Angela e Tor Bella Monaca, con Tiburtino, Prenestino-Labicano e Prenestino-Centocelle) il presidente pd Matteo Orfini, deputato uscente ed ex commissario del Pd romano nel periodo successivo al deflagrare dell’inchiesta “Mafia Capitale” e a ridosso del caso Marino.

 

Nel collegio 5, infatti, si profila la sfida tra Orfini e il candidato m5s Lorenzo Fioramonti, colui che ai vertici dei Cinque Stelle è stato considerato papabile – addirittura – per un futuro Ministero dell’Economia, e tra i due e Barbara Mannucci, giovane leghista già deputata pdl fino al 2013. E all’ex commissario Orfini (anche candidato al proporzionale in altro collegio), forte dei trascorsi periferici in cui si issava sulle sedie al Laurentino 38 nei giorni duri di Mafia Capitale, tocca ora uno dei collegi non in discesa per i dem (anzi), motivo per cui il presidente pd, ubiquo nei giorni in cui c’è da fare campagna per il partito nazionale, nei fine settimana scandaglia i caseggiati del collegio, postando video e commenti su Facebook mentre Fioramonti, già “cervello in fuga” per auto-descrizione su il Fatto.it, già professore ordinario di Economia Politica all’Università di Pretoria dopo un’esperienza in Germania, già nemico del Pil come come indicatore del grado di benessere della nazione e amico del reddito di cittadinanza “come forma di garanzia nei confronti delle famiglie”, sottolinea, sempre su Facebook, al grido di #loradelriscatto, il ritorno alle radici a Tor Bella Monaca, quartiere dove l’espatriato, che nel 2017 veniva notato dai vertici a Cinque Stelle durante un convegno alla Camera, racconta di aver “trascorso gran parte dell’adolescenza”.

 

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E i due, Orfini e Fioramonti, per quanto quasi coetanei, per quanto entrambi non appartenenti al genere “urlante” di candidato all’uninominale, non potrebbero essere più diversi, non fosse altro per la diversa storia, con Fioramonti in esilio di lavoro nelle casematte dello “sviluppo sostenibile” e Orfini nella Roma dove andava in scena il dramma catartico della sinistra, e proprio negli anni del suo romanzo di formazione da ex colonna militante della sezione Mazzini (quella del Massimo D’Alema d’antan). E poi di Giovane Turco, e ancora dopo di “renziano” realpolitico, con giorni difficili a margine del caso Marino, giorni in cui era parso che l’Ex Giovane Turco, anche ufficiale di collegamento tra area ex Pci-Pds-Ds e area renziana, fosse diventato bersaglio per gli uni e per gli altri, nonostante i mesi di lavoro da commissario.

 

“Ieri ho passato la giornata a Tor Bella Monaca”, scrive Fioramonti, “…ho incontrato donne che lottano contro lo spaccio e utilizzano le proprie risorse per ripulire e recuperare l’edilizia popolare che ormai da anni è stata abbandonata dalla pubblica amministrazione…”. “Ieri sono stato a Tor Bella Monaca”, scrive Orfini, “…incontrando uomini, donne, ragazzi” che “mi stanno facendo entrare nelle loro case, mi stanno accogliendo per raccontarmi i loro problemi, le paure, le speranze. Sto conoscendo la generosità di chi per aiutarti a comprendere ed essere aiutato a sua volta, ti apre le porte di una comunità e te ne fa sentire parte”. E però Roma 5 è anche il collegio in cui, sempre apparentemente in sordina, gareggia il centrodestra (e la destra-destra) con Barbara Mannucci, che su Facebook ieri, giorno in cui, secondo alcuni sondaggi, a Torre Angela veniva data in vantaggio, scriveva: “Riprendiamoci l’Italia, stop invasione, rimpatri immediati”. E a quel punto Roma 5 diventava un piccolo specchio del tutto.

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