"La piovra del M5S"

Luciano Capone

Roma. La disciplina sull’elettorato passivo prevede alcune limitazioni e definisce le cause di ineleggibilità e incandidabilità, ma da nessuna parte descrive la condizione di “impresentabilità”. Un candidato può essere incandidabile o ineleggibile, ma non “impresentabile”. L’idea secondo cui un indagato non dovrebbe candidarsi non è una legge dello stato, ma uno standard grillino. E per questo dovrebbe essere applicato prima al M5s. Quanti sono gli impresentabili nel partito di Casaleggio? 

 

In questi giorni molti quotidiani, seguendo la pratica inaugurata da Rosy Bindi alla commissione Antimafia, hanno iniziato a pubblicare i loro elenchi di impresentabili che includono tutti (o quasi) i candidati indagati a qualsiasi titolo. Chi ha aperto la caccia agli impresentabili è stato Luigi Di Maio. Dopo le polemiche sulla candidatura di Emanuele Dessì, finito nell’occhio del ciclone per le sue frequentazioni con un noto esponente della famiglia Spada e per l’affitto da 7 euro al mese in una casa popolare, il candidato premier del M5s è partito all’attacco: “I giornali italiani hanno sbattuto in prima pagina tutta la vita di Emanuele Dessì, cittadino incensurato candidato al Senato con il MoVimento 5 Stelle. Ieri abbiamo parlato e abbiamo convenuto che la cosa migliore per tutelare lui e il MoVimento 5 Stelle fosse il ritiro della sua candidatura, cosa che abbiamo fatto”. Ma in realtà le leggi non prevedono la rinuncia a una candidatura dopo il deposito delle liste, e lo steso Dessì dice di aver firmato una carta senza capirla. Dopo questo gioco di prestigio, che non impedisce al firmatario di candidarsi né lo costringe a dimettersi, Di Maio ha invitato gli altri partiti a far firmare la medesima “dichiarazione di rinuncia” ai loro “impresentabili”: “Gli impresentabili sono nelle liste di un centrosinistra che ha rinnegato la lezione di Berlinguer sulla questione morale. E sono anche nelle liste del centrodestra”. E poi ha stilato una sua lista di persone da eliminare: “Di seguito trovate i nomi degli impresentabili dei partiti. Devono sparire dalle liste. Ora!”. Dopo questa uscita diversi giornali, in particolare quelli più vicini al grido di battaglia di Di Maio, hanno iniziato a stilare liste di impresentabili in cui sono assenti i candidati grillini. Eppure ce ne sono.

 

Uno dei più importanti esponenti del M5s, l’ex membro del direttorio Carlo Sibilia, è stato da poco rinviato a giudizio dal tribunale di Pescara per l’accusa di violenza privata e interruzione di pubblico servizio. E con lui sono stati rinviati a giudizio altri due parlamentari del M5s, gli abruzzesi Gianluca Vacca e Daniele del Grosso, oltre alla consigliera regionale Sara Marcozzi. I portavoce protestavano contro la realizzazione dell’elettrodotto Villanova-Gissi in Abruzzo da parte di Terna e si opponevano all’esproprio di un terreno di proprietà di uno di loro, l’onorevole Del Grosso. Tutti e tre, nonostante le gravi accuse e il rinvio a giudizio deciso dai giudici, sono stati candidati. Sibilia è capolista nel listino in Campania, mentre Vacca è capolista in Abruzzo. Del Grosso è stato addirittura ripescato: aveva avuto uno scarso risultato alle parlamentarie, finendo prima riserva, ma è stato ripreso per i capelli da Di Maio e paracadutato nel collegio uninominale di Chieti. Applicando lo standard di presentabilità di Luigi Di Maio ci troviamo di fronte a tre “impresentabili”. Anche loro “devono sparire dalle liste”? Anche loro hanno firmato la rinuncia farlocca come Dessì?

 

Il problema della presentabilità, che come un elastico si tende e si allenta a seconda delle necessità, non riguarda solo le politiche ma soprattutto le amministrazioni locali, dove a causa del numero di amministratori coinvolti e la gravità delle accuse che vengono loro mosse, sta prendendo forma quella che potrebbe essere definita, sempre secondo gli standard grillini, la “Piovra M5s”. Chi non ricorda la “Piovra Pd”? Quell’immagine mostrata in tv da Alessandro Di Battista con i nomi di tutti gli amministratori dem indagati, molti dei quali sono stati poi prosciolti o assolti? Ebbene, i tentacoli della “Piovra M5s” si stanno espandendo in ogni comune pentastellato. A Roma, nella capitale, è stato arrestato uno stretto collaboratore della sindaca e un paio di assessori sono stati costretti alle dimissioni appena sfiorati dalle indagini. Quando però gli avvisi di garanzia sono arrivati alla sindaca lo standard di presentabilità si è abbassato: Virginia Raggi è a processo per falso e mantiene il suo posto. Il nuovo assessore al Bilancio, Gianni Lemmetti, è stato preso da Livorno già indagato per diversi reati. Filippo Nogarin è indagato insieme a Lemmetti, ma successivamente si è aggiunta l’accusa di concorso in omicidio colposo dopo l’alluvione di Livorno. Certo, si tratta di un reato colposo, ma quando la stessa indagine è toccata alla dem Raffaella Paita (poi assolta) per l’alluvione in Liguria, i grillini chiedevano le dimissioni immediate. Anche a Torino la coppia sindaco-assessore al Bilancio è sotto inchiesta per falso, ma la prima cittadina Chiara Appendino è indagata anche per omicidio colposo dopo i fatti di piazza San Carlo. Sotto indagine sono anche il sindaco di Bagheria e quello di Civitavecchia e nessuno di questi sindaci si è dimesso.

 

Ovviamente sono tutte persone per bene fino a dimostrazione del contrario, ma per il M5s, come spiega Di Maio, la presentabilità è un’altra cosa. Non è l’assenza di condanne, ma l’assenza di sospetti: chi è indagato è impresentabile. Ciò che però non si capisce del ragionamento di Di Maio è perché i suoi impresentabili siano presentabili.

This page might use cookies if your analytics vendor requires them.