Ressa elettorale. Ecco come si compilano le liste nel conclave di Arcore

Paolo Emilio Russo

Roma. Sfiancato più che altro dalla noia, alla fine ha gettato un elenco di nomi sul tavolo: “Avrei piacere che candidaste queste persone: pensate sia possibile?”. Silvio Berlusconi è da tre giorni ostaggio dei colonnelli, che sfilano uno a uno – divisi per delegazioni regionali – nella sala studio di Villa San Martino. Cellulari spenti o appoggiati sul tavolo, silenziati, si accalorano sui collegi uninominali ex A1 (più o meno sicuri) precipitati dai nuovi sondaggi in un baratro chiamato B3 (come vengono classificati quelli “non contendibili”) e provano a prendersi i migliori. Chi vince un collegio uninominale sarà premiato; ai “gregari” del proporzionale si prospetta un posto sì sicuro, ma di seconda fila. Ecco perché tutti cercano un uninominale buono, dove si possa vincere facile. Il problema è che ce ne sono proprio pochi. Lombardia, Veneto, Molise, ieri la Puglia e il Lazio sono i dossier già esaminati.

 

Il rituale è sempre lo stesso: il padrone di casa ascolta la relazione del coordinatore, si fa raccontare il “piano” con le proposte di candidature, dà il via alla zuffa e intanto, con aria sorniona, sfoglia dei plichi: sono sondaggi che indicano non solo come evolve la situazione elettorale ma, soprattutto, chi la gente crede vincerà in un determinato posto, cioè il sentiment.

 

Vertice Pdl presso Villa San Martino ad Arcore residenza di Silvio Berlusconi


   

Quando le cose sono sul punto di degenerare, il Cavaliere distribuisce quei fogli e gela i presenti: nulla è sicuro, dovranno cercarsi i voti uno a uno. “Saranno più giusti i sondaggi ufficiali, quelli di Alessandra Ghisleri, o quelli di Antonio Noto?”, è la domanda ricorrente. Custodi delle regole di questo “tavolo permanente” Niccolò Ghedini, cui spetta la (pen) ultima parola, Licia Ronzulli e Sestino Giacomoni. Addetto a sedare gli scontri più tosti è Gianni Letta. Durante le riunioni l’unico contatto con l’esterno è il tablet (ma solo per vedere i lanci di agenzia) e il black out serve per evitare spifferi all’esterno che possano “inquinare” la trattativa e creare tensioni con gli alleati principali.

   

Berlusconi resta in modalità “federatore” e non vuole strappi. Ecco perché lui, “padre-padrone”, si è ritrovato a pregare i “suoi” coordinatori di recuperargli un buco nelle liste per un Francesco Ferri di qui o per un Adriano Galliani di là. I “suoi” candidati sono quelli che hanno incontrato maggiori resistenze e, tra un collegio uninominale e infinite possibilità sui listini plurinominali dove è obbligatoria l’alternanza uomo-donna, è cominciato il grande – ed estenuante – gioco degli incastri.

  

Chi subentra al plurinominale, se capolista e secondo vengono eletti nel collegio? In più di un’occasione, annoiato, il Cav. si è alzato dal tavolo delle trattative e ha lasciato gli altri a discutere. Nessuna lista può dirsi in realtà chiusa. I “tavoli permanenti” regionali sono stati sciolti e convocati – come si dice in gergo – “a domicilio”. Mentre ad Arcore sfila un’altra delegazione, i coordinamenti regionali si riuniscono negli uffici di Camera e Senato. Anche chi è sicuro non sa bene dove finirà candidato: alla sede di Forza Italia, a San Lorenzo in Lucina, si presentano tutti per la formalità dell’accettazione della candidatura, ma ancora non si sa per dove, in quale collegio.

   

Chi è in bilico aspetta. E si sono viste scene di panico: è bastato che i coordinatori staccassero il telefono per qualche ora perché aspiranti candidati pensassero di essere stati “abbandonati”. L’adrenalina resterà in circolo almeno fino a lunedì sera, quando dovranno essere consegnate le liste in Tribunale. Chi controllerà che i coordinatori non sbianchettino qualche nome all’ultimo secondo, come è già accaduto in passato? Sono già pronte le “scorte”.

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