Il Ppe tifa Berlusconi. E spera nel divorzio post-elettorale da Salvini

Redazione

Baci, abbracci, grandi sorrisi e pacche sulle spalle. Il viaggio a Bruxelles di Silvio Berlusconi è stato un trionfo. Almeno ufficialmente. Persino Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione Ue non sempre in sintonia con il Cav, ha parlato di un incontro “eccellente”. E al coro si sono uniti alcuni degli esponenti di spicco del Ppe. Dal capogruppo al Parlamento europeo Manfred Weber (“È una gran cosa che Silvio Berlusconi sia a Bruxelles: abbiamo le stesse idee, avere un'Europa forte e un'Italia forte. Non credo che ci sia alcun bisogno di riabilitazioni: Silvio Berlusconi è un grande europeo, un grande
statista italiano”) fino al segretario generale del Ppe, lo spagnolo Antonio Lopez: “Per noi l'Italia è importantissima, lo dico come europarlamentare spagnolo: la parte sud dell'Europa ha bisogno di avere più presenza nelle decisioni fondamentali che si stanno prendendo in Europa, a Bruxelles. Il nuovo governo e l'influenza del presidente Berlusconi sarà essenziale”.

 

Insomma, alle elezioni del prossimo 4 marzo il Ppe tifa centrodestra. Anche se sarebbe meglio dire tifa Berlusconi. Perché nonostante le dichiarazioni ufficiali, a Bruxelles e nel resto d'Europa, la possibilità che la Lega possa ottenere un voto in più di Forza Italia spaventa e non poco. Così per ora ci si “tura il naso” nella speranza che, dopo il voto, le strade del Cav. e di Matteo Salvini (non a caso mai citato nelle dichiarazioni degli esponenti del Ppe) si separino.

 

Lo spiega bene al Foglio Alain Lamassoure, ex ministro dei governi Chirac e Mitterand, eurodeputato e membro dell'ufficio di presidenza del gruppo del Ppe: “Berlusconi ha già governato con la Lega. Non vedo perché il Ppe dovrebbe fargli cambiare idea, in seguito, anche se nessuno, al di fuori dell'Italia, dovesse ritenerla la soluzione migliore”. Tradotto: il Ppe non cercherà di influenzare la formazione di un eventuale governo di centrodestra, che ovviamente è questione interna. Certo, l'impressione è che in pochi in Europa, saranno felici di questo.

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