Il M5s boccia l'uomo dei microchip. Ma a rimetterci è il suo ex collaboratore

Enrico Cicchetti

Quando sul blog di Beppe Grillo hanno iniziato a comparire i primi nomi dei candidati delle liste per il proporzionale una cosa è stata subito evidente: il tentativo del Movimento di darsi “una lucidata” abbandonando la linea più dura e, soprattutto, “cospirazionista”. Non a caso il Sole 24 ore domenica titolava: “Il nuovo M5s ‘governista’ di Di Maio: fuori complottisti e teste calde, largo ai moderati”. Così insieme a Giorgio Sorial, che nel 2014 diede del “boia” all’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano; a Elisa Bulgarelli, che si lamentò per i “cerchi magici” nel M5s, tra i silurati è finito anche il nome di Paolo Bernini. Chi è? Per saperlo basta fare una rapida ricerca su Google.

   

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Bernini è il deputato che, intervistato da “Ballarò”, spiegava come i poteri forti “ci controllano, ho visto un documentario, mettono i microchip sotto pelle”. Ma anche il militante vegano sempre in prima linea per smascherare i complotti più inquietanti: dall’11 settembre “macchinazione americana” a Bin Laden che forse è ancora vivo, dal controllo mondiale del gruppo Bilderberg ad altre amenità sul finanziamento occulto dell’Isis.

   

C’è però un mistero che Bernini non è ancora riuscito a svelare. Lo ricordavamo proprio qui, sul Foglio, nel settembre scorso: quando pagherà i suoi debiti con Lorenzo Andraghetti? E alla fine il più dispiaciuto di tutti per la non candidatura di Bernini potrebbe proprio essere lui. “Esatto, non vedrò mai i soldi che mi spettavano”, dice al Foglio Andraghetti, ex collaboratore parlamentare del deputato bolognese del M5s e oggi ricercatore a Lisbona. Oppure, a seconda dei punti di vista, “noto rosicone mai eletto nonostante svariate candidature interne al M5s”, come lo descriveva Manlio Di Stefano in una chat WhatsApp interna al Movimento, trapelata sulla stampa.

   

"Dopo aver appreso che l’On. Paolo Bernini non è entrato nelle liste della Camera ho capito che non vedrò mai i circa 70mila euro che mi deve per aver perso la causa di lavoro contro il sottoscritto. Pur avendo avuto per cinque anni uno stipendio da 14mila euro al mese, l’onorevole risulta coi conti in rosso e grazie ad una legge dello stato, con lo stipendio impignorabile”.

    

La querelle tra i due era durata mesi. Alla fine, in aprile, il tribunale di Roma aveva accolto il ricorso di Andraghetti, licenziato “senza giusta causa” dal deputato nell’ottobre del 2015, e condannato Bernini a risarcirgli una cifra di circa 70mila euro. “Bernini mi ha detto che non ero vegano come lui e che per questo avrei perso il posto di collaboratore”, spiegava Andraghetti nell’ottobre del 2016. “Ma non credo che questi fossero i veri motivi. Credo che Bernini abbia ricevuto qualche diktat dall’alto. Iniziavo a essere troppo scomodo e discordavo con la linea autoritaria del M5s”, aveva aggiunto Andraghetti, sfidante (espulso) del grillino “ortodosso” Massimo Bugani alle primarie per le amministrative di Bologna.

   

“A febbraio – spiega ora al Foglio lo stesso Andraghetti – forse la Camera sbloccherà delle somme accantonate per circa 15mila euro. Il resto del credito lo recupererò probabilmente nell’arco di una vita, sempre che l’ex onorevole si trovi nuovamente un lavoro. Nel frattempo le promesse del candidato premier Di Maio sono rimaste lettera morta, o meglio dire, bugie”. Sì, perché sul dossier Andraghetti era intervenuto anche Giggino. Sentito da Filippo Roma delle Iene (“Perché un parlamentare del Movimento 5 stelle non rispetta una sentenza? Perché rivendica l’impignorabilità, tipico privilegio di quella che chiamano casta?”) Di Maio disse che “le sentenze si rispettano” e si impegnò a far rispettare anche quella che dà ragione all’ex collaboratore. Oggi le sue sembrano promesse da marinaio. E forse a credergli è rimasto solo Bernini. Si fiderà del candidato premier grillino, quando tranquillizza gli esclusi dicendo: “C'è posto agli uninominali”? Chissà che il deputato dei microchip non trovi davvero uno scranno. Con Andraghetti ad aspettarlo in riva al fiume.

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