Paragone senza Gabbia

David Allegranti

Roma. “Paragone candidato? Buon per lui. A noi così risolve un problema”, dicono a La7. “Il mercoledì sera conducevo La Gabbia. Poi è arrivato Salerno. E sono uscito dalla tv per parlare alle persone guardandoci negli occhi”: la bio su Twitter di Gianluigi Paragone, già direttore della Padania e conduttore della Gabbia, non ha bisogno di molti approfondimenti. Il Salerno citato è Andrea, un tempo mente di Gazebo e oggi direttore di La7. Non si sono mai piaciuti, politicamente e antropologicamente sono incompatibili. Uno ex leghista popolano di Varese, l’altro di sinistra “de Roma”. Fino alla rottura con la chiusura del programma di Paragone, preceduta da mesi di indiscrezioni sulla candidatura del conduttore con i Cinque stelle, anticipata da un comizio insieme ad Alessandro Di Battista nel febbraio scorso nella sua città a pochi chilometri da Milano e dall’intervista a Luigi Di Maio, la prima da candidato premier, sul palco della convention di Rimini a settembre. A VareseNews, Paragone, ex direttore della Padania, ha raccontato com’è nata la candidatura: “I vertici del Movimento conoscendo il mio profilo mi hanno cercato e ho accettato di candidarmi. In questi giorni gira la voce di una mia presenza in qualità di indipendente, ma non è così. Del resto quella figura vale solo per la sinistra per nascondere altro. Nel M5s non è così e quindi mi sono iscritto come gli altri alle parlamentarie”. Se le vincerà sarà dunque candidato, probabilmente al Senato. “Se son rose fioriranno, se son stelle brilleranno”, dice. Stando a quanto risulta al Foglio, il contratto del giornalista è in scadenza. A La7 dicono che la candidatura non danneggia l’emittente, perché “Paragone non sta andando in video”. Problema risolto, insomma: c’è un contratto in meno da rinnovare.

 

“Con la politica – ha raccontato lui – sono in pari: mi ha messo in Rai come vicedirettore, ha brigato per levarmi. Ho agevolato loro il compito e me ne sono andato. Da vincitore: lasciare un contratto a tempo indeterminato non è da tutti”. Paragone nel 2009 diventò vicedirettore di Rai 1 in quota Lega, quando c’era ancora Umberto Bossi, poi passò alla vicedirezione di Rai 2. La candidatura con i Cinque stelle pare essere l’evoluzione di un percorso, durante il quale Paragone ha anche litigato con Matteo Salvini, e che è culminato con la pubblicazione di “GangBank” (Piemme) e con un altro libro in uscita il 20 febbraio, “Noi no!”, a pochi giorni dalle elezioni politiche. In più occasioni il giornalista ha attaccato Salvini, anche sul Fatto quando il leader leghista si presentò su un palco con la bambola gonfiabile dicendo che era Laura Boldrini: “Che piaccia oppure no, Salvini ha risollevato la Lega e l’ha rimessa al centro di uno spazio politico. Lo ha fatto criticando l’Europa, la legge Fornero e le politiche sull’immigrazione dei recenti governi. Arrivato al dunque però si è perso. Ha cominciato a parlare come un disco rotto, confermando l’impressione che oltre quei due-tre concetti non sa andare. La cretinata della bambola gonfiabile rappresenta la corda del ring dove Salvini cerca riparo nella speranza di uscire e piazzare un colpo. E’ la battuta di chi ormai non sa più come scaldare quella platea a cui ha già sciorinato di tutto”.

 

Il segretario leghista non ha mai gradito molto questi “apprezzamenti”. “Il risparmio è la nostra vita”, dice Paragone annunciando la presentazione per sabato 6 gennaio di “GangBank” a Mestre, insieme a Luigi Di Maio e David Borrelli, eurodeputato del M5s. La famosa chiusura del famoso cerchio. “Problema risolto”, per La7. Non è la prima volta che un’emittente televisiva trova una soluzione con una candidatura al Parlamento. Anche se a dire la verità in questo caso la soluzione è stata gentilmente offerta da altri. Berlusconi che ha un partito schiera i suoi giornalisti, come Giovanni Toti, ex direttore di Studio Aperto, prima europarlamentare e poi presidente della regione Liguria. Spesso gira anche il nome di Alessandro Sallusti, direttore del Giornale, come possibile candidato. Il Cav. ci ha provato pure con Paolo Liguori, offrendogli la candidatura alla regione Lazio, ma gli è andata male: il direttore di Tgcom24 ha detto no, grazie.

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