Il Partitino dell'antimafia

Redazione

Il vantaggio, probabilmente, è che non dovranno passare per le forche caudine della lista degli impresentabili. Un po’ perché giocano in casa, insomma la fanno loro, un po’ perché sono tutti presentabilissimi. E ci mancherebbe altro. Non sappiamo bene che nome dare, al nuovo agguerrito partitino che si va formando, ma quanto al programma potremmo raccontarvelo a occhi chiusi. E’ il Partito dell’antimafia. O qualcosa di simile, se proprio sentivate la mancanza di un’infornata di ex magistrati e fiancheggiatori politici annessi. Pietro Grasso è il leader di Liberi e uguali, ma è soprattutto l’ex procuratore nazionale Antimafia e a questo deve la sua carriera politica. Sta lavorando alle liste. E nella sua congrua quota di posti sicuri, si racconta, potrebbe forse entrare Franco Roberti, suo successore nella carica fino al novembre scorso. Rumors indiscreti raccontano che un posticino di riguardo lo potrebbe alla fine, per senso del dovere, occupare Rosy Bindi, nella scorsa legislatura presidente della commissione parlamentare Antimafia ed erinni degli impresentabili. Non ci sarà Antonio Ingroia, che di recente ha preferito lanciare con Giulietto Chiesa un suo nuovo cespuglio, la Lista del popolo – La mossa del cavallo, di cui per altro non s’è più avuto notizia. Quando nel 2013 si candidò con la sua Rivoluzione civile, fece un buco nell’acqua che ancora la memoria civile degli italiani non è riuscita a colmare. E i maligni già spiegano che la componente “antimafia” del partito di Grasso potrebbe fare una fine analoga: piacciono di più, nei sondaggi, le truppe di Fratoianni e persino quelle di Pippo Civati. Ma se il Partito dell’antimafia dovesse trionfare, ci pensate? Il posto da Guardasigilli avrebbe già un nome sicuro: l’antimafioso Nino Di Matteo. Auguri, Italia.

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