Il nuovo Codice etico del M5s è la conferma dell'eversione grillina

Redazione

Per la prossima infornata di parlamentari in casa Cinque stelle c'è tempo sino a mezzogiorno del 3 gennaio. Mancano solo pochi giorni dunque alla scadenza per presentare la candidatura parlamentarie grilline. Lo ha reso noto oggi in un post sul sacro blog il candidato premier nonostante tutto Luigi Di Maio, che ha tenuto a precisare che "è ora di pensare in grande. E' ora di andare al governo e fare quello che i partiti non hanno mai avuto la libertà di fare", ossia l'originalissimo "garantire agli italiani una migliore qualità della vita".

 

Essendo però un "MoVimento aperto", ma "integerrimo", all'interno delle liste "c'è spazio solo per chi esaudisce completamente i criteri di onestà, competenza e trasparenza. Non ci sarà mai spazio nelle liste per i condannati, per chi è in conflitto d'interesse, per i voltagabbana, per gli approfittatori, per chi vuole usarci come un taxi per andare in Parlamento, per chi vuole privilegi". Proprio per questo ecco il nuovo "Codice Etico” - che a differenza di quello del 2013 elimina il divieto di coalizione con altre forze politiche -, insomma le regole di comportamento politico da rispettare e sottofirmare. Un contratto con il M5s che riporta all'articolo 5 il seguente passaggio:

 

Un passaggio non da poco visto che è in netto contrasto con quanto scritto all'interno della nostra Costituzione, quella che il Movimento 5 stelle continua a dire che "è la più bella del mondo". All'articolo 67 infatti riporta queste poche e semplici parole: 

 

Questo non è un problema da poco. Un problema che rafforza quanto detto da più importanti giuristi italiani, Sabino Cassese - professore emerito della Scuola Normale Superiore di Pisa, ex ministro della Funzione pubblica, giudice costituzionale per nove anni dal 2005 al 2014 - al direttore Claudio Cerasa pochi giorni fa: "Non è solo un problema costituzionale, è un problema di democrazia, e l’unica parola che oggi mi viene in mente per sintetizzare la questione, che riguarda il Movimento 5 stelle, è una: qui si parla di eversione, non solo di Costituzione”, aggiungendo che "i nostri ordinamenti sono fondati su un principio chiave che riflette il senso della nostra Costituzione: le democrazie sono rappresentative, cioè indirette, e possono avere alcuni innesti di democrazia diretta. Il Movimento 5 stelle vuole rovesciare questo rapporto, che è previsto dalla Costituzione e vuole mettere la democrazia rappresentativa alle dipendenze della democrazia diretta. Qui si parla di eversione, non solo di Costituzione”.

 

 

L'ennesima riprova dell'eversione che c'è alla base del M5s, la stessa che continua a non vedere l'editorialista di punta del Corriere della Sera Ernesto Galli della Loggia e, con lui, parte del giornalismo mainstream italiano. Se infatti per Galli della Loggia "la storia dimostra con un gran numero di esempi che se in un sistema politico fondato sul suffragio universale una parte comunque grande degli elettori si orienta per un partito «eversivo» c’è poco da fare: è perché gli altri partiti, i partiti dei «buoni», sono stati inferiori, drammaticamente inferiori al loro compito", un partito che inserisce clausole contrattuali ai parlamentari che vanno in netta contrapposizione alla Carta costituzionale non sono solo un problema tecnico. E' ben di più

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