Votare contro la decrescita

Redazione

Per il Natale gli italiani hanno speso 10 miliardi, stime Coldiretti e Codacons; un più 2 per cento in linea con la tendenza del pil. Da collegare all’aumento della fiducia dei consumatori misurata dall’Istat a dicembre, 116,6 punti rispetto ai 114,4 di novembre, e all’ottima tenuta delle imprese, 108,9 punti, che recupera il picco di giugno 2007. Secondo il Censis il 78,2 per cento degli italiani si dichiara soddisfatto delle condizioni di vita, certo aspirando al meglio. La sempre criticata timidezza della ripresa ha riportato l’Italia, dopo la recessione, ai livelli di 17 anni fa: al Duemila, passaggio di millennio del quale conserviamo un ricordo mitico. Potremmo in un giorno gettare via i sacrifici di un decennio se non sceglieremo con la testa, dimenticando chiacchiere populiste, balle sull’etica dell’identità. Non sarà come le altre volte, la X sulla scheda elettorale sceglierà tra le forze, imperfette certo, della stabilità, e i partiti del No, quelli sicuramente perfetti per il salto nel buio.

 

Esagerazioni? Un voto, la Brexit, ispirato dal capriccio di una élite, sta rovinando una potenza come il Regno Unito, dotato di una moneta che dal 1489 ha dominato il mondo. Un altro voto, il referendum sulla secessione della Catalogna dalla Spagna e quindi dall’euro e dalla Ue, ha messo in fuga aziende, lavoro, turismo: e solo per un’intenzione. Viceversa un terzo voto, che ha sepolto il nazionalismo lepenista e premiato l’europeismo di Emmanuel Macron, ha tenuto la Francia nel benessere.

 

Il M5s in testa ai sondaggi ha un programma no euro, contro crescita e consumi, ignorante in economia. L’incompetenza di Virginia Raggi e il misero albero Spelacchio, sono solo antipasti: il referendum di Luigi Di Maio costerebbe 300 miliardi di titoli pubblici vincolati all’euro e una svalutazione di redditi e patrimoni del 30-40 per cento. Più un saldo di 39 miliardi da pagare al bilancio europeo, circa quanto toccherà a Londra. Non sono solo i 5 stelle a scherzare con il fuoco. La sinistra di Grasso & Boldrini (leggi Massimo D’Alema), strizza l’occhio ai grillini; intanto per il tramite di Pd come Michele Emiliano tiene in ostaggio l’Ilva, 5 miliardi di investimenti, 20 mila posti di lavoro. Considera cosa propria il gasdotto Tap in un paese la cui energia dipende per l’80 per cento dall’estero e dalla Russia. Gli stessi che già volevano bloccare l’Expo e l’alta velocità.

 

Matteo Salvini è anti europeo benché la Lega governi Lombardia e Veneto, che prosperano in Europa più della Francia, quanto la Germania. Salvini avrebbe votato Marine Le Pen; ora tifa per il gruppo di Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia) e per gli estremisti austriaci. Cioè per i più duri avversari interni della Ue, per chi minaccia gli interessi territoriali e commerciali dell’Italia, per chi blocca il ridislocamento degli immigrati. Le gravi conseguenze della politica della descrescita e della fuga dalla realtà (e dall’euro) bastano come motivi per votare con la testa e magari con il portafoglio?

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