Volonterosi carnefici delle riforme

Redazione

Cadeva domenica l’anniversario della vittoria del No nel referendum del 2016. Vittoria che da allora è stata trasformata dal fronte anti renziano duro e puro in un’operazione che non ha precedenti nella nostra storia, ma ne ha, fatte le proporzioni, nelle regressioni della storia francese, russa e tedesca. La rivoluzione francese iniziò con le migliori intenzioni, poi finì con le ghigliottine, la dittatura e le controriforme. Quella russa impose, oltre ai gulag, la cancellazione di ogni simbolo artistico “degenerato”. Del nazismo è stato esplorato, dallo storico Daniel Goldhagen nei “Volonterori carnefici di Hitler”, l’aspetto più inquietante: la conversione all’antisemitismo di massa, ben oltre la cerchia del Führer, di una borghesia che era stata colta, tollerante e moderna. La densa retorica con la quale Pietro Grasso, nel primo anniversario del 4 dicembre, ha preso la guida della sinistra antirenziana chiamandola “Liberi e uguali”, quasi fossimo un regime schiavista, si accompagna a un’operazione che arriva alla destra formato Matteo Salvini passando per i grillini: la demolizione di ogni riforma e atto che sappia di renzismo. Dalle pensioni al Jobs Act, dalla Tap all’Ilva agli investimenti privati nei centri cittadini, all’Alitalia. La “pasionaria” Anna Falcone (nessuna parentela), approdata tra i liberi & uguali dopo trascorsi con Antonio Ingroia e Luigi De Magistris, predica di “ripulire il paese da ciò che è stato imposto dalle multinazionali, dalle banche dai poteri occulti”. Salvini e Di Maio, sempre più in sintonia, dicono lo stesso dell’Europa e dell’articolo 18. E’ un simil-peronismo che soffia sulla paura della modernità, della globalizzazione, del merito; e graverà sul debito, sul lavoro e sui giovani. Ma vale tutto per questi volonterosi carnefici dell’Italia.

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