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Beppe Sala si presenta alla città e non vuole proprio sembrare di destra

Bastonarlo da sinistra, col rischio implicito seppure blando di favorire la destra, è un gioco classico della sinistra. Si vedrà se Francesca Balzani, la Royal baby di Giuliano Pisapia, riuscirà nell’impresa.

24 Dicembre 2015 alle 06:18

Beppe Sala si presenta alla città e non vuole proprio sembrare di destra

Giuseppe Sala (foto LaPresse)

Milano. Bastonarlo da sinistra, col rischio implicito seppure blando di favorire la destra, è un gioco classico della sinistra. Si vedrà se Francesca Balzani, la Royal baby di Giuliano Pisapia, riuscirà nell’impresa. Bastonarlo da destra, col rischio evidente di favorire la sinistra, è invece una strategia inedita. Però Silvio Berlusconi, al momento, sembra che per Milano così si voglia regolare. Intervistato ieri da Andrea Cangini, direttore del Quotidiano Nazionale, alla domanda circa la scelta di un candidato “capace di battere l’ex commissario all’Expo Giuseppe Sala”, il leader di Forza Italia ha risposto: “Scherza? Secondo me Sala non riuscirà a vincere neanche le primarie del Pd”. “E perché?”. “Perché per quanto uno possa fingere, la verità prima o poi viene a galla”. “E quale sarebbe la verità?”. “La verità è che Giuseppe Sala è un uomo del centrodestra, lo è sempre stato. Altro che Pd… Ce lo presentò Bruno Ermolli e ha collaborato attivamente con la giunta Moratti. Pensa che uno così possa essere votato dalla sinistra?”. “I sondaggi dicono di sì”. “Solo perché la nostra operazione verità non è ancora iniziata. Quando, con dovizia di particolari, ricorderemo a tutti da dove viene Sala, vedrà”. Il siparietto è gustosissimo, ma la dice lunga anche sulla confusione che attanaglia il centrodestra, in senso generale e in particolare nella più ravvicinata delle battaglie strategiche del 2016: la sindacatura di Milano.

 

Non è dato sapere se Beppe Sala – candidato non ufficiale del Partito democratico, ma candidato mainstream del partito di Matteo Renzi – sia più preoccupato della concorrenza a sinistra dell’area ex Pisapia (che legittimamente comprende alcune aree del Pd milanese), oppure le proditorie rivelazioni con cui il centrodestra proverà a macchiarne l’immagine (Il Giornale, per portarsi avanti, ieri gli ha dato di voltagabbana). Per il momento, è chiaro che Sala sta provando a tenersi distante da entrambi i pericoli. Fa di tutto per non sembrare il candidato del partito della nazione, anzi a Repubblica ha proprio detto che il Pd è sì il suo partito di riferimento, “ma io sono un esterno che vuole parlare di Milano. Non assocerò mai il mio nome a categorie politiche nazionali”. Ha chiuso l’uscio a destra: “Ha votato Pisapia o Moratti, nel 2011?”. “Pisapia”. Ha sbattuto la porta in faccia al centro: “Lavorerò – se vinco – con chi, a sinistra, ci sarà. Quel che è certo è che non farò nessun allargamento all’Ncd”.

 

[**Video_box_2**]Quel che è evidente è che la campagna elettorale di Sala (le firme per le primarie sono state raccolte in 48 ore) sarà politica, non “tecnica” e solo basata sulla rendita d’immagine dell’Expo, di cui invece conta “lo spirito”. Ed è questa la scommessa che il Pd milanese ha fatto su di lui. Il concetto era piuttosto chiaro, ieri pomeriggio, al Teatro Franco Parenti, dove Sala ha ufficialmente annunciato la candidatura alle primarie. Non troppe parole, dieci minuti, il senso politico di uno slogan forse un po’ anodino “Noi, Milano”, che però strizza l’occhio alla società civile: “Essere ambiziosi nella progettualità”, “città omogenea”. Spezzoni di società civile c’erano, pubblico non propriamente giovane, non proprio Leopolda, un po’ di vecchio Pd. Quanto al programma, l’annuncio è rimandato – non sarebbe serio, questa l’idea, presentarsi con la ricetta già pronta: il programma nascerà attraverso un lavoro condiviso, che non butterà a mare tutta l’eredità di Pisapia. Non a caso ieri c’erano in prima fila tutti gli assessori della giunta uscente che già si sono schierati con lui, più Emanuele Fiano, “generoso” nel suo passo indietro. C’era soprattutto Umberto Ambrosoli, l’unico al fianco di Sala, un “amico particolare” convinto che “a Milano c’è la possibilità di coinvolgere un elettorato più ampio di quello classico di centrosinistra”. Guiderà lui il comitato per Sala. Molta etica.

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