Musica
ricordo di una iper-donna •
Dolly Parton era tutto quello che le insegnavano a non essere
Sotto il luccichio della sua apparenza, la ragazza del Tennessee era una femminista con una risata. Il primo, vero, woke: al naturale, senza slogan

Foto ANSA
Sentimi bene, ho una pistola nella borsetta e finora ho lasciato perdere perché mi hanno educata così, ma se ci provi un’altra volta ti trasformo da un galletto a una gallina in un colpo solo”. La battuta non era di Dolly Parton, ma di Patricia Resnick che aveva scritto il soggetto e la sceneggiatura del film “Dalle 9 alle 5 orario continuato” in cui la meravigliosa ragazza del Tennessee, scomparsa martedì a ottant’anni, interpretava la segretaria di un tizio immondo che buttava a terra fogli e matite solo perché lei si chinasse a raccoglierle e lui le potesse sbirciare le tette a suo comodo. Non era sua, ma avrebbe potuto benissimo. Anche questo articolo avrebbe potuto essere scritto elencando una dopo l’altra le sue battute e i testi delle sue canzoni – l’ha fatto il Guardian poche ore fa – e sarebbe stato certamente migliore, perché vi sarà chiaro che una che risponde a un intervistatore che la schernisce per il suo look di andarci piano perché “costa un sacco di soldi sembrare così cheap” è un genio assoluto da cui possiamo solo sperare di imparare qualcosa. Però abbiamo una tesi da dimostrare e vogliamo provarci lo stesso, e dunque ripartiamo dal film e dai concerti: con quella scollatura, le acconciature torreggianti, gli abiti strizzatissimi e gli zoccoli a tacco alto, Dolly Parton era tutto quello che i manuali di quegli anni, correvano gli Ottanta thatcheriani delle camicie col fiocco e la gonna a pieghe e del “dress for success” di John T. Molloy, insegnavano a non essere; dunque, tutto quello che avremmo voluto poterci permettere, battute comprese ai prof. che allungavano le mani e ai disgraziati che ci offrivano gli stage cena inclusa e nonostante le gonne a pieghe.
Dolly Parton raccontava di essersi ispirata per il suo personaggio alla puttana del paese, una che perfino sua madre, moglie di un fattore sfranta da una vita di privazioni e di gravidanze, guardava dall’alto in basso: “Aveva le unghie laccate di rosso, il rossetto e i capelli ossigenati, era la donna più bella che avessi mai visto”. Bisogna avere coraggio per esagerare, ma bisogna anche avere molta intelligenza per non farsi sopraffare dalle proprie esagerazioni, e lei possedeva entrambi, inclusa la capacità di guardare a se stessa attraverso la giusta prospettiva dell’ironia; e sotto quel luccichio, fra i milioni di libri donati ai bambini di tutto il mondo, nel sostegno milionario alla ricerca sul vaccino anti Covid perché sì, se abbiamo avuto Moderna è anche grazie a lei, ha insegnato a tutti a essere a proprio agio con quello che sentono di essere.
Dolly Parton era il woke originario, senza slogan, frutto di una predisposizione alla solidarietà nata mentre sua madre le cuciva abiti di scampoli per i quali veniva bullizzata mentre lei, e anche questo è un suo testo, li trovava meravigliosi perché “c’era amore in ogni punto”. Una iper-donna come l’Europa non ha mai conosciuto, perché le nostre eroine, anche quelle di ieri, non solo le dolenti paladine dei luoghi comuni di oggi, non ridono, non hanno la battuta pronta, e soprattutto occultano le tette, quand’anche ne siano provviste. Noi abbiamo avuto le Virginie Woolf che volevano le stanze tutte per sé ma vi tenevano segregate le sorellastre forse malate di mente e forse no, quelle che giocavano sull’ambiguità come Sarah Bernhardt, le finte sorelle come le Wolcott Perry. Il nostro femminismo è sempre stato penitente, quello di Dolly ti inchiodava alla tua insipienza con una risata, e quando venne varata la legge sui bagni, rispose che avrebbe fatto pipì dove capitava (come tutte le donne intelligenti: questa idea che i bagni femminili siano degli immacolati santuari deve essere sfatata). Conscio che il suo elettorato ha parato a lutto le porte di casa, Donald Trump ha ordinato che le bandiere dei cinquanta stati federati restino a mezz’asta per una settimana intera. Lei aveva rifiutato tutte le onorificenze che il Commander in Chief le avrebbe appuntato volentieri sullo strabiliante petto.