Dolly Parton se n’è andata come una vera rockstar. Un modello di intelligenza, coraggio e stile

La cantante è morta martedì all’età di 80 anni. Aveva rifiutato la Presidential Medal of Freedom, offertale due volte da Trump e una da Biden, ma raramente si è visto un cordoglio tanto bipartisan. Una carriera tra recitazione, beneficenza e quasi tremila canzoni
26 AGO 26
Ultimo aggiornamento: 13:52
Immagine di Dolly Parton se n’è andata come una vera rockstar. Un modello di intelligenza, coraggio e stile

Foto ANSA

Dolly Parton, una delle poche figure capaci di unire l’America di oggi, è scomparsa martedì all’età di 80 anni. Aveva rifiutato la Presidential Medal of Freedom, offertale due volte da Donald Trump e una da Joe Biden. Ma raramente si è visto un cordoglio tanto bipartisan.
E’ stata un’innovatrice e un’artista prolifica; un’imprenditrice di successo e una benefattrice silenziosa. Ha scritto circa tremila canzoni, pubblicato una cinquantina di album e venduto nel mondo circa 100 milioni di copie. I numeri, pur impressionanti, non spiegano il peso che ha avuto nella società americana. Nel discorso di inserimento nella Rock and Roll Hall of Fame, la cantante Pink ha detto che Parton “ha creato storie strazianti e capaci di toccare profondamente l’anima sulla vita di persone che spesso vengono trascurate”, offrendo “commenti musicali dolorosi, belli e poetici su cosa significhi essere umani e su cosa significhi essere una donna in America”. Al tempo stesso sapeva essere irresistibilmente ironica: scherzando sul suo aspetto da bomba sexy, disse che “la gente non sa quanto sia costoso apparire così a buon mercato”.
La sua carriera inizia in parrocchia, dove si esibisce fin dalla più tenera età. Scrive la prima canzone a 5 anni e, appena terminate le scuole, acquista un biglietto per Nashville e dà la scalata al successo. Che arriva nel 1967 con “Dumb Blonde” (più avanti dirà: “Non me la prendo per le battute sulle bionde sceme: so di non essere scema e, soprattutto, so di non essere bionda”). Tra le sue hit più famose, “Jolene”, “9 to 5”, “Coat of Many Colors”, sulla povertà vissuta da bambina, e “I Will Always Love You”. Nel 1992 Whitney Houston la cantò nel film “The Bodyguard”, facendone il singolo più venduto di sempre di un’artista donna. Con i circa dieci milioni delle royalty, Parton realizzò un complesso di uffici (“la casa costruita da Whitney”) in un quartiere afroamericano di Nashville. Consapevole del peso dell’emarginazione sociale, Parton ha infatti destinato una parte considerevole dei suoi redditi alla beneficenza. L’iniziativa più nota è la “Biblioteca dell’immaginazione”, un programma che invia gratuitamente un libro al mese ai bambini fino a cinque anni. Si stima che siano stati distribuiti oltre 300 milioni di libri. Istituì anche svariate borse di studio e nel 2020 donò un milione di dollari alla ricerca sul vaccino Moderna contro il Covid.
Dal punto di vista artistico, è stata eclettica: ha cantato, recitato e partecipato a varietà. Ha inciso due album con Emmylou Harris e Linda Ronstadt e cantato, tra gli altri, con Paul McCartney, Elton John e perfino Kermit la Rana e Miss Piggy. Per rispetto dei fan ha sempre evitato di schierarsi con repubblicani o democratici. Ma non ha mai schivato le controversie, per esempio quelle relative alla fede mai nascosta o alle sue posizioni a favore dei diritti civili. Una volta partecipò a un concorso in un locale gay per il miglior travestimento da Dolly Parton: arrivò seconda.
A dispetto della presenza scenica, ha custodito gelosamente il suo privato: sono pochissime le apparizioni pubbliche con il marito, l’imprenditore Carl Dean, sposato nel 1966 e morto nel 2025. Negli ultimi mesi ha affrontato un cancro, senza nasconderne l’esistenza ma senza lasciarsi fermare: l’ultimo video postato sui social, il 12 agosto, annuncia l’apertura nell’autunno del Life of Many Colors Museum. Il 15 agosto ha rilanciato il video di “Island in the Stream”, la dolcissima canzone con Kenny Rogers (“sail away with me / to another world”). La sua ultima canzone, “My Place in History”, è rinchiusa in una capsula del tempo nel suo parco divertimenti Dollywood (a proposito di ironia). Sarà resa pubblica nel 2045, quando avrebbe compiuto 99 anni.
Dolly Parton ha costruito un personaggio apparentemente superficiale e stereotipato, trasformando proprio l’ironia su se stessa in uno strumento di libertà: è diventata un punto di riferimento trasversale e un modello di intelligenza, coraggio e stile. “Non se n’è andata come una donna fragile e indifesa – ha commentato Miley Cyrus, di cui è stata madrina e mentore – ma come una vera rockstar, in tacchi e pelle”.