Mazzi per Sal Da Vinci all'Eurovision. Il ministro del Turismo punta sulla musica

A Vienna per la finale arriva il ministro del Turismo, non quello della Cultura: così il governo trasforma il contest musicale in vetrina industriale. E il neomelodico diventa prodotto tipico da esportazione

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15 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 02:47 PM
Immagine di Mazzi per Sal Da Vinci all'Eurovision. Il ministro del Turismo punta sulla musica
Sabato sera a Vienna ci sarà, per la prima volta nella storia dell'Eurovision, una delegazione del governo italiano. A guidarla è il ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi, che sarà lì per “sostenere il turismo culturale, dei concerti e dei grandi eventi”. Ad accompagnarlo il quasi omonimo Enzo Mazza, ceo di Fimi, la principale associazione dei discografici, e il presidente di AssoConcerti, Bruno Sconocchia. Al Wiener Stadthalle non ci sarà il ministro della Cultura, competente per il settore Spettacolo, ma il responsabile del Turismo. Un dettaglio di protocollo? Forse no. Nessun errore, ma almeno una dichiarazione di intenti: il ministero del Turismo legge l'Eurovision attraverso la lente dell'indotto: incoming, flussi, export musicale come traino.
Ben inteso, Mazzi conosce i palchi. Ha diretto il Festival di Sanremo per sei edizioni, ha gestito l'Arena di Verona, ha lavorato con Celentano, Morandi, Lucio Dalla... Quando Santanchè si è dimessa a fine marzo – con il governo travolto dal No al referendum sulla giustizia – Meloni ha scelto lui pescandolo dal MiC dove era sottosegretario. Fin qui il suo primo atto rilevante è stato commentare con soddisfazione il cosiddetto decreto Primo Maggio: decontribuzioni, “staff house” per i lavoratori stagionali, flessibilità contrattuale. Roba gestionale benché necessaria. Vienna è la sua prima uscita pubblica e internazionale. La musica italiana diventa così un asset di posizionamento, l'Eurovision una fiera del made in Italy (sonoro). Fimi ha diffuso i numeri in tempo utile per le riprese stampa: le royalty dall'estero per la musica italiana sono cresciute del 14 per cento nel solo 2025, con un salto del 180 per cento rispetto al 2020. Dati che proiettano sull'evento una luce che trasforma la finale televisiva in una vetrina di politica industriale. Il comparto è in salute e l'Italia manda il suo miglior prodotto: Sal Da Vinci.
Sal, che si definisce “un ambulante di sentimenti”, ha costruito trent'anni di carriera sul neomelodico, un genere che vive di passaparola, di matrimoni, di fedeltà al pubblico e del pubblico. Un formato non pensato per l'export. Eppure è il brano più streammato tra quelli in gara a Vienna. Quando i Maneskin hanno vinto nel 2021, erano già un prodotto internazionale con etichetta italiana: rock da stadio, estetica glam, inglese e italiano mescolati, una leggibilità immediata per ogni mercato. Sal è il contrario. È esportabile perché è talmente locale da diventare esotico. È (non ce ne voglia) un pochino come la 'nduja: trent'anni fa non usciva dalla Calabria, oggi la mettono sulle pizze a Londra e a Tokyo. Quell'eccesso sentimentale che dentro casa viene ancora guardato con un certo truce imbarazzo dalla critica, all'estero arriva con il bollino di autenticità, l'unica vera medaglia d'oro nell'èra dei social.