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Il "Ministretto" sale di grado. Mazzi lascia la Cultura e va al Turismo. Il giuramento al Quirinale
Adesso Gianmarco Mazzi ha un dicastero tutto suo. Da sottosegretario onnipresente, che comandava mentre Giuli filosofeggiava, a ministro in carica al posto di Santanchè
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3 APR 26
Ultimo aggiornamento: 01:54 PM

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella durante la cerimonia di giuramento del nuovo ministro del Turismo Gianmarico Mazzi (Ansa)
Gianmarco Mazzi, deputato di FdI e fino a ieri sottosegretario alla Cultura, è il nuovo ministro del Turismo. Giuramento al Quirinale alle 10.15. Una promozione che, per chi lo ha osservato al Mic negli ultimi due anni, ha la logica del cursus honorum di un uomo che non ha mai avuto il profilo del comprimario. Perché Mazzi, al ministero della Cultura, comprimario non lo era affatto. Come aveva scritto il Foglio nell'ottobre 2024, mentre il ministro Giuli filosofeggiava sull'infosfera, era Mazzi che alla Camera si poteva sentire insolentire al telefono imprecisati interlocutori con un "Si fa come dico io! Ci sono in ballo un sacco di soldi." Il soprannome "Ministretto" se l'era guadagnato così.
La carriera di Mazzi è quella di un uomo che ha sempre saputo dove sedersi. Entrato nel 1981 nella famiglia della Nazionale cantanti, nel giro di dieci anni aveva agganciato Mogol, Morandi, Barbarossa, fino ad Adriano Celentano. Nel 2004, il salto definitivo: direttore artistico di Sanremo nell'edizione condotta da Paolo Bonolis. Sei anni di festival, poi l'Arena di Verona, poi la politica, sempre con la stessa tecnica: prendere per mano i politici e accompagnarli personalmente a sedere.
Il passaggio da manager a sottosegretario non aveva però dissolto i vecchi riflessi. Da sottosegretario alla Cultura, Mazzi aveva continuato ad avere un contratto da agente che La7 aveva definito "superato" dopo la sua nomina. Non per lui. E nell'estate 2025 era tornato a far parlare di sé per la sua presenza agli incontri tra la Rai e Adriano Celentano: che ci faceva lì, si domandavano in molti, un sottosegretario alla Cultura che presenziava a quel tipo di trattativa? La risposta dei suoi difensori era sempre la stessa: chiamasi competenza.
Al Mic, la competenza aveva prodotto risultati controversi. Aveva tentato di strappare ai direttori dei Teatri Stabili la possibilità di decidere le stagioni, voleva imporre un tetto di non più di due produzioni interne l'anno, provocando la rivolta dei sette teatri nazionali che chiedevano chiarimenti "urgenti" al ministro Giuli. Il codice dello spettacolo dal vivo, annunciato con quattro giorni di convegni e settecento operatori ascoltati, non era mai entrato in vigore.
Adesso tocca al Turismo. Settore diverso, stessa logica?