(Foto di Ansa) 

La dynamite è esplosa

Il declino della superband coreana Bts

Stefano Pistolini

Il gruppo ha preferito annunciare una "pausa" piuttosto che una rottura anche se i precedenti casi, come le Spice Girls o i Nsync, sono finiti a separarsi per sempre (o quasi). Ora i sette coreani posso trasmigare nella leggenda, diventando divi adulti

I più pragmatici sono stati i dirigenti della casa discografica dei Bts, apparsi disperati di fronte al crollo delle azioni in borsa dopo che la più famosa band Kpop, il pop coreano che ormai è un business planetario, ha annunciato l’intenzione di prendersi una pausa, insomma di sospendere a tempo indefinito le attività di gruppo, per dare invece spazio alle carriere solistiche. Apriti cielo: risparmiandovi la mitragliata di numeri miliardari che circondano le attività dei Bangtan Sonyeondan, ovvero “i boyscout a prova di proiettile”, vi invitiamo a consultazione della rete e dei social per cogliere il senso di lutto nel quale sono sprofondati i fan di tutto il mondo, con reazioni variabili dal pianto isterico in diretta TikTok, al composto “vi aspetteremo per sempre” dei club organizzati. La notizia, lasciata trapelare dai membri della band con inconsueta leggerezza – niente drammatiche conferenze stampa ma solo un “siamo stanchi e ciascuno di noi deve trovare la propria chiarezza” – chiama in causa il principe dei fattori: il tempo.

 

I Bts, spuntati una dozzina d’anni fa come prodigiosa e talentuosa entità a latere dei misteriosi e brutali sistemi d’allestimento e “selezione della specie” che governano il Kpop, adesso hanno delle età tra i 23 e il 28 anni e hanno acquisito sufficiente potere e consapevolezza per tirare una linea di contrasto alla strategia di sfruttamento intensivo e disciplina militaresca che contraddistingue le attività di questa industria, nell’ambito di una procedura di sottomissione dell’artista che sarà confacente a certi standard orientali, ma è estranea alla caotica logica “search & destroy” del sistema occidentale di stardom – nel quale il caso del condizionamento psico-economico-gestionale di Britney Spears continua a brillare come pietra dello scandalo. Prendiamo perciò atto che la scelta dei Bts contenga un effettivo valore rivoluzionario (ma anche una reazione a un problema pratico: la leva obbligatoria che quasi tutti i Bts devono ancora rispettare), assumendo il senso di uno scarto dalla regola a cui, non a caso, i media coreani hanno reagito con sbigottimento. E che la loro storia si riveste di una sua bellezza esemplare, acquisisce coerenza e dribbla gli anacronismi ormai alle porte (ascoltate le parole delle loro canzoni: non granché in bocca a dei trentenni), con tanto di nuovo triplo album antologico che andrà a ruba (col peso promozionale dell’annuncio in questione) e ammantandosi di nobiltà attraverso la notizia della visita della band alla Casa Bianca, dove a Biden i ragazzi hanno perorato la causa del bullismo anti-asiatico, in crescita tra i giovani americani.

 

Per il resto già si sa che J-Hope, uno dei membri più amati, a luglio presenterà l’album solista, accompagnato dall’apparizione come top of the bill al prossimo Lollapalooza, E a quelli che aspettano che possiamo dire? Che lo faranno invano? Hanno speranze? La statistica non è dalla loro parte: le grandi teen band spesso hanno preferito parlare di “pausa” piuttosto che di rottura per non far disperare i fan e non disperderli, ma poi raramente hanno trovato la voglia di rivedersi. Prendete le Spice Girls, o gli Nsync, o le Destiny’s Child di Beyoncé. Alla fine è stato più rilevante il tempo trascorso a parlar male degli altri che il desiderio di ricominciare. E quelli che ci hanno riprovato non è che abbiano spopolato: basti ricordare i resti dei Take That alle prese col sovrappeso e le calvizie incipienti. O, peggio ancora, i Backstreet Boys, rimessisi insieme per andare in scena tutte le sere alla stessa ora, in uno spettacolo fisso a Las Vegas. Meglio cogliere il momento magico e andare oltre, no?
Adesso i Bts possono trasmigrare nella leggenda del pop, indossando nel contempo i panni di divi adulti, per i quali si schiuderanno le mille strade produttive dell’elettrico showbiz coreano. I fan potranno dolcemente invecchiare con loro. Intanto, sotto, a premere, ci sono altri quindicenni frenetici, praticamente uguali ai milioni di coetanei che fanno sognare. Solo più scintillanti. 

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