Moda
il tonfo •
Shein sbarca in Borsa. Ma il mercato non crede più all’ultra-fast fashion
Il colosso di Chris Xu debutta a Hong Kong e chiude la prima giornata quasi in parità dopo un tonfo iniziale del 10 per cento. Proteste, dazi e sostenibilità hanno incrinato il fascino di un modello che sembrava inarrestabile

Toh, la martellante campagna contro ha funzionato e fino a ieri non ci avremmo creduto: Shein riesce a quotarsi in Borsa a Hong Kong, cioè a casa, dopo aver preso decine di sportellate in faccia in Occidente, in primis da Wall Street ma anche a Parigi, con il suo primo negozio nato dall’alleanza con BHV chiuso dopo sei mesi sull’onda delle proteste (“un errore strategico”). Nemmeno i cinesi dimostrano però di credere fino in fondo al modello di business di Xu Yangtian, il fondatore e principale azionista, quarantenne, noto anche con il nome inglese di Chris Xu. Nel giorno del debutto, il colosso dell’ultra-fast fashion ha chiuso infatti la seduta quasi in parità, ma solo dopo aver recuperato nel finale di seduta un ribasso che in apertura era a tutti gli effetti una bocciatura. Qualcuno è corso-in-soccorso, e non capiremo mai chi. Il titolo ha terminato la sua prima giornata a 48,5 dollari di Hong Kong, lo 0,1 per cento sotto il prezzo di collocamento fissato a 48,56. Nelle prime fasi era arrivato a perdere il 10 per cento, un disastro, fino a 43,72 dollari, con gli ordini di vendita tre volte superiori a quelli di acquisto, fino al recupero all’ultimo minuto.
Dunque, hanno funzionato gli aumenti doganali applicati anche in Europa che hanno reso meno conveniente per i ragazzini buttare la paghetta settimanale in robaccia senza valore, la martellante campagna pubblica contro lo sfruttamento del lavoro in tutto l’occidente che ha convinto anche i negazionisti della sostenibilità ambientale e quelli che devono cambiarsi di abito ogni giorno che dieci euro pagati per uno straccio equivalgono ad almeno dieci volte tanto in termini di impatto sul pianeta e sui disgraziati che ci vivono sopra ammassati in fabbriche maleodoranti e senza norme. Hanno funzionato le proteste dei parigini, molti dei quali in realtà erano delusi dall’aumento dei prezzi della merce esposta fisicamente ma insomma alla fine non hanno comprato, e hanno funzionato soprattutto le denunce della Ue, orripilata da quella bambola pedopornografica accessibile a tutti. Vedremo come andrà nei prossimi giorni e quali strategie verranno adottate per sostenere il titolo, ma è un fatto che, mentre la multinazionale di Singapore ha cercato per anni piattaforme finanziarie e sottoscrittori, il vento è cambiato e comportamenti che sembravano molto fighi fino all’altro ieri non lo sono più. Fra i ragazzi vige l’effetto-nostalgia, fra vinili e moda vintage, e anche le star del cinema ora ambiscono a farsi vestire con pezzi d’archivio, possibilmente preziosi e unici.