Moda
L'importanza della scelta •
Nel serial su Armani lavorerà l'archivio Armani
Come conferma LuxVide, per il biopic sul grande stilista italiano non c'è ancora il cast, ma si conta molto sulla maison. E si fa già il nome di Stefano Ciammitti per i costumi. Ultimo allievo di Tosi, versatile amato da Garrone (Io Capitano), Nunziante (i film di Zalone) e lo stesso Ozpetek (Diamanti)

Foto LaPresse
Dunque, c'era un motivo se il gruppo Armani, di solito restio a precisare, lenire e sopire, il 2 luglio scorso aveva ritenuto opportuno smentire qualunque coinvolgimento nel progetto di biopic di Andrea Iervolino "Giorgio Armani the king of fashion". E il motivo si è chiarito poche ore fa, quando "Variety" ha anticipato la notizia della prossima messa in cantiere di un serial sullo stilista-imprenditore scomparso lo scorso settembre, scritto e diretto da Ferzan Ozpetek e prodotto dalla LuxVide fondata da Ettore Bernabei, che è ormai controllata da Freemantle, ma è tuttora presieduta dalla figlia maggiore del grande dg della Rai dei tempi d'oro, Matilde (Luca ha lasciato un paio di anni fa, mentre è restato Giovanni).
La notizia della prossima messa in cantiere del progetto, confermata dalla stessa Matilde, in questi giorni in vacanza a Punta Ala, ha colto di sorpresa i dipendenti LuxVide, inclusa la responsabile del settore costumi, Monica Celeste, che non si aspettava l’evoluzione così rapida di un progetto in discussione da mesi, ma fino a oggi ancora in ipotesi. Come è chiaro, in una produzione come questa, il tema dei costumi è estremamente rilevante, innanzitutto per un motivo storico: la fama internazionale di Armani, come quella di Richard Gere che ne abbinava completi e cravatte danzando in immortali mutande sulle note di “The love I saw in you was just a mirage”, venne codificata nel 1980 da un film, “American gigolo” di Paul Schrader, il primo di una serie di oltre duecento pellicole che, colpo di genio mai osato fino a quel momento, erano abbigliati non con costumi, come aveva fatto chiunque, da Coco Chanel a Christian Dior, ma con capi di sfilata, contemporanei, con poche eccezioni fra le quali “The untouchables”.
Il costumista che dovesse occuparsi di un serial su Armani dovrebbe dunque confrontarsi con un protagonista che ha cambiato la storia dell’abbigliamento (anche) al cinema; per questo, la produzione conta moltissimo sul supporto del poderoso archivio dello stilista, fra l’altro molto arricchito in questi ultimi anni per far fronte alle numerose mostre in Italia (il Silos, la Pinacoteca di Brera) e all’estero. Sulla scelta del costumista, ancorché da LuxVide dicano al “Foglio” che non vi è nemmeno un cast, figurarsi chi dovrebbe vestirlo, è evidente che il lavoro di archivio non basterà. Ne sa qualcosa Massimo Cantini Parrini, due volte candidato al premio Oscar, che dallo scorso marzo lavora al serial su Gucci tratto dal libro della seconda figlia di Maurizio Gucci, Allegra, e diretto da Gabriele Muccino (la moda inizia solo adesso, e dopo aver cambiato strategia e politiche di vendita, a riprendersi dalla crisi, come dimostrano le semestrali di Lvmh e Kering e gli ottimi risultati di Prada e Brunello Cucinelli, ma nulla funziona a livello pop come i serial sulle dinastie delle borsette).
Per quanto non sia ancora chiaro se la serie su Armani ripercorrerà la sua biografia per intero, oltre novant’anni, o solo i decenni che ne segnarono l’ascesa, cioè dai Settanta del Novecento a oggi, si tratta comunque di mezzo secolo, che comporta almeno quattro cambi di stile significativi. Di un costumista, insomma, non si può fare a meno, tanto che nelle grandi sartorie romane, ancora le migliori a livello mondiale, già da ore si fanno pronostici, con un solo nome in mente per tutte. Ozpetek sarà infatti co-produttore del progetto con la sua Faros Film, e avrà carta bianca sulla scelta dei collaboratori. Dopo anni di intesa professionale con Alessandro Lai, da tempo ha affidato i costumi dei suoi film a Stefano Ciammitti, ultima generazione degli allievi di Piero Tosi, molto versatile: suoi i costumi di “Io Capitano” di Matteo Garrone, di “Buen Camino” di Gennaro Nunziante e naturalmente di “Diamanti”.