Perché Dondup ha voluto Achille Lauro come direttore creativo

Fare i testimonial non basta più, soprattutto non crea vera "community". Ed ecco che, dopo Pharrell Williams per Vuitton, un altro nome internazionale firma come direttore creativo. Lancio della linea al concerto del 15 giugno, in un'ottica strategica ad ampio raggio

26 MAG 26
Ultimo aggiornamento: 16:02
Immagine di Perché Dondup ha voluto Achille Lauro come direttore creativo

LaPresse

Ci eravamo un po’ dimenticati di Dondup (a un certo punto venne gestito da Matteo Marzotto, dal 2021 è nel portafoglio del Made in Italy Fund gestito da Quadrivio&Pambianco), quando è stata diffusa la notizia della nomina di Lauro De Marinis a direttore creativo del brand di denimwear e nel giro di pochi minuti l’informazione ha fatto il giro dei social. L’obiettivo è infatti e senza dubbio “social” e di rivitalizzazione delle “communities” del marchio ai fini di rivitalizzazione dello stesso, come sarà chiaro e senza nulla togliere a De Marinis, più noto come Achille Lauro, peraltro non proprio nuovo alla moda tanto che, nel 2023, presentò a Fashion Graduate Italia il suo progetto Les Enfants Terribles (d’accordo, la denominazione è stata ampiamente sfruttata dagli anni Trenta dell’omonimo romanzo di Cocteau che tenne a battesimo la fortunata e infinita serie di chi vuole sentirsi fuoricasta, creativo e anche un po’ maledetto, ma che volete ne sappia il popolo social?).
Dice la nota ufficiale che il debutto del progetto sarà a Milano, allo stadio San Siro, il prossimo 15 giugno, quando Lauro presenterà la sua prima “capsule collection” durante il concerto “Comuni immortali”, stavolta bel titolo sul serio (per scrivere questo breve articolo ho fatto un minimo di ricerca, mi sono già stati offerti i biglietti negli ultimi anelli, solo 65 euro ma con visibilità limitata: questa profilazione immediata è diventata un po’ seccante, però complimenti per la strategia di marketing coordinata e ad ampio raggio). Dice anche che la popstar veronese, trentasei anni a luglio, guiderà l’ufficio stile di Dondup “con la responsabilità di definire ed esprimere la visione creativa del marchio nelle collezioni donna, uomo e negli accessori”, insomma un passo oltre la responsabilità, certo su scala economica diversa, di Pharrell Williams che in Vuitton è direttore creativo della linea uomo e che venne ingaggiato subito dopo la scomparsa di Virgil Abloh, allo scopo precipuo di non disperdere il suo lascito creativo ma soprattutto “sociale”, le communities di cui era esponente e moltiplicatore.
In questi ultimi anni di confusione e incertezza sul valore e l’appeal dei brand, multinazionali e aziende singole hanno fatto del loro meglio per ingaggiare cantanti e attori che, a ben vedere, hanno un ruolo nel migliore dei casi di indirizzo stilistico, ma in primo luogo fungono da testimonial del brand, nuovo o pre-esistente che sia, solitamente accampando il pretesto di “non aver trovato nulla” che li “soddisfacesse sul mercato” per essersi sentiti costretti ad agire in prima persona. La tecnica è in uso dagli anni Trenta di Joan Crawford, ma per stare un po’ più ai giorni nostri, ai Novanta per esempio, impossibile dimenticare Sarah Jessica Parker e la linea di calzature lanciate con un ex dirigente di Manolo Blahnik per sfruttare il successo del serial “Sex&the City”, oppure Rihanna, il cui successo della linea di make up Fenty Beauty aveva spinto i vertici di Lvmh a tentare nel 2019 la strada di una linea di moda di lusso, che venne chiusa nel 2021 non solo per via delle vendite deludenti, ma anche per la difficoltà nel conciliare la natura del fast fashion con i ritmi e i costi del lusso tradizionale.