Cometa

Federico Di Vita

Sapete qual è il tipo di romanzo più noioso in assoluto? Ve lo dico io: la storia del trentenne che ha fatto l’università subendo la solita teoria di fallimenti, rovesci sentimentali e batoste che lo portano a guardarsi indietro con indulgente commiserazione dal desk di un giornale di provincia o correggendo le bozze dei manoscritti di una piccola casa editrice. Bisogna perfino evitare di proporlo un libro del genere, anzi di pensarlo. E allora come mai Cometa di Gregorio Magini, che di Bildungsroman-dei-trentenni-di-oggi ne srotola addirittura due, fa tanto clamorosamente eccezione? La risposta breve è perché Cometa è I dolori del giovane Werther di questa generazione. Quella lunga chiama in causa il livello di scrittura (è un vecchio adagio ma sarà sempre vero: si può dipingere o raccontare qualunque cosa, l’importante è il come) e la complessità dei piani – semantici, simbolici e narrativi – che Magini riesce con sapienza matura a evocare lungo lo svolgimento del romanzo. I due protagonisti, Raffaele e Fabio, non sono due classici loser, l’autore li descrive così in un’intervista: “Hanno molte attività interessanti, viaggiano, se la godono, sono persone piene: Raffaele è un erotomane squilibrato, ma ha una sua morale privata e una spiritualità non banali; Fabio completa tutte le side quest di “Assassin’s Creed” e poi finisce addirittura in un intrigo internazionale di hacker. Se sono perdenti loro, allora tutte le persone che conosco sono perdenti.” Eppure, sarà per il tono cinico e disilluso (prevalente nei capitoli dedicati a Raffaele – più disteso e rotondo il piglio usato per Fabio) che dilaga nella prima parte del libro, ma l’impressione di un rapporto amaro con una realtà difficile da tenere insieme incombe su tutta la lettura. Di più: diverse parti di Cometa – romanzo punteggiato da sezioni spassosissime, in cui l’ironia luciferina di Magini erutta improvvisa, brutale e sulfurea – sono animate da un risentimento poderoso, che fa tornare alla mente certe pagine di Houellebecq, e che spingono il realismo ostentato della narrazione a sprofondare a un livello di percezione che vorrebbe suggerire un salto di paradigma e un (impossibile) balzo al di là della parete finzionale. Significativa in questo senso l’affermazione di uno dei personaggi, la cui missione è quella di “elevare il revenge porn a forma d’arte”. La scrittura di Magini in alcuni passaggi tocca apici sublimi, oltre alle pagine iniziali, in cui un infante gode del ricordo delle orge dei genitori, è straordinario un capitolo dedicato a Ginostra, toccante un viaggio dissolutorio all’interno di un rave ed enigmatico il finale, in cui un velo di fantascienza chiude quello che è sicuramente uno dei migliori romanzi italiani del 2018.

 

COMETA
Gregorio Magini
Neo, 248 pp., 15 euro

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