Appunti

Davide Simonato

Con modestia accetto di essere avvolto da ampio silenzio. Ma fate, mio Dio, che le parole popolino la mia solitudine”. Questa frase, esergo ideale a una biografia di Gómez Dávila, più che una retorica invocazione è diventata una preghiera esaudita. I quaderni di annotazioni, nei quali uno dei massimi pensatori del XX secolo ha consegnato solo a pochi intimi amici le “faville fugaci” strappate alla sua intelligenza, sono infatti rimasti a lungo ignoti al mondo. Solo in anni recenti è iniziata la pubblicazione degli Escolios, monumentale silloge di aforismi di cui questi Appunti del 1954 sono la prima stesura.

Le parole del filosofo colombiano, in forma di chiose lapidarie, per lui “l’espressione verbale più discreta e più affine al silenzio”, echeggiano invece con forza nella loro chiarezza e profondità. I suoi aforismi infatti non vogliono trovare il compiacimento del lettore avido di oracoli, ma illuminare da molteplici angolazioni la concreta complessità umana: “se la ragione non è intrisa di sensibilità, le idee sono come carte da gioco fra le mani di un vecchio: passatempi di uno che attende la morte”. Appartato nella ricca biblioteca della sua hacienda, se “scrivere è solo una forma più serrata, più rigorosa o scrupolosa di meditare”, egli ha allora realizzato al massimo grado quel raccoglimento che è “il nostro atto di possesso del mondo”. Questo non significa però che Gómez Dávila sia un intransigente moralista: al contrario di un anacoreta che, anelando alle sommità dello spirito, rifugge dalle tentazioni della carne, il filosofo si sente compiuto “solo sulla gelida vetta della Idèa o nella bassa e soffocante valle dell’erotismo”. Il solitario pensatore di Bogotà, che sembra aver preso congedo dal mondo moderno, ha trasformato il suo costernato nichilismo in altissima riflessione teoretica, sempre però aggrappandosi ai valori della metafisica ai quali l’occidente ha voltato la spalle, ma che lui tenta di salvare dal naufragio. “La cosa terribile – scrive – è che dai nostri paradisi non ci caccia un angelo con la spada fiammeggiante, ma ce ne allontana con grazia un sentiero quasi invisibile.” Per lui, intellettuale aristocratico dalla penna oraziana, “la perfezione risiede in quella zona intermedia in cui, mentre i fatti sembrano destarsi e rischiararsi di intelligenza, le idee camminano con la sprezzatura sensuale di animali sazi”. Il filosofo reazionario si muove sicuro tra le rovine intellettuali del secolo delle ideologie, certo che il suo compito consista “non tanto nell’inventare idee quanto nell’impedire che le idee formino una crosta sopra il pensiero”. Questo libro di disarmante attualità, che l’autore paragonava ad “una tenue ombra che avvicina solo pochi”, deve invece diventare “una voce inconfondibile e pura che trapassi il tempo”.

 

APPUNTI
Nicolás Gómez Dávila
Edizioni di Ar, 432 pp., 30 euro

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