Il sabba intorno a Israele

Alessandro Litta Modignani

Niram Ferretti prende le difese di Israele con un libro militante, nel quale ribatte colpo su colpo alle aggressioni verbali, culturali e anche psicologiche di cui lo stato ebraico è fatto sistematicamente oggetto. Il sabba intorno a Israele è un pamphlet combattivo, che scava a fondo nell’ossessione anti israeliana, nelle sue nevrosi, nelle sue compulsive coazioni a ripetere. La demonizzazione di Israele è un fenomeno politico-ideologico esteso, dalle ampie connessioni storiche, nel mondo arabo-musulmano ma anche in occidente.
 

All’origine di questa ossessione, inutile dirlo, vi sono il pregiudizio e l’odio nei confronti del popolo ebraico, un antisemitismo che si nutre di elementi diversi e che si sposta, di volta in volta nel corso della storia, dai fattori religiosi a quelli nazionali, a quelli (solo apparentemente) territoriali.

 
Gli ebrei passano così, nella fantasia malata dei loro accusatori, da “deicidi” ad “avvelenatori di pozzi”, a dominatori dell’economia mondiale, a imperialisti e colonizzatori. Una delle svolte più significative, per arrivare alla condizione attuale, avviene nel ’67, quando l’aggressione congiunta degli stati arabi va incontro a una cocente sconfitta. “Con la disfatta di Nasser, la forma del conflitto assumeva altri contorni. (…) Ora che l’unione araba aveva mostrato la propria impotenza nei confronti della superiorità strategica e militare israeliana, (il conflitto) prendeva le sembianze dell’autodeterminazione palestinese. La medesima alla quale, prima della guerra dei Sei Giorni, nessuno stato arabo aveva concesso legittimità”.
 

E’ in questo periodo che le accuse contro Israele assumono “tre basi mitiche di riduzione: razzismo, nazismo, apartheid”, perché “la menzogna è nemica della complessità”. Sostenuta dal Cremlino e ispirata al più retrivo repertorio della propaganda sovietica, la c.d. questione palestinese assume artificialmente le caratteristiche di lotta per la “liberazione dei popoli”, comune ad altri movimenti armati comunisti (e nazionalisti) in varie parti del globo. Nasce così, in nome del terzomondismo, quella “alleanza empia” fra islamismo ed estrema sinistra che dura tuttora, e che costituisce uno degli elementi culturalmente più sconcertanti dello scontro in corso.

 
“Come possono delle persone che in occidente hanno passato la loro vita a battersi per i diritti delle donne, degli omosessuali, delle minoranze, per non parlare di secolarismo e pacifismo, fare causa comune con alcuni dei fanatici religiosi più violenti del pianeta?”. Eppure, una parte consistente del mondo intellettuale, anche dentro Israele, solidarizza con coloro che non esiterebbero, se solo potessero, a cancellare tutte quelle istanze di libertà, e a sopprimere quanti le sostengono, insieme a Israele stesso.

 
Sempre in riferimento agli intellettuali, l’autore cita Kolakowski: “Ogni movimento religioso o sociale che rappresenti l’anti intellettualismo più aggressivo, troverà l’entusiastico sostegno di un certo numero di intellettuali cresciuti nella civiltà borghese occidentale”. Lungo, nel libro, è l’elenco dei personaggi bersaglio di dura polemica: da Barbara Spinelli a Noam Chomsky, fino a uno pseudo-studioso screditato come Ilan Pappé, i cui libri sono infarciti di luoghi ed episodi inventati di sana pianta, dove i “fattoidi” hanno preso il posto dei fatti reali. “Se Israele è il nemico, è perché il nemico è l’occidente – avverte Ferretti –. Parteggiare esplicitamente o implicitamente per un’organizzazione jihadista, significa abdicare ai valori fondanti della democrazia e del liberalismo”.

 

IL SABBA INTORNO A ISRAELE
Niram Ferretti
Lindau, 225 pp., 19 euro

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