lettere al direttore
Se siete diciottenni o partigiani con l’x factor, scrivete al Foglio Tv
Chi ha scritto al direttore, Claudio Cerasa
29 AGO 26

Foto di Glenn Carstens-Peters su Unsplash
Al direttore - A questo punto, l’idea di affidare la leadership del campo largo a un algoritmo mi pare la più ragionevole. Non avrebbe ambizioni personali da proteggere. Non dovrebbe scegliere se rischiare un bagno di sangue alle primarie o cedere il passo. Non dovrebbe mediare tra linee incompatibili su Ucraina, Europa, fisco, welfare, salari fingendo che siano dettagli. Potrebbe governare fottendosene di sondaggi, consenso elettorale, vincoli parlamentari e coerenze programmatiche senza mettere in pericolo la cadrega.
Michele Magno
Con il Foglio, con la nostra Foglio Tv, abbiamo iniziato un casting per cercare i leader del futuro, con la complicità e un format ideato dal nostro amico Valsecchi. Se siete diciottenni o anche partigiani o pensate di avere il giusto algoritmo e il giusto x factor per essere delle alternative mandate qui i vostri video: [email protected].
Al direttore - Grazie per la bella iniziativa dell’Odissea. Un dubbio: ma le magnifiche illustrazioni da dove le avete prese?
Luca Marini
Le abbiamo create noi, le ha create Davide Lopopolo, il grafico che si è occupato della messa in pagina della nostra Odissea, con ChatGptPlus, con un prompt preciso per ogni canto, con la richiesta di illustrare ogni puntata con uno stile preraffaellita. Esempio: “Crea una illustrazione in stile preraffaellita in cui vengono mostrati Ulisse e il suo vecchio cane Argo che si rincontrano dopo anni di separazione”. Niente male no?
Al direttore - La morte di una bambina di quattro anni a Palermo, in un caso che ha riportato la difterite al centro dell’attenzione, dovrebbe obbligarci a una riflessione che va oltre le responsabilità penali, che spetta alla magistratura accertare. Secondo quanto ricostruito, la piccola non sarebbe stata vaccinata perché in famiglia si riteneva che un vaccino avesse provocato l’autismo di un parente. Su questo, però, non c’è un processo da aspettare: i vaccini non provocano l’autismo. E’ una falsità smentita da decenni di studi, che per troppo tempo abbiamo trattato come un’opinione legittima. Uno scienziato portava dati, qualcun altro raccontava un aneddoto trovato su internet, e noi chiamavamo tutto questo “dibattito”. Non lo era. C’è anche una responsabilità politica. Negli ultimi anni una parte della politica ha corteggiato la galassia no vax: a volte per convinzione, più spesso per opportunismo. Non serve sostenere apertamente una bugia. Basta dire che “bisogna ascoltare tutti”, invocare la “libertà di scelta”, trasformare la diffidenza verso la scienza in un’identità da rappresentare. Così, centimetro dopo centimetro, una falsità acquista cittadinanza. Ma sarebbe comodo fermarsi alla colpa dei genitori. La vaccinazione contro la difterite è obbligatoria. E allora dobbiamo chiederci come sia possibile che un bambino arrivi a quattro, sei o otto anni senza essere vaccinato e senza che lo stato riesca a intercettarlo. Un obbligo che nessuno fa rispettare rischia di diventare una raccomandazione con la Gazzetta Ufficiale allegata. Servono pediatri, anagrafi vaccinali efficienti, servizi accessibili e il recupero dei bambini che sfuggono ai richiami. La prevenzione ha un difetto: quando funziona non fa notizia. Il bambino vaccinato non finisce al telegiornale. Va a scuola, gioca, cresce. E’ questa invisibilità ad averci fatto dimenticare quanto fossero terribili certe malattie. I voti si contano alle elezioni. Le conseguenze della propaganda, qualche volta, si contano negli ospedali.
Davide Faraone
Il complottista ha sempre la tentazione di evadere dalla realtà. Quando la realtà però si chiama salute il complottista non offre solo verità alternative. Offre veleno che spaccia per antidoto. Anche no grazie.