“Cercasi disperatamente leader”, la proposta di Pietro Valsecchi per il Foglio Tv

In giro per l’Italia a caccia di persone capaci di pensare il futuro con la tivù del Foglio, che partirà a settembre. Una proposta e un indirizzo mail per tutti i giovani tra i 18 e i 30 anni che vogliono partecipare

10 AGO 26
Ultimo aggiornamento: 06:28 | 11 AGO 26
Immagine di “Cercasi disperatamente leader”, la proposta di Pietro Valsecchi per il Foglio Tv

Immagina realizzata con ChatGpt

Pietro Valsecchi regala al Foglio un'idea per FTV: attraversare l'Italia alla ricerca di giovani capaci di immaginare il paese che verrà. Un talent delle idee, una specie di X Factor della politica e della classe dirigente. “Non cerchiamo influencer. Cerchiamo persone capaci di pensare il futuro”
Pietro Valsecchi è uno dei produttori che hanno cambiato la televisione e il cinema popolare italiano. Fondatore con Camilla Nesbitt della Taodue, ha costruito serie diventate parte dell'immaginario collettivo, da “Distretto di Polizia” a “R.I.S.” e “Squadra antimafia”, e ha prodotto i film di Checco Zalone, capaci di riscrivere i record del botteghino. Prima era stato attore. Da decenni osserva il pubblico, cerca storie, intuisce talenti e prova a trasformare idee semplici in fenomeni nazionali
Adesso Valsecchi ha una nuova idea e vuole regalarla al Foglio. Una suggestione, un format, forse qualcosa di più: utilizzare FTV, la televisione del Foglio che partirà a settembre con un piccolo ma ambizioso palinsesto, per andare in giro per l'Italia a cercare i leader del futuro. Non necessariamente i segretari di partito di domani, non aspiranti professionisti della dichiarazione e neppure piccoli influencer politici in cerca di visibilità. Ragazzi e ragazze capaci di leggere il presente, formulare una proposta, sostenere un confronto. Una specie di X Factor della politica, con una differenza non secondaria: qui non si canta, non si balla e non si cucina. “Qui si pensa”, dice Valsecchi. “Ed è una cosa molto più difficile”.
Il titolo che ha immaginato è “Cercasi disperatamente leader”. Gli si fa notare che somiglia più a un atto d'accusa che al nome di una trasmissione. “In parte lo è. È una formula che contiene una tensione molto forte: da un lato la constatazione di una mancanza percepita, dall'altro la volontà di non accettarla come inevitabile”. Si parla continuamente di crisi della politica, della scuola, del lavoro, della rappresentanza, persino del linguaggio pubblico. Ma, secondo Valsecchi, la domanda dovrebbe essere un'altra: chi sta provando davvero a immaginare il futuro?
“Io credo che in Italia esistano migliaia di giovani straordinari. Giovani che studiano, lavorano, costruiscono progetti, tengono insieme territori difficili, fanno impresa, innovazione, volontariato, ricerca. Giovani che hanno una visione lucida del presente e che spesso conoscono i problemi del paese meglio di chi li commenta quotidianamente nei palazzi o nei talk show. Il problema non è la loro assenza. Il problema è che raramente viene dato loro uno spazio autentico”.
Il meccanismo immaginato da Valsecchi è semplice. FTV lancerebbe una chiamata nazionale rivolta ai ragazzi tra i diciotto e i trent’anni. Per partecipare basterebbe registrare un video di non più di tre minuti, senza produzioni professionali, luci studiate o scenografie. Nel video ogni candidato dovrebbe presentarsi e rispondere a due domande: che cosa cambieresti dell’Italia? Che cosa manca oggi a questo paese? Poi il video si può inviare a [email protected]

COME PARTECIPARE
Valsecchi parte da ciò che ha imparato in decenni trascorsi a osservare il pubblico. “Le persone distinguono immediatamente ciò che è autentico da ciò che è costruito”. Oggi avverte una stanchezza crescente verso il rumore, le parole vuote, la polemica trasformata in spettacolo permanente. Ma insieme alla stanchezza vede anche una domanda di contenuti seri, persone credibili, idee riconoscibili. “Il pubblico non è superficiale come spesso viene raccontato. Il pubblico vuole capire. Vuole riconoscersi. Vuole vedere qualcuno che parla con competenza ma anche con verità”.
I giovani, aggiunge, possiedono un vantaggio che nel dibattito pubblico viene spesso ignorato: non devono studiare i problemi della loro generazione perché li vivono. Il lavoro precario, il costo delle case, la difficoltà di costruire una famiglia, l'insicurezza economica, il rapporto con la tecnologia e con l'intelligenza artificiale, la trasformazione delle professioni, la scelta o la necessità di lasciare l'Italia. “Non ne parlano in astratto. Li attraversano ogni giorno. Per questo possono portare uno sguardo che oggi manca”.
Prima ancora del programma, insomma, viene l'ascolto. “Prima del format è arrivata una sensazione molto precisa: mancava un luogo”. Un luogo in cui un ragazzo non sia convocato per rappresentare genericamente “i giovani”, per indignarsi nei trenta secondi concessi da un talk-show o per fare da elemento decorativo a una discussione già scritta dagli adulti. Un luogo nel quale gli venga chiesto di proporre, argomentare, assumersi la responsabilità di un'idea.
Il meccanismo immaginato da Valsecchi è semplice. FTV lancerebbe una chiamata nazionale rivolta ai ragazzi tra i diciotto e i trent'anni. Per partecipare basterebbe registrare un video di non più di tre minuti, senza produzioni professionali, luci studiate o scenografie. Nel video ogni candidato dovrebbe presentarsi e rispondere a due domande: che cosa cambieresti dell'Italia? Che cosa manca oggi a questo paese?
“Sono domande che obbligano a prendere posizione. A uscire dalla lamentela. A entrare nella costruzione. Non cerchiamo persone perfette. Cerchiamo persone autentiche”. Tre minuti, sostiene Valsecchi, sono sufficienti per intuire la chiarezza del pensiero, la capacità di sintesi, la forza comunicativa e soprattutto l'onestà dello sguardo. Il self tape sarebbe già il primo passaggio della selezione: il momento in cui un pensiero privato diventa una proposta pubblica. “Per molti ragazzi potrebbe essere la prima volta in cui qualcuno chiede davvero loro: “Tu cosa faresti?”. Ed è una domanda potentissima”.
Una squadra editoriale esaminerebbe i video arrivati da ogni parte d'Italia e selezionerebbe venti giovani. Da quel momento comincerebbe il vero percorso televisivo: confronti, obiezioni, approfondimenti, prove di coerenza. I partecipanti sarebbero chiamati a discutere di lavoro, scuola, economia, sicurezza, ambiente, diseguaglianze, impresa, informazione, identità, tecnologia e intelligenza artificiale. Non basterebbero una storia personale efficace o una buona intuizione. Bisognerebbe dimostrare di possedere una struttura, correggere una proposta quando non regge, ascoltare gli altri e difendere le proprie idee senza trasformare il confronto in rissa.
“Esporsi con un'idea significa assumersi una responsabilità. Significa dire: “Io vedo un problema e provo a immaginare una soluzione””. Il programma dovrebbe perciò restituire tempo al ragionamento, sottraendosi alla comunicazione rapidissima nella quale tutto deve essere ridotto a una frase virale. “Non vincerà chi urla di più. Vincerà chi dimostrerà visione, lucidità e capacità di costruire”.
Nel progetto ci sarebbe spazio anche per l'intelligenza artificiale, ma con un confine preciso. Non sarebbe un giudice automatico e non stabilirebbe chi ha ragione. Servirebbe ad analizzare i linguaggi, la coerenza delle argomentazioni, l'originalità delle proposte, i dati utilizzati e la ricorrenza dei temi. “Sarà uno strumento di analisi, un supporto, non un tribunale. Il cuore del programma resterà umano: il confronto, il dubbio, la capacità di ascoltare”.
“Cercasi disperatamente leader” non nascerebbe dunque per fabbricare personaggi televisivi o offrire ai partiti un catalogo di candidati. Ma sarebbe inevitabile che le figure più solide attirassero l'attenzione delle istituzioni, delle imprese, delle associazioni, del mondo culturale e forse anche della politica. “Il punto fondamentale non è creare personaggi. È creare possibilità”.
A mancare nella leadership di oggi, secondo Valsecchi, sono soprattutto profondità, ascolto e contatto con la vita concreta. Il linguaggio pubblico appare spesso sospeso sopra la realtà, mentre i giovani quella realtà la attraversano ogni giorno. Il format dovrebbe provare a ridurre questa distanza, prendendoli sul serio non come categoria sociale, segmento elettorale o comparsa generazionale, ma come individui portatori di un pensiero.
A settembre, insieme alla partenza di FTV, potrebbero dunque aprirsi le candidature. Il Foglio nel box rosso di questa pagina comunica già l'indirizzo al quale inviare il video, accompagnato da una breve presentazione con nome, età, città, studi o professione e recapiti. I profili scelti verrebbero poi contattati per le successive fasi di selezione. “Non cerchiamo perfezione. Cerchiamo visione, coraggio, pensiero, responsabilità”. Il titolo, alla fine, resta volutamente sospeso tra una provocazione e una domanda. “Forse i leader non mancano davvero. Forse non abbiamo ancora costruito le condizioni per riconoscerli. L'Italia ha ancora energie straordinarie. Bisogna solo avere il coraggio di ascoltarle”. FTV potrebbe cominciare proprio da qui.