Da giugno Schlein annuncia il programma comune, che è sempre in arrivo e non arriva mai

Da giugno la segretaria dem annuncia la costruzione del programma, rinviandolo di volta in volta a settembre, ottobre o entro fine anno. Tra promesse ripetute, divergenze con Conte e trattative ancora da avviare, dopo quattro mesi "l'ultimo miglio" è ancora tutto da percorrere

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Foto generata con l'intelligenza artificiale

Il programma c'è quasi, manca soltanto "l'ultimo miglio". È l'immagine scelta, il 25 ottobre, da Elly Schlein a Montepulciano: "Lo faremo in fretta, perché non partiamo da zero". Basta rimettere in fila gli annunci degli ultimi quattro mesi. Una precisazione: il Pd ha presentato proposte su salari e sanità e votato testi comuni con gli alleati. Quello che manca, al 26 ottobre, è il programma concordato dell'intera coalizione.
L'antefatto è di giugno. Il 18, a Tagadà, Schlein assicurava: "Tutti sappiamo che il programma lo faremo con tutta l'alleanza da settembre". Il 9 luglio, a Napoli, sul palco con Conte, Fratoianni e Bonelli, ribadiva: "Da settembre lavoreremo per il programma dell'alternativa", coinvolgendo associazioni e corpi intermedi. Il 22 luglio, incalzata da Luca Telese a In Onda sul rischio di arrivare al 2027 senza aver concluso, rispondeva: "Ci sbrigheremo a fare il programma da settembre". E il 23, al Foglio, la scansione diventava più impegnativa: sulle primarie "decideremo con gli alleati a settembre, dopo il programma". A settembre, dunque, il programma era preliminare ad altre decisioni. Il 22 agosto, a Milano Finanza, ripeteva: "A settembre discuteremo di tutto il programma con gli alleati, anche della questione fiscale". E il ritornello: "Non partiamo da zero".
Poi settembre arriva davvero. L'8, alla festa di Avs, la leader dem spiega che bisogna "anzitutto" affinare il programma comune, partendo dalle proposte su salario minimo, congedo paritario e orario di lavoro: "Prima il programma e poi decideremo insieme". Il 13, a Reggio Emilia, chiede di "accelerare sul programma"; il 19, a Foligno, ripete: "Prima il programma comune". Il 26, da Ventotene, propone un percorso partecipato. Il 30, in segreteria, si discute su chi debba sedere al tavolo: non soltanto Pd, M5s e Avs, anche i centristi. L'avvio del confronto si sposta verso la fine di ottobre.
Ottobre offre un altro giro di annunci. Il 2, in direzione, Schlein dice: "Noi siamo pronti. Possiamo partire anche subito. Basta che siamo tutti e basta che non partiamo da soli". Il 4 Francesco Boccia indica il nuovo inizio: "Sul programma iniziamo a ottobre". Il 5 Stefano Bonaccini chiede di scriverlo "in qualche settimana". L'8 Conte propone di riunirsi subito dopo le assemblee dei partiti. Il 10, alla festa del Manifesto, emergono due calendari: Schlein punta al programma comune "entro la fine dell'anno"; Conte sostiene che, con un confronto serio, "in un paio di settimane si chiude il programma". Stessa parola d'ordine, tempi diversi. Il 18, all'assemblea Pd, Schlein annuncia che "ora manca un miglio" e cita una risoluzione comune di 21 punti: non il testo complessivo. Il 20, dopo un incontro con Fratoianni: "Fateci lavorare e il programma arriverà presto". Il 23, a Montepulciano, Franceschini chiede un'intesa su una decina di punti entro novembre; il 25 Igor Taruffi indica la chiusura "entro l'anno".
E poche ore dopo arriva l'ennesimo "faremo in fretta" di Schlein. Dall'avvio promesso a settembre alle chiusure previste in due settimane, a novembre o dicembre, il calendario cambia. Le divergenze fra gli alleati, a cominciare dall'Ucraina, rendono comprensibile la necessità di trattare; l'allargamento ai centristi aggiunge interlocutori. Ma una trattativa non è un programma pronto. Dopo quattro mesi di "tra poco", la distinzione è diventata il centro della storia.