gran milano
La sforbiciata alla Sanità fa imbufalire persino il mite Bertolaso
"Tagli insostenibili anche per la Lombardia". L’assessore al Welfare denuncia la sottrazione di 750 milioni in due anni e teme che saltino investimenti, Case di comunità e interventi sulle liste d’attesa. Rozza attacca il governo: "Non ha mai collegato i finanziamenti al rapporto col pil"
5 NOV 26

Quando il 14 ottobre scorso, il Consiglio dei ministri ha dato il via libera definitivo alle intese sull’autonomia differenziata – cavallo di battaglia della Lega, intesa quella dei governatori – per le regioni Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria, coinvolgendo anche ambiti come la tutela della salute, il presidente Attilio Fontana di certo non si aspettava di doversi pochi giorni dopo misurare con una scelta politica opposta, cioè i tagli alla Sanità decisi nella legge di Bilancio di un governo amico. Proprio mentre da Roma scattava la tagliola sui fondi per la Sanità lombarda, Fontana e Guido Bertolaso erano impegnati in un forcing per aprire le nuove Case di comunità in molte delle province lombarde, per l’apertura del nuovo padiglione Sforza del Policlinico (800 posti letto, 26 sale operatorie) e delle nuove strutture sanitarie di Niguarda (Banca degli occhi, Centro per la formazione chirurgica avanzata), e impegnati a elaborare il nuovo regolamento per le liste d’attesa (calvario di ogni amministrazione regionale, e di quella lombarda in particolare, stante la cronica in efficienza di Aria). Ed è singolare che sia toccato proprio all’uomo più misurato della giunta Fontana (privo di eccessi leghisti), cioè Guido Bertolaso, assessore al Welfare, aprire i cahiers de doléance: “L’atteggiamento delle altre regioni è davvero imbarazzante, in nessuna parte del mondo, sia in famiglia, sia in ambito imprenditoriale, nelle istituzioni accade che alla fine del mese di ottobre qualcuno s’inventi un taglio e ci si chieda di lasciare 250 milioni del bilancio 2026 sul tavolo per le esigenze di altre regioni. Una scelta incostituzionale e imbarazzante che penalizza le regioni virtuose a scapito delle altre”.
Una critica al governo ma soprattutto alle regioni del sud. “Noi abbiamo l’esercizio finanziario, abbiamo degli impegni che vanno rispettati, dobbiamo pagare il personale sanitario che sta lavorando giorno e notte, stiamo facendo il lavoro sulle liste di attesa, insomma dovremmo rinunciare alle nostre responsabilità perché qualcuno sostiene di essere pagato meno di Regione Lombardia”, ha sbottato Bertolaso. Poi un messaggio forte sul sistema sanitario nazionale: “Noi aiutiamo tutti i giorni i nostri connazionali che vengono in Lombardia da altre regioni per farsi curare e trovare quelle risposte di cui hanno diritto, come dice la Costituzione. Una cosa è ragionare, altro è trovarsi di fronte al ricatto che ci mette in difficoltà”. Bertolaso non demorde: “Credo che i tagli previsti alla Sanità, in questa fase, siano davvero insostenibili per tutte le regioni e anche per noi. Alla Lombardia, rispetto all’anno precedente, arriverebbe un taglio di mezzo miliardo di euro e questo significa non riuscire a completare il lavoro sulle liste d’attesa, terminare le Case e gli ospedali di comunità, incentivare il personale sanitario a lavorare nel pubblico come stiamo cercando di fare”.
Dunque la contabilità toglierebbe alla Lombardia 250 milioni sul bilancio 2026 e altri 500 sul conto del 2027. Che fare? “Noi da un lato ci attrezziamo per gestire i numeri che sono usciti dal Consiglio dei ministri, dall’altro faremo di tutto perché questo stanziamento venga migliorato. Speriamo che durante il dibattito della Finanziaria ci siano dei cambiamenti che ci permettano di programmare anche per il 2027”, conclude l’assessore al Welfare. “Sono felice della buona fede e della fiducia di Bertolaso – replica Carmela Rozza, consigliere regionale del Pd, che conosce molto bene il mondo della sanità – ma sono convinta che il governo metterà la fiducia e così passerà la finanziaria scritta da Palazzo Chigi. Il governo Meloni ha continuato a tagliare la Sanità perché non ha mai collegato questi finanziamenti ad un rapporto virtuoso col Pil e così non abbiamo recuperato nemmeno l’inflazione. C’è poi il tema che se non aumenti il fondo sanitario gli stipendi non crescono e quindi dici ai lavoratori: arrangiatevi. In molti scelgono di fare i gettonisti perché pagano meno tasse e hanno meno responsabilità”. Altri invece vanno a lavorare in Svizzera per guadagnare molto di più. Sulla querelle con le regioni del sud Rozza ha un’idea diversa: “Non è che se io, regione del sud, chiedo più soldi me li deve dare il nord. Tanto è vero che l’aumento del fondo nazionale chiesto dalle regioni era di 5 miliardi. Quindi il maggiore finanziamento al sud non è chiesto a danno del nord, è il governo che ha scelto di penalizzare il nord. Dando una picconata all’autonomia differenziata che al sud (e non solo ndr) fa sempre venire l’orticaria”, conclude Rozza.
Tra una decina di giorni il testo della legge di Bilancio approderà in commissione alla Camera e lì riprenderà l’assalto alla diligenza. Attilio Fontana spera nella sua moral suasion sul ministro delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, col quale c’è una profonda sintonia politica. Ma non rinuncia a dire la sua: “Questa Manovra è figlia dei tagli dei governi del passato, i governi dal 2011 al 2019, apro e chiudo una parentesi: tutti di centrosinistra”.